Legno e corallo per il “Cristo nero” tabarchino

A Carloforte procede con passione il progetto dell’associazione dei Cristezzanti per portare nell’isola la tradizione ligure dei “Cristi” in processione

di Nicolo Capriata

I “Cristezzanti Carloforte”, proprio così si chiama l’associazione isolana che si è costituita per portare avanti la secolare tradizione dei “Cristi” liguri portati in processione, sta facendo dei notevoli balzi in avanti. Lo scorso lunedì alla presenza del sindaco, del nuovo parroco, don Andrea Zucca, e delle autorità militari ha inaugurato la nuova sede sociale. È stata anche l’occasione per collegarsi via internet con la comunità ligure di Multedo dove giace una ricca e originale documentazione su Tabarca e per mettere in mostra il corallo donato da alcuni pescatori da porre sulla croce. “La strada è ancora lunga per costituirci a tutti gli effetti – ha spiegato Andrea Luxoro, animatore del gruppo – perché ci dobbiamo ancora costituire sia dal punto di vista civile e il che la cosa è facile, che dal punto di vista religioso e qui la cosa è un po’ più lunga. Per fondare una confraternita è necessario seguire le norme del diritto canonico. Ci faremo aiutare e accompagnare dal nostro parroco don Andrea”. Sicuramente le confraternite dei Cristezzanti sono una tradizione ligure ma erano presenti anche sull’isolotto di Tabarca, abitato da liguri. Tra i Cristezzanti di Tabarca si sono trovati nel 1722 un Pasqualino Luxoro e un Rosso Bartolomeo, antenati dei colonizzatori che fondarono Carloforte. In una sorta di comunicato è stato descritto come sarà “Il Cristo di Carloforte. Il Tabarchino” come l’hanno chiamato “il Cristo processionale – vi si legge – che desideriamo per Carloforte sarà un Cristo nero dello stesso incarnato del simulacro della Madonna dello Schiavo. Racconterà nei suoi elementi costitutivi le vicende del popolo tabarchino di Carloforte. Custodirà il corallo simbolo del sacrificio dei corallari di Tabarca, l’armeggiatura della crociera ricorderà l’Astragalus maritimus morris, pianta endemica esclusiva dell’isola di San Pietro, ed in ciascun cantu (ossia i tre bracci superiori della croce) troveranno posto le figure dei santi patroni di Carloforte: la Madonna dello Schiavo, San Carlo e San Pietro. Sulla crociera verranno incassati pezzi di legno provenienti dalle comunità tabarchine del Mediterraneo”. L’ottima iniziativa che abbraccia fede e storia è sorta anche col compito di chiamare alla raccolta il mondo giovanile isolano, sia dal punto di vista sociale che culturale. Il progetto ha sicuramente bisogno anche di un sostegno finanziario da parte di enti e di privati. Qualcuno già si è fatto avanti, ma si attendono fiduciosi ulteriori donazioni: per realizzare “il Tabarchino” occorrono davvero molte risorse.

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