La fraternità riscoperta, cambiare è possibile

ACLI - PM

Continuiamo a interrogarci a più voci sul come vivere questo tempo eccezionale. La pandemia, i cui effetti ancora ci accompagnano, ci ha costretto ad uno sguardo nuovo sul mondo. Alcune indagini sociologiche ci dicono che è aumentato il bisogno della preghiera, la ricerca di una risposta non banale alle grandi domande della vita. Abbiamo rimesso in discussione elementi che davamo per scontati, ci siamo resi conto che, volendo oltre che potendo, possiamo cambiare il nostro comportamento: quando si è costretti si fanno cose altrimenti impensabili e impedite dalla pigrizia di cambiare. Ora però che la costrizione sta venendo meno, cosa ci rimane di questa esperienza: azioni condotte per malavoglia, per obbligo di legge? Oppure la consapevolezza che abbiamo finalmente imparato quanto sia importante l’igiene, il rispetto delle regole e delle distanze, quanto sia prezioso il silenzio, il tempo lungo della riflessione e il dolore della lontananza?
Dalle nostre parti, bene ricordarlo, non abbiamo sofferto gli effetti del virus in quanto tale, i numeri sono impietosi e ce lo ricordano. Però abbiamo comunque sofferto, meglio dire condiviso, le conseguenze e gli effetti collaterali di questa emergenza, grazie ai quali abbiamo riscoperto la solidarietà del fare per gli altri: un esempio pratico ci arriva da come in ogni paese, in tante case, comunità, parrocchie, associazioni, ci siamo inventati nel cucire mascherine, riscoprendo l’arte del cucito per aiutarci vicendevolmente nella protezione. Abbiamo messo l’accento sul noi, sulla fraternità e la solidarietà. Al contrario di una società dove invece sembra sempre prevalere l’accento sulla prima persona, quel “io” che avrebbe potuto significare sviluppare egoismo, isolamento, solitudine e freddezza.
Come accade spesso, quando ti manca il calore dell’amore è allora che ne comprendi davvero la forza. Nel nostro piccolo, la prima lezione che ci lascia questo tempo è la riscoperta della bellezza dello stare insieme, nel lavorare per gli altri giusto quando sei obbligato alla clausura. E così, in questi momenti di recuperata libertà, ti viene da pensare alla gioia di riscoprire la comunità che si riunisce a messa, al poter sedere alla stessa tavola dei tuoi cari che, in tanti casi, per un paio di mesi hai visto solo sullo schermo di un telefonino. Ma il pensiero va pure a chi questa libertà non ce l’ha o l’ha persa, nel silenzio quotidiano di una cella, nella camera di un ospedale, nella solitudine di chi ha perso tutto, pensieri che devono farsi azione sociale, impegno civile, sale per la politica.

Giampaolo Atzei
@JuanpAtz

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