Anche con la mascherina, la gioia della messa

 

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Parrocchie e Fase 2, tra misure igieniche e posti contati in chiesa, riparte la vita delle comunità della nostra diocesi

di Valeria Carta
foto di Efisio Vacca

Arrivato e superato il 18 maggio, sembra già tempo di bilanci rispetto alla fase due della Chiesa. Nel tentativo di districarsi tra dispenser di gel igienizzante e mascherine obbligatorie, i parroci, che aspettavano da tempo a braccia aperte i propri fedeli, oggi beneficiano della gioia, finalmente, di celebrare la liturgia con il proprio popolo.
Intanto dall’altra parte, se tra alcuni praticanti sembra prevalere una certa diffidenza, nella maggior parte dei casi poco o niente, nella vita di relazione della Chiesa, sembra essere cambiato. I fedeli hanno manifestato una grande voglia di tornare alla vita sacramentale, tanto che molti sacerdoti hanno registrato un’affluenza quasi doppia rispetto al normale per i primi giorni dalla ripresa. Questa è anche l’esperienza di don Franco Pometti, parroco di San Paolo e amministratore parrocchiale del Sacro Cuore a Iglesias. Senza apportare grosse modifiche agli orari classici, la parrocchia iglesiente ha ripreso le celebrazioni con la solita formula e con i fedeli che hanno risposto in maniera ordinata e rispettosa alle regole.
Esattamente come nel periodo di lockdown, quando, sospese le celebrazioni “siamo stati alla legge”, con la ripresa delle liturgie pubbliche, nessuna delle norme di comportamento previste all’interno delle chiese sembra essere stata trascurata. “La nostra chiesa era chiusa ma non vuota”, ha sottolineato don Franco, ricordando come le celebrazioni siano state trasmesse sulla pagina facebook creata ad hoc. Con i 60 posti disponibili a San Paolo e i 35 nella chiesa del Sacro Cuore, il parroco non appare spaventato dalla nuova situazione, ma anzi, proiettato verso il prossimo futuro. La parrocchia ha una lunga tradizione nell’organizzazione di attività estive per bambini e ragazzi, come il Grest, che ogni anno coinvolge giovani e volontari in un’esperienza unica di comunità all’insegna del servizio. In attesa di più chiare disposizioni da parte del governo centrale e della Chiesa stessa, “la buona volontà” per organizzare comunque un piccolo ritrovo per i mesi più caldi dell’anno, sembra esserci tutta, anche e soprattutto da parte dei volontari. Se pur la condizione attuale non consente di fare pronostici, le premesse sono beneauguranti per riprendere la vita di sempre, ovviamente con qualche cautela in più.
Il viaggio tra le realtà diocesane iglesienti ci ha mostrato una Chiesa “adattiva” che non si rassegna, ma anzi si reinventa per arrivare a tutti. E mentre i parroci invitano ad “abbracciare questa croce per abbracciare la volontà di Dio”, tra paure e diffidenza generale, la vita delle comunità sembra riprendere il proprio ritmo solito. Tra le celebrazioni di questi giorni, il primo grande banco di prova è stato la festa di Santa Rita da Cascia che, storicamente, attira nelle chiese, numerosi fedeli. Nella parrocchia Beata Vergine di Valverde prova più che superata. I fedeli si sono autonomamente distribuiti tra le varie celebrazioni disponibili, senza creare alcuna affluenza, in particolare per quella che è stata la celebrazione solenne, delle ore 19. Stesso copione per il tanto atteso primo week end di celebrazioni, dove un po’ dovunque, il popolo di Dio ha saputo distribuirsi tra la vasta offerta di orari disponibili. Per tanti un vero e proprio ritorno a casa. “Dopo essere stati via per tanto tempo, Gesù ci aspettava sulla soglia della porta”. Il rientro in chiesa è stato un momento nel quale finalmente rivedere i fratelli in Cristo con i quali, per due lunghi mesi, si erano avuti solo rapporti virtuali. Mentre tra le fasce adulte, non sono mancanti nemmeno gli over 60, bambini e adolescenti, complice la chiusura delle attività di catechismo, sembrano essere i grandi assenti. Nonostante questo, continua l’attività di catechesi a distanza, soprattutto per le classi che quest’anno avrebbero dovuto ricevere il sacramento dell’Eucarestia e della Confermazione.
Mentre si cercano di prendere ancora le misure con questa sfida sanitaria che il 2020 ci ha offerto, tra mascherine e gel igienizzanti, il popolo di Dio sembra aver trovato una nuova dimensione attraverso la quale vivere in comunità, nonostante tutto, la propria fede.

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