“Fotodipinti” ispirati all’arte di Rothko

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Inaugurata a Iglesias presso la sede dell’associazione Remo Branca in via Roma la nuova mostra delle opere di Santina Madeddu

di Giulia Loi 

 

Sarà visitabile per tutta l’estate la mostra di “Fotodipinti” di Santina Madeddu, socia dell’Associazione “Remo Branca” di Iglesias. Inaugurata il 16 luglio presso la sede dell’associazione in via Roma a Iglesias, l’esposizione racchiude una serie di opere dell’artista, dalla biografia variegata: insegnante per tanto tempo, psicologa dopo la pensione, ha sempre rincorso l’arte tramite la fotografia, arti plastiche e arti visive. Sempre presso l’associazione Remo Branca ha infatti presentato una mostra di fotografie, in bianco e nero e in tonalità klein blue, e in futuro presenterà una serie di fotografie di volti, ritratti che subiranno una modifica digitale con effetti particolari. La mostra appena inaugurata racchiude una serie di realizzazioni digitali “dipinte” con il mouse, con colori associati in maniere e forme diverse. L’ispirazione viene dalle opere di Markus Rothko, pittore statunitense, tra i rappresentati della corrente artistica che viene definita “espressionismo astratto”, tipicamente americano e diffusosi successivamente alla Seconda guerra mondiale. La tecnica di Rothko consisteva nell’effettuare grandi pennellate di colore, sovrapponendo strati e strati di pittura con movimenti orizzontali, su grandi tele. Le opere di Santina Madeddu, benché più piccole e realizzate digitalmente, richiamano la stessa tecnica, unendo diversi colori in forme di volta in volta diverse. Tutte le opere sono volutamente senza titolo, perché “ognuno vede dentro quello che vuole e che sente” ha detto la stessa artista, che anche in questo concetto si ispira direttamente al suo maestro statunitense. Si tratta di una serie di lavori selezionati su un numero molto più grande, svolti nel corso di diversi anni. “Sono le opere a porre domande all’osservatore, inducendolo a meditare” ha spiegato ancora l’artista, “è l’osservatore a decidere cosa l’opera vuole dire e vuole rappresentare”.  

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