Domenica delle Palme: Uniti nella comunione della preghiera

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Nella cattedrale di Santa Chiara a Iglesias, la celebrazione “senza popolo” della Domenica delle Palme con il vescovo Giovanni Paolo

di Valeria Carta

Ormai, dopo quasi un mese, dovremmo essere abituati a sentire parlare di messe in diretta facebook o in streaming. Eppure forse nessuno credeva che saremo arrivati a tanto: anche le celebrazioni pasquali sarà possibile seguirle solo tramite i media.
È nella domenica delle Palme che anche il vescovo di Iglesias ha scelto di sbarcare sul web, trasmettendo su facebook la celebrazione domenicale che apre ufficialmente i riti della settimana santa. Dalla cattedrale cittadina, infatti, Mons. Giovanni Paolo Zedda ha officiato la solenne liturgia, momento intenso, donato a una comunità che sta scoprendo e riscoprendo la propria fede.
Nel ripercorrere le tappe della passione secondo Matteo, il vescovo si è soffermato su ognuna delle fasi che hanno segnato il calvario di Cristo. Ogni passo verso quella croce è stato un passo di dolore, esattamente come oggi quello di tanti fratelli e sorelle che affrontano la loro lotta personale un po’ per volta.
La celebrazione ha preso avvio dal fondo di una chiesa deserta. Ad attraversare la navata solitaria il vescovo e pochi sacerdoti in ricordo dell’ingresso trionfante di Gesù a Gerusalemme. “Siamo in pochi ma non siamo soli”, queste le parole d’apertura di una celebrazione tra le più importanti dell’anno e che questa volta assume una valenza tutta particolare dettata dal periodo di grande criticità che stiamo attraversando.
Monsignor Zedda ha ricordato quanto, nonostante l’impedimento fisico, “siamo un’unica chiesa”, formata da tutti i battezzati che si vogliono unire spiritualmente. “Sappiamo che il Signore ci ama non solo singolarmente ma anche come popolo, come sua chiesa”, ha proseguito il vescovo ben consapevole che in questo momento tutti “vogliamo tenerci presente l’un l’altro”, e soprattutto vogliamo essere in comunione di preghiera con tutti coloro che sono nella sofferenza, a casa, negli ospedali, nelle carceri, per strada, dove ancora tanti senza fissa dimora passano le loro giornate.
Nella domenica che apre alle meditazioni sulla passione di Cristo, abbiamo la possibilità di far diventare questo “noi” ancora più grande, possiamo elevarlo ad una dimensione d’eternità che è quella che ci regala Dio, con la possibilità di metterci “nei panni di Gesù”. Senza dimenticare però che per primo Cristo ha voluto sperimentare la condizione umana, si è fatto “in tutto simile a noi fuorché nel peccato”.
E oggi che, purtroppo, è l’umanità intera a patire un’unica grande sofferenza, Dio non si nasconde. Spesso si pensa che la croce di Cristo sia qualcosa di lontano, di astratto, quasi come se Dio ci dovesse parlare attraverso una visione e non nella vita di tutti i giorni. Ma è chiaro che Egli ci parla nella realtà della nostra esistenza con fatti concreti. E se questa strana storia che sta scrivendo sembrerebbe fine a sé stessa, essa tuttavia parla al cuore di ognuno di noi. Pur nell’isolamento sociale, infatti, tutti ci sentiamo quel malato, quel disoccupato, quella persona sola. Abbiamo raggiunto un grado di empatia tale che quasi annulla ogni differenza e ci riporta li dove tutto ha inizio: ai piedi di una croce accolta per Amore.
Come ha ricordato il vescovo, questo deve essere il momento in cui non dimentichiamo di testimoniare la carità “a partire dalle nostre famiglie”. L’invito rivolto a tutti i fedeli è stato quello di chiedere al Signore che “faccia crescere e purifichi la nostra fede in Lui” con un orecchio attento a quella chiamata a “seguirlo nella fedeltà anche nei giorni della prova”.

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