Il cappellano dell’ospedale, conforto e preghiera per tutti

Don Luigi Sulas, direttore diocesano della Pastorale della Salute, racconta in un’intervista la sua esperienza di servizio come cappellano dell’ospedale

di Giampaolo Atzei

Nel pieno dell’emergenza Covid-19, gli ospedali sono la frontiera della lotta all’infezione. Sebbene il nostro territorio diocesano pare appena lambito dalla pandemia, in Sardegna emerge la grave situazione di Sassari e alcuni focolai sin giù nel vicino Medio Campidano. Il personale sanitario rimane quello più esposto, con il particolare caso della nostra isola dove le percentuali di contagio tra medici e altri sanitari rimangono sopra le medie nazionali. Riservati ed amati punti di riferimento in questa delicata situazione sono i cappellani degli ospedali; ne abbiamo parlato con don Luigi Sulas, direttore dell’Ufficio diocesano della Pastorale della Salute e cappellano all’ospedale Sirai di Carbonia.

DOn Sulas 1
Don Luigi, quale cammino l’ha condotta sino all’attuale impegno diocesano nella Pastorale della Salute e come cappellano del Sirai?
Come ogni sacerdote nel mio ministero ho sempre ritenuto un impegno fondamentale la visita agli ammalati. Talvolta parlando con i miei confratelli ho espresso il desiderio di fare un’esperienza come cappellano ospedaliero o una casa di riposo, poi il primo novembre del 2015 Mons. Giovanni Paolo Zedda mi nominava cappellano del presidio ospedaliero del Sirai e parroco di S. Camillo del Lellis, patrono degli ammalati, degli ospedali e degli infermieri. L’undici febbraio 2018 mi ha poi nominato direttore della Pastorale per la Salute, sostituendo il compianto don Silvano Cani. La formazione vera e propria è avvenuta sul campo e soprattutto partecipando ai numerosi incontri e convegni in tutta Italia proposti dall’Ufficio nazionale della Pastorale della Salute dove, con altri cappellani provenienti da tutte le regioni, oltre che ascoltare autorevoli relatori confrontiamo le varie esperienze.
Come si svolge il servizio del cappellano in una struttura sanitaria?
La presenza del cappellano in una struttura sanitaria è di massima importanza. Il mio servizio di cappellano si svolge recandomi tutti i giorni in ospedale per la visita e la comunione ai singoli malati, per le confessioni e spesso per le Unzioni degli infermi, e per la celebrazione della Santa Messa. Bisogna notare che la cappella dell’ospedale è all’esterno e questo impedisce ai degenti o al personale di partecipare all’Eucarestia. Il sabato e la domenica vengo affiancato da alcuni ministri straordinari della Comunione. Inoltre tutti i giorni mi reco nella camera mortuaria per la benedizione delle salme e il conforto ai parenti dei defunti. Durante l’arco della giornata mi rendo disponibile per le urgenze.
Quali emozioni e preghiere un cappellano raccoglie dalle persone che incontra?
Quando fui nominato cappellano pensavo che il mio servizio fosse rivolto soltanto agli ammalati. Invece mi sono reso conto di quanto abbia bisogno il personale di una parola di incoraggiamento e quanto è importante la presenza del cappellano nei confronti dei parenti delle persone ricoverate. La figura del cappellano è una figura apprezzata dal personale, dagli ammalati e dai familiari. Tutti i giorni ricevo richieste di preghiere, di benedizioni. Racconto un’esperienza del tutto personale ma che voglio condividere. Fino a pochi anni fa al Sirai c’era il reparto di ostetricia e maternità e mi recavo quotidianamente anche lì, per salutare il personale e per ringraziare il Signore per il dono di una nuova vita, fra tanti momenti tristi questo era sicuramente uno dei più gioiosi.
Come si sta vivendo l’emergenza Covid-19 nella nostra sanità?
Per quanto riguarda il nostro presidio ospedaliero, nonostante i casi di contagio siano stati pochi, il personale sta vivendo questi momenti con molta preoccupazione. La nostra struttura infatti non potrebbe ospitare tanti contagiati, perché il nostro ospedale non dispone di reparti di rianimazione molto capienti.
La pandemia ha imposto disposizioni molto rigide, in ospedale com’è cambiato il servizio del cappellano?
Per tutti noi sacerdoti questa pandemia, poco per volta, ci ha portato a numerose restrizioni, fino al punto che la celebrazione eucaristica si svolga a porte chiuse senza la presenza dei fedeli, cosa che rende tutto molto freddo e triste. Sarà così anche per i riti della Settimana Santa. Anche per me cappellano è cambiato tutto, per consiglio del Direttore sanitario non posso più recarmi in ospedale liberamente, ma solo quando vengo chiamato per i casi d’urgenza. Manca quel contatto personale con gli ammalati e con il personale, a cui accennavo prima, la cosa fondamentale nel ministero del parroco e del cappellano.
Un pensiero personale per tutta la diocesi da direttore della Pastorale della Salute.
Faccio mie parafrasandole un po’ le parole del Santo Padre che ci ha rivolto venerdì scorso durante la preghiera straordinaria da Piazza San Pietro. Ci troviamo nel mezzo di una grande tempesta improvvisa e furibonda e gridiamo insieme al Signore che sembra dormire: “Non ti importa che moriamo”? Gesù, oltre a rimproverarci per la nostra poca fede, ci assicura la sua presenza pasquale vittoriosa sul male e sulla morte. Pertanto anche se il nostro cuore è triste per quanto sta avvenendo allo stesso tempo è fiducioso in Lui che non abbandona mai il suo gregge.

Sirai

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