Chiara: nascondimento o visibilità?

La testimonianza, l’ascolto dei poveri, la presenza nel mondo alla luce della vocazione monastica

a cura delle Sorelle Povere di S. Chiara del Monastero Beata Vergine del Buon Cammino – Iglesias

particolare chiara copiaCome figlie di Santa Chiara, nella nostra formazione permanente, studiamo e approfondiamo i diversi aspetti della nostra spiritualità e in particolare il carisma della nostra Madre, anche cogliendo l’occasione degli appuntamenti più importanti dell’anno liturgico. Anche quest’anno ci siamo preparate alla solennità di Santa Chiara dell’11 agosto con una novena di meditazione e preghiera, in cui abbiamo offerto ai fedeli spunti di riflessione a partire dalla vicenda umana e spirituale della santa di Assisi. Questa volta abbiamo voluto confrontarci con temi meno scontati della spiritualità di Chiara, temi attinenti anche al contesto attuale della storia e della società: Chiara e la Chiesa perseguitata, Chiara e il forestiero, Chiara e l’emarginato, Chiara e la malattia, la povertà, la maternità, l’unità, il perdono…A questo percorso si sarebbero potuti aggiungere altri argomenti interessanti, come quello che ci suggeriva, quasi come una provocazione, un frate nostro amico in una sua lettera: “Chiara: nascondimento o visibilità?”.
L’interrogativo è stato posto per la prima volta da Papa Francesco il 16 maggio 2015, parlando alle monache di clausura di Roma. Egli affermava che “la vocazione monastica vive una tensione tra nascondimento e visibilità”, tensione vitale, tensione di fedeltà, cioè una vera e propria chiamata di Dio verso la vita nascosta (silenzio, raccoglimento e clausura per cercare costantemente il volto di Dio e approfondire il rapporto con Lui) e contemporaneamente la chiamata di Dio a “dare un segno” per la vita dei fratelli, una testimonianza di vita evangelica che sia leggibile dall’esterno. Il Papa non forniva “ricette” preconfezionate, faceva solo alcuni esempi di questa visibilità: accogliere e aiutare chi viene a cercare una parola di conforto e a volte anche qualcosa da mangiare, informarsi sulle notizie più importanti per sapere cosa succede nel mondo e cosa vive la gente, per pregare e “portare insieme i pesi gli uni degli altri”, offrire al Signore quella lotta che sosteniamo ogni giorno per convertirci costantemente al vangelo e per custodire la pace e l’unità tra di noi, a favore delle famiglie in crisi o separate… Tutto questo corrisponde perfettamente a quanto già viviamo nella nostra quotidianità qui sul Colle del Buon Cammino. Tuttavia il tema proposto dal Papa ci ha stimolato a una ricerca più approfondita del sentire di Chiara a tale proposito. Non vogliamo certo cercare in una donna del XII secolo interessi o atteggiamenti che culturalmente erano lontani dal mondo femminile del Medioevo o far dire a Chiara quello che mai lei aveva pensato. Vogliamo però entrare di più nel suo cuore, nel suo spirito, formato dall’ascolto orante della Parola di Dio e dagli esempi di vita di Francesco. Abbiamo riletto gli scritti di Chiara e – analizzandoli pazientemente – abbiamo evidenziato quanto lei dice sui due poli della “tensione”: nascondimento e visibilità.

Il tema del nascondimento viene affrontato soprattutto nella sua Regola del 1253 (La prima scritta da una donna!) nella quale dà disposizioni circa la clausura (criteri che regolano le uscite, gli incontri in parlatorio, i contatti epistolari, i rapporti con quanti entrano in monastero) e il silenzio da osservare nei diversi orari o ambienti del monastero. Per chi conosce le Fonti Francescane suggeriamo di leggere il capitolo XI e i numeri 2759, 2769, 2783-6, 2791, 2800, 2804, 2818. Emerge da tutte queste norme e sottolineature di Chiara – che vanno comunque inquadrate nell’orizzonte storico e culturale della vita religiosa femminile del tempo – che nel suo cuore non c’è un desiderio di perfezione ascetica, né la ricerca di una vita di sacrificio e penitenza fine a se stessa, come appare in altre spiritualità, ma una forte sollecitudine per custodire ciò che è prezioso nella sua e nostra vocazione: le condizioni per il dialogo interiore con Dio, per la contemplazione. Di qui l’invito a ridurre al minimo le parole, le “chiacchiere”, evitando ciò che non è essenziale o ispirato alla carità. Regolare perciò i contatti con l’esterno non tanto in senso quantitativo ma qualitativo. Tutto è permesso, ma con prudenza e maturità. Chiara, più che dettare norme rigide, fa appello continuamente al discernimento e al senso di responsabilità non solo di chi sta a capo (la Madre) ma di ogni sorella.
Per quanto riguarda l’altro polo della tensione cui si accennava, la “visibilità”, si può dire che da tutti gli scritti della nostra santa, emerge la chiara coscienza che lei aveva della valenza ecclesiale della vocazione sua e delle sorelle. Essa è una vocazione apostolica, che si inserisce col suo “proprium” nella missione della Chiesa. In particolare Chiara afferma che i frati e le sorelle sono stati chiamati per “rendere visibile nella Chiesa la povertà e umiltà di Gesù e della sua santissima Madre”. Quindi non “parlare” della povertà ma viverla, incarnarla, riportandola davanti agli occhi degli uomini (FF 2841). Soprattutto dal Testamento si può dedurre come Chiara fosse ben consapevole che la Chiesa è un corpo in cui ciò che il cristiano fa o dice, si ripercuote sull’intero corpo, edifica o nuoce! (FF2884).
Chiara è sensibilissima al tema dell’esempio, che illustra spesso con l’immagine dello specchio: Cristo è specchio per Chiara e le sorelle; le sorelle di San Damiano sono specchio ed esempio per quelle degli altri monasteri e per “quelle che verranno” in seguito… (FF 2829); le Sorelle di tutti i monasteri lo sono per “quelli che vivono nel mondo” (FF2829); la Madre (Abbadessa) deve essere esempio di santità per le sue sorelle (FF2848); le sorelle, a loro volta, con l’esempio/testimonianza della loro unità, umiltà e carità reciproca sono di incoraggiamento per la Madre (FF2849); le Sorelle sono esempio/testimonianza convincente per lo stesso Francesco e per i suoi frati che le osservano (FF 2832); l’amore reciproco e le virtù devono essere visibili nelle sorelle per edificare, dentro e fuori del monastero (FF 2846-7) come già la profezia di Francesco annunziava (FF 2827).

Oggi forse noi parleremmo più volentieri di “testimonianza evangelica” che di “esempio”, termine di sapore più moralistico, però è chiaro il significato delle espressioni della nostra Santa: per essere “collaboratrice di Dio stesso e sostegno delle membra deboli e vacillanti del suo ineffabile corpo”, non basta vivere personalmente di fede/umiltà/povertà (FF 2886) ma occorre mostrare queste scelte di vita anche visibilmente, esponendosi addirittura al martirio (FF 3042) o comunque al disprezzo o rifiuto del mondo (FF 2832); essere quindi nella Chiesa segno indicatore della “via della beatitudine”, quella stessa scelta da Cristo. Chiara capisce che la posta in gioco è alta e non viene meno alla sua responsabilità nella Chiesa, giungendo fino a resistere al Papa che le propone uno stile di vita e di povertà più “ragionevole”.
Per Chiara tutto questo non era risultato di studio o ragionamento, ma frutto della Parola di Dio incarnata nella vita. Il suo amore per Cristo, vissuto nella contemplazione, si traduceva immediatamente in gesti concreti di carità e tenerezza verso le sorelle, i frati, i bambini che le venivano condotti, le persone più diverse che a lei ricorrevano. Questo era noto e visibile a tutti! Come non ricordare in particolare l’amore di Chiara per la sua città? Esso emerse in modo toccante soprattutto in due occasioni drammatiche. La prima fu nel 1240, quando truppe Saracene, al servizio di Federico II, entrarono nel chiostro di San Damiano con le peggiori intenzioni verso le sorelle. Chiara allora pregò non solo per le sue figlie, ottenendo da Gesù Eucaristia la promessa di una custodia perenne verso di loro, ma anche raccomandò al Signore la città di Assisi, che fu infatti protetta e difesa. L’anno successivo, Vitale d’Aversa, condottiero al servizio dell’Imperatore, mise Assisi sotto assedio e subito Chiara si impegnò insieme alle sorelle con la preghiera e la penitenza affinché la città fosse risparmiata… e le truppe nemiche lasciarono Assisi in modo miracoloso. Abbiamo il racconto vivo di questi episodi nelle testimonianze delle Sorelle al Processo di Canonizzazione di Chiara. Veniamo così a sapere che la nostra santa, per quanto vivesse nel nascondimento della clausura, veniva costantemente informata di quanto avveniva in città e prendeva a cuore le angustie dei suoi concittadini, si faceva carico insieme alle Sorelle del loro grido di aiuto davanti al Signore divenendo così “difesa e salvezza” per Assisi. Da secoli la città, memore e riconoscente, celebra ogni anno (22 giugno) la “Festa del voto” per essere stata liberata per merito della preghiera di Chiara!

Concludendo, ci sembra che Chiara stessa abbia risposto al nostro interrogativo: nascondimento o visibilità? Oggi, come allora, per una Clarissa l’essenziale è avere Cristo al centro della propria vita e ricapitolare tutto in Lui. Noi Sorelle Povere siamo impegnate prima di tutto nella vita interiore, in un cammino cioè di unificazione di tutta la nostra persona e di tutto ciò che viviamo in Cristo. Questa ricerca dell’unità è vissuta a vantaggio di tutto il mondo, degli uomini che oggi sono più che mai frantumati, divisi, dispersi e che spesso vivono senza un senso pieno la loro esistenza.
La nostra visibilità non è certo quella che offrono i moderni social (Facebook o altri) o quella dei dialoghi superficiali chattati qua e là, ma è quella dell’ascolto paziente dei tanti poveri che vengono a chiedere aiuto spirituale e materiale, ai quali doniamo una parola ispirata al vangelo… e talvolta un panino per saziarsi. Non ci è chiesta una visibilità mediatica, ma una testimonianza evangelica semplice, che si realizza attraverso i contatti quotidiani con l’esterno (familiari, amici, medici, operai, turisti di passaggio…). Il nostro sarà perciò un messaggio di pace, di sicura speranza, di misericordia che nasce proprio da quel “luogo” nascosto che non è tanto lo spazio garantito dalle mura della clausura, quanto quel costante, impegnativo lavorio della mente e del cuore che cerca Dio con desiderio incessante, che ascolta la Sua Parola e la accoglie per lasciarsene trasformare e trasfigurare fino a diventare – appunto secondo le parole di Chiara – specchio della Sua luce!

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