Carnovali, l’antico carnevale gonnesino

di Giulia Loi

L’associazione culturale “Sant’Andrea” di Gonnesa, nata nel febbraio del 2012 grazie a un gruppo di amici appassionati alla storia e alla cultura del proprio paese, svolge da diversi anni ricerche che vanno alla riscoperta di antiche tradizioni legate al ballo, all’abbigliamento popolare, e a tutti gli aspetti culturali di Gonnesa tra l’Ottocento e i primi del Novecento. Nel corso degli anni l’associazione ha raccolto capi d’epoca, fotografie, documenti d’archivio, che testimoniano l’uso degli abiti popolari, anche esposti in mostre e convegni. Molti eventi si sono tenuti in occasione di “Monumenti aperti” o altre manifestazioni culturali. A dicembre si è tenuto, ad esempio, un incontro in cui l’associazione ha promosso l’evento “Monte a Confronto” ospitando altri paesi della Sardegna, confrontando e esponendo l’evoluzione degli abiti tra Ottocento e Novecento. Da sette anni organizza anche la manifestazione “Ballus a S’Antiga”, appuntamento fisso dell’estate di Gonnesa, per far conoscere al paese diverse realtà musicali e dell’abbigliamento della Sardegna.

In questo ampio ambito di ricerca di tradizioni e di antichi costumi, l’associazione da alcuni anni raccolto numerose informazioni su quello che era il tradizionale carnevale di Gonnesa. Una tradizione che non si svolge ormai da parecchi anni, ma che nella memoria degli anziani è ancora viva. Nella tradizione locale infatti il martedì grasso veniva svolgo il processo e la condanna a morte di Carnovali, un fantoccio colpevole, secondo la tradizione, di aver sedotto le donne del paese. Il “colpevole” veniva modellato con paglia e arbusti, posizionato su un carretto ornato a festa e trainato da un asino. Si formava un vero e proprio corteo, capitanato da un “prete”, seguito dalle “donne” che Carnovali aveva sedotto – in realtà uomini vestiti da donne – che mostravano la loro disperazione per il processo al loro uomo, insieme ad altri tipi di maschere, “Sa Gattu” e “Mustaioni”. Il corteo si concludeva nell’attuale piazza Asquer – precedentemente chiamata “Sa Pratza de is Ballus”, il processo sentenziava la morte sul rogo del fantoccio. Dopo il rogo, iniziava la vera festa accompagnata dalla musica delle “launeddas” e dell’organetto, fatta di balli, canti e cibo – soprattutto pane fritto in olio di lentisco e frittelle dolci. La festa poteva proseguire in sale private fino al mattino successivo, e le ceneri del rogo venivano divise tra gli abitanti e sparse sui campi. Informazioni, queste, reperite non solo dalla memoria popolare ma anche da alcune fonti scritte, tra cui il libro di Luisa Orrù “Maschere e doni, musiche e balli – il carnevale in Sardegna” che parla di varie tradizioni nei balli o di figure mascherate. Curioso anche un manoscritto del 1907 rinvenuto a Gonnesa che racconta, in maniera romanzata, della nascita del “Carnovali”.

“Abbiamo ripreso questa tradizione dallo scorso anno” spiega uno dei fondatori dell’associazione, Oscar Sanna “che ormai a Gonnesa non si svolge da quaranta, forse cinquant’anni. Ci sono molti elementi simili agli altri carnevali della Sardegna, come la maschera di Sa Gattu, o gli uomini in abiti femminili; anche il fantoccio bruciato e utilizzato come capro espiatorio dei problemi di tutti”. Oggigiorno non viene più svolto il corteo, ma vengono riproposti le maschere e il rogo del fantoccio. Il “carnevale gonnesino” quest’anno si terrà il 5 marzo.

Foto di Fatima Cancedda

Da “Sulcis Iglesiente Oggi”, n° 8 del 3 marzo 2019

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