Carloforte, estate da record nonostante la caccia all’untore

Soddisfazione per l’andamento della stagione nell’isola, finalmente arrivata l’ambulanza India con a bordo un infermiere specializzato 24 ore su 24

di Nicolo Capriata

Da dove si può cominciare per parlare di alcune settimane in cui Carloforte, nel bene e nel male, si è vista balzare, causa covid-19, con caratteri cubitali agli onori della cronaca? Dagli effetti che ha prodotto tanta vigorosa insistenza, con risvolti sul piano turistico, o dalle reazioni dei carlofortini e non e delle istituzioni? Diciamo subito che la scoperta di alcuni casi di coronavirus a Carloforte ha scatenato in molti non carlofortini un eccesso di giudizi negativi (per non dire offensivi) sul web e sulla stampa: Carloforte e i carlofortini sono diventati gli untori del terribile male. Il sindaco è dovuto intervenire più volte attraverso comunicati stampa per correggere i tiri non proprio coretti (o mancini?) di certi interventi sulla carta stampata e no. Carloforte forse da fastidio a molti, non fosse altro per i suoi flussi turistici, tanto che molti hanno sottolineato il fatto con una (mal)celata compiacenza. Senonché, quasi per una nemesi salvifica il covid-19 si è diffuso piano piano in Costa Smeralda e tutta la Sardegna è diventata la causa di tutti mali. In poche parole, alla Sardegna è esattamente accaduto con la penisola ciò che era capitato a Carloforte con l’isola madre. In molti hanno capito cosi quanti nocive sono state le tante parole dette a sproposito e certi atteggiamenti dei mass-media. Aspetti che comunque non hanno scalfito più di tanto l’afflusso turistico sull’isola. Diversi l’hanno abbandonata ma tanti altri, nonostante i “consigli”, a non mettere piede sull’isola sono arrivati. I traghetti sembrano le scale di un grande magazzino: tanti scendevano ma altrettanti salivano. Il turismo quindi nonostante tutto questo a Carloforte è andato più che bene, nessuno degli operatori si lamenta, anzi qualcuno già comincia a manifestare qualche stanchezza per il troppo lavoro. Del resto i numeri parlano chiari: quindicimila presenze nel mese di giugno, esattamente il doppio in quello di luglio; non ci sono ancora i dati del mese di agosto, ma se non saranno da record, poco ci manca. Carloforte insomma quantunque abbia sicuramente subito una pubblicità negativa si è confermata anche quest’estate il maggior polo di attrazione turistica. La sua bellezza, la sua cucina e le sue tradizioni sono state più forti del coronavirus e delle sue paure. Tra l’altro proprio venerdì sera il sindaco Tore Puggioni ha annunciato, in uno dei suoi soliti comunicati via streaming, che “la ASL ci ha comunicato che anche l’ultima persona tra quelle risultate positive ai test dei primi di agosto si è negativizzata”. Cosi Carloforte è diventato nuovamente un paese covid-free. Dei 17 casi che si erano verificati nei primi di agosto, grazie ai circa 1000 tamponi eseguiti con il sistema del “drive-through”, ossia il metodo di rintracciare le persone che sono state a contatto con individui positivi. Una piccola parentesi. Il coronavirus oltre a causare danni agli uomini ha inquinato la lingua di Dante (drive-through, lockdown, smart-working ed altri termini, ne sono un esempio).
In questi giorni, sul fronte sanitario – oltre a registrare l’assenza di persone infette da coronavirus – c’è da annoverare l’arrivo a Carloforte in pianta stabile dell’ambulanza India, ossia un mezzo operante 24 ore su 24 con a bordo un infermiere specializzato. Sono certamente due buone notizie che infondono una maggiore sicurezza nei carlofortini. Ma come accade sovente nella vita, risolto un problema ecco che ne spunta un altro. I giovani isolani che si devono recare all’estero per studiare, cosi come i numerosi marittimi che si devono imbarcare, sono costretti a sottoporsi ad un tampone. Tutto giusto e bene. Senonché per sottoporsi a questo esame devono andare lontano, molto lontano, si devono recare esclusivamente all’ospedale “Mater” di Olbia. Viaggio in traghetto a parte devono percorrere 311 chilometri. Una cosa che non sta né in cielo né in terra. Una assurdità. Come ha commentato Tore Puggioni, che si trova ancora un problema da affrontare.  È stato contattato in proposito l’Assessore Regionale alla Sanità con la speranza che riporti la situazione nella norma. Speriamo. A volte le stupidate sono difficili da rimuovere.

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