Carlo Acutis, la santità è una cosa possibile

Nel racconto di don Maurizio Mirai l’affetto della comunità parrocchiale della Vergine del Rosario in Villaperuccio per il giovane beato

di Valeria Carta

Nel momento in cui parroci e catechisti sono intenti a riorganizzare la formazione cristiana per i più piccoli, ecco che la storia ci mette davanti l’esempio di un giovane catechista beatificato solo pochi mesi fa. Stiamo parlando di Carlo Acutis, giovane della Milano agiata, che lo scorso 10 ottobre è stato beatificato ad Assisi, luogo che lui stesso aveva scelto per la sua sepoltura.
Il culto dei beati, secondo la tradizione della Chiesa Cattolica, è locale, ossia raramente assume una dimensione mondiale come sembra invece il caso di Carlo Acutis. È sufficiente un rapido click per vedere le numerose pagine, blog, siti e gruppi a lui dedicati. “Carlo ha talmente toccato il cuore delle persone da incentivare la nascita di gruppi di preghiera dall’America Latina all’Oriente”, ha precisato don Maurizio Mirai, parroco di Villaperuccio che da alcuni anni si è affezionato alla figura di questo giovane figlio di Dio. “È nato tutto all’interno del gruppo catechistico parrocchiale”, ha proseguito, “il loro entusiasmo mi ha fatto interessare a Carlo e a scegliere di valorizzare la sua figura soprattutto con i più giovani”. Una spia che si è accesa dai fedeli insomma, e che don Maurizio non ha esitato ad accogliere.
E sembra proprio che il piccolo seme stia crescendo. Carlo, come lo chiama affettuosamente don Maurizio, che ammette: “lo sento come un amico”, piace a tanti: bambini, ragazzi, adulti e sacerdoti. “È una figura molto semplice, accessibile, oserei dire normale, che mostra il volto di una santità possibile”. Tutto qui il segreto di Carlo Acutis, una quotidianità da giovane, amante della vita, che ha scelto consapevolmente di mettere al centro Cristo. «Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita». Poche parole che sintetizzano i 15 anni di vita di un giovane che aveva tutto, e fra il tutto di cui poteva disporre “ha scelto la parte migliore”.
“Carlo rappresenta per la nostra comunità un modello da seguire, un esempio a cui bambini e ragazzi possono volgere lo sguardo e trovare sostegno per andare avanti”. Ma sembra che la figura di questo giovane attragga la curiosità di chi “se pur lontano lo sente vicino”. Come ha ricordato don Maurizio “vicino e lontano” sono categorie relative, perché “dove vogliamo essere lo decidiamo noi”. Ma Carlo sembra interrogare tanti.
Nella parrocchia di Villaperuccio don Maurizio fa del suo meglio per fare in modo che le famiglie a lui affidate mettano al centro la preghiera perché soprattutto i bambini possano apprendere questa bella abitudine di “pregare con i genitori”. Questo grazie anche a “Carlo, che ci aiuta tantissimo con esempi concreti” ha aggiunto. E forse non poteva che essere così. Una parrocchia dedicata alla Vergine del Rosario scelta da un “marianino” come Carlo. Questo adolescente non ha fatto nulla di straordinario se non rispondere a quella chiamata d’amore che Dio rivolge ad ogni essere umano. Calato perfettamente nella storia del suo tempo, Carlo ha vissuto come un figlio di Maria domandandosi come “fosse possibile non rispondere all’invito di Fatima” che insiste ancora oggi sulla centralità preghiera. “Il suo modello serve per insegnare ai più piccoli che l’Eucarestia e il Rosario sono due elementi fondamentali per la vita del cristiano”, che possono essere raggiunti “a piccoli passi, in una gradualità che conduce alla santità”.
In occasione della sua beatificazione nella parrocchia del Sulcis è stata organizzata anche una veglia di preghiera conclusa proprio con l’Adorazione Eucaristica che era il centro della vita di questo giovane. Nonostante i tentativi di strumentalizzazione che inevitabilmente colpiscono queste figure moderne, “Carlo non è anacronistico”. “Questo giovane ci insegna che gli strumenti per la santificazione li abbiamo”, riconoscendo nell’Eucarestia e nel Rosario “il centro della nostra vita per attingere volontà e forza per fare tutto ciò che è necessario”. Carlo aveva compreso che questo era l’essenziale: “incontrare Cristo quotidianamente attraverso una preghiera semplice e oserei dire giovanile – ha precisato don Maurizio ¬– che aiuta a crescere nella fede”.
La sua figura essenziale viene spesso paragonata a quella di Francesco di Assisi, ma esattamente come lui, Carlo Acutis, che aveva senza dubbio maturato delle competenze umane e spirituali incredibili per la sua età, ci mostra come “la nostra meta deve essere l’Infinito, non il finito”.
Come direttore dell’ufficio catechistico diocesano don Maurizio sa che la sua parrocchia non è l’unica della diocesi ad essersi affezionata a questa figura di beato, anche per questo si fanno progetti futuri, nella speranza di portare in diocesi la Mostra dei Miracoli Eucaristici, non appena finirà la pandemia. La parrocchia di Villaperuccio ha ricevuto in dono anche un’icona che raffigura Carlo Acutis e che ne alimenta l’esempio. Alla vigilia della festa di tutti i Santi, al termine della celebrazione, giovani e adulti si sono ritrovati nel piazzale della chiesa per esporre uno dei manifesti del pensiero del giovane milanese: una scritta con le candele che riportava la frase, “Non io ma Dio”, per ricordare che “la santità è una cosa possibile”.

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