Urge semplificare, il PNRR non aspetta

Dalle grandi opere all’esperienza quotidiana, il difficile rapporto con la pubblica amministrazione che può dare e togliere qualità alla vita

di Franco Sardi

Società civile e pubblica amministrazione sono il binomio che dà e toglie qualità alla vita, se una delle due funziona male o addirittura si fanno la guerra ne subiamo le conseguenze negative, se collaborano e ognuna interpreta al meglio il suo ruolo prosperiamo, come ammonisce da settecento anni l’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo, il meraviglioso ciclo di affreschi senesi di Ambrogio Lorenzetti.
In questa complessa fase di ripartenza e di robusta spesa pubblica la questione assume grande rilievo, perché i fondi europei del PNRR dovranno essere spesi velocemente e bene per essere realmente utili alla Sardegna, in termini di priorità strategiche e di qualità dell’approccio operativo.
Da questo punto di vista proprio la relazione positiva tra cittadini e uffici è il primo passo e non mancano gli strumenti per compierlo, negli ultimi quarant’anni, infatti, ottime leggi hanno riformato le pubbliche amministrazioni, ma non tutto è filato liscio.
Partiamo dalle autocertificazioni. Chiunque doveva essere in grado di formularle, brevi, semplici e chiare. Un’importantissima innovazione che si è inceppata troppe volte: qualche “cittadino” ha pensato di aver trovato la scorciatoia per ingannare il prossimo e anche qualche “pubblica amministrazione” anziché prendere la strada difficile di intervenire sui singoli casi negativi ha preso la scorciatoia, ha preferito spaventare con formulari, come quelli in “era covid”, pieni di rinvii a sanzioni, mentre poteva comunicare il valore di un cambiamento epocale nei rapporti tra amministrati e amministratori che ha messo al primo posto il cittadino.
Quando hanno vinto il mostro burocratico o la furberia di pochi disonesti, abbiamo perso tutti.
Un’altra esperienza negativa la vive spesso chi avvia la ristrutturazione o la costruzione di una casa; in tutta Italia si scontra con la complessità di pratiche barocche, che scoraggiano il legittimo desiderio di un’abitazione migliore e mettono in crisi le imprese oneste. Eppure esiste una norma semplicissima che vieta alle amministrazioni di chiedere documenti già posseduti o prodotti da altri uffici pubblici ed è solo il malfunzionamento di alcuni archivi che ricade su tutta la popolazione.
Dai primi anni novanta una norma di civiltà regola forma e tempi dei procedimenti amministrativi. Di più la Sardegna fu antesignana, grazie alla caparbietà di Andrea Pubusa il Consiglio Regionale approvò una legge quattro anni prima che esistesse quella nazionale. Ancora una volta, però, le norme da sole non bastano, il potere pubblico doveva adeguare tempestivamente gli uffici alle nuove logiche, ridurre la burbanza di molti funzionari, valorizzare l’etica degli autentici civil servant per battere i rischi di corruzione e ignavia pubblica. Ma anche il fronte privato ha perso un’occasione irripetibile, perché non ha saputo rafforzare quelle forme di “cittadinanza attiva” che innervano Paesi più fortunati del nostro e ha rinunciato a sostenere il cambiamento.
Sono solo tre esempi di scarsa qualità dell’approccio operativo su cui occorre incidere velocemente per ottenere il massimo dalle risorse del PNRR, come dimostrano i casi di buone pratiche.
Pensiamo al nuovo viadotto “Genova San Giorgio”, chi attribuisce il successo solo all’attenuazione delle regole sui lavori pubblici dimentica che lì si è costruito rispettando la legge e non riconosce i veri meriti dei protagonisti: una popolazione che ha accettato sacrifici e disagi per consentire l’accelerazione dei tempi di cantiere, amministratori e funzionari onesti che sapevano il loro mestiere, grandi imprese italiane non inquinate, professionisti che hanno messo a disposizione le loro competenze per senso di responsabilità civile. A Genova servivano eroi, nella quotidianità bastano e avanzano persone normali che fanno il loro dovere.
Non è troppo tardi per capire che il codice dei contratti è stato sovraccaricato di adempimenti, che rallentano i lavori, nella vana speranza di contrastare opacità della pubblica amministrazione e rischi di inquinamento malavitoso. Come se lo Stato anziché rinnovarsi, sconfiggere la criminalità organizzata, credere nel valore di un confronto leale con gli italiani avesse affidato a procedure tortuose il futuro del Paese.
Invece non è così. Bisogna aprire le finestre per far entrare aria e luce nei palazzi del potere, impedire ogni arroccamento e riprendere alacremente il percorso faticoso dello snellimento burocratico. Dobbiamo ricostruire subito le condizioni per un rapporto sereno tra società e amministratori per far sì che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza trasformi la nostra Sardegna nell’Allegoria vivente del Buono Governo.

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