Uniti, non divisi, nel Parco Geominerario

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Valorizzazione del patrimonio industriale regionale e vecchi campanilismi da superare dopo il trasferimento degli uffici dell’ente da Iglesias a Carbonia

di Sabrina Sabiu
Assessore alla Cultura del Comune di Carbonia

Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna è patrimonio dell’Isola intera ed è nato con la finalità di salvaguardare, tutelare e conservare i beni del patrimonio industriale di tutta la Regione, il relativo patrimonio tecnico, scientifico, storico, culturale ed ambientale, nonché il patrimonio archivistico documentale industriale sardo, dando particolare rilevanza ad apparati e strutture minerarie e siti geologici particolarmente rappresentativi insieme alle testimonianze immateriali determinate dagli uomini e dalle donne che hanno fatto grande la storia mineraria sarda di ogni territorio, ogni città o paese, che in questa intrapresa sono stai coinvolti.
La prima rivoluzione industriale sarda possiamo attestarla dal 1849, anno della prima concessione mineraria, che ha dato vita ad un’esperienza straordinaria, fatta da uomini straordinari. Non di meno possiamo affermare che la seconda rivoluzione industriale sarda è segnata dalla nascita della città del Carbone, funzionale allo sfruttamento del Carbone sulcis, che negli anni dell’autarchia ha rappresentato la prima risorsa energetica nazionale.
Carbonia è stata un progetto capace di suscitare un interessante dibattito tra architetti, urbanisti e lo stesso regime fascista sul dualismo città-campagna, urbanesimo – ruralizzazione; concepita come una città operaia “a bocca di miniera”, risponde ad una funzione industriale frutto della politica autarchica e pertanto catalizzatrice di un sistema integrato di servizi e apparati quali porti, strade, ferrovie, acquedotti e bonifica, che hanno cambiato profondamente il territorio del Sulcis non solo dal punto di vista economico, ma anche nella struttura sociale ed antropologica.
Dopo Carbonia niente fu come prima: la città razionalista e futurista all’insegna del modernismo, del macchinismo e dell’efficientismo è stata lo spartiacque che ha permesso ad una comunità ancora arcaica di proiettarsi in un contesto moderno e dinamico, carico di promesse e di speranza nel futuro. E a buon diritto può considerarsi la capitale della seconda rivoluzione industriale sarda.
Stupisce che ancora oggi si facciano questioni di campanile riguardo un organismo, che per le sue prerogative dovrebbe unire e non dividere: il patrimonio industriale sardo è bene culturale riconosciuto a livello internazionale e si estende a tutta l’isola, che per le sue peculiarità ambientali, geologiche e geo morfologiche rende ogni area un unicum degno di attenzione, tutela e valorizzazione.

 

 

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