Tempo ecumenico, di rigenerazione e relazione

Cura del Creato. Il messaggio di Francesco per la Giornata mondiale: “dalla pandemia stili di vita più semplici e sostenibili”

di Annalisa Atzei

Come si legge nel messaggio di papa Francesco dello scorso primo settembre, “ogni anno, particolarmente dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’ (LS, 24 maggio 2015), il primo giorno di settembre segna per la famiglia cristiana la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, con la quale inizia il Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre”. Un Tempo speciale, durante il quale tutti i cristiani, nella pienezza del principio ecumenico che ha sin da subito contraddistinto il significato di una Giornata dedicata alla cura del Creato, sono chiamati a riflettere sui temi che riguardano l’ambiente, in particolare organizzando nei propri territori iniziative che sensibilizzino e coinvolgano le comunità intere. La Giornata, giunta alla sua 15a edizione, porta con sé quest’anno “il sapore amaro dell’incertezza”, come sottolineato dal messaggio dei vescovi delle due Commissioni, per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, e dell’Ecumenismo e il dialogo. Consapevoli, infatti, della drammaticità di un tempo segnato dal dolore e dalle sofferenze del diffondersi del coronavirus, i vescovi invitano tutti a non dimenticare quanto la popolazione, in un momento di estrema fragilità, si sia rivelata capace di reagire e di fare la propria parte. “Cominciamo col guardare al nostro rapporto con l’ambiente; ‘tutto è connesso’ (LS 138) e la pandemia è anche il segnale di un ‘mondo malato’, come segnalava papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo”, ci ricordano ancora i vescovi, mentre questa emergenza ci rimanda inevitabilmente anche all’altra crisi, quella ambientale. “Gli ultimi mesi hanno evidenziato la profondità e l’ampiezza degli effetti che il mutamento climatico sta avendo sul nostro pianeta. Se ‘nulla resterà come prima’, anche in quest’ambito dobbiamo essere pronti a cambiamenti in profondità, per essere fedeli alla nostra vocazione di custodi del creato. Purtroppo, invece, troppo spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti”. Non a caso, il titolo che dà corpo alla quindicesima Giornata è “vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tt 2,12). Per nuovi stili di vita”, un tema che offre ampio spazio ad una riflessione personale su ciò che ciascuno di noi fa effettivamente per “dare una svolta radicale a questo modo di vivere che ha compromesso il nostro stesso esistere”.
Nel suo messaggio papa Francesco ricorda come “il tema scelto dalla famiglia ecumenica per la celebrazione del Tempo del Creato 2020 sia “Giubileo per la Terra”, proprio nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario del Giorno della Terra”. Un tempo sacro, quello del Giubileo, per “ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi”. Un tempo del ricordo per “fare memoria della vocazione originaria del creato ad essere e prosperare come comunità d’amore”, perché – ricorda il papa – “noi esistiamo solo attraverso le relazioni”. Ma il Giubileo è anche “un tempo per tornare indietro e ravvedersi”; per ritessere i legami e riparare le relazioni danneggiate, per pensare nuovamente agli altri, specie i poveri e i più vulnerabili, e insieme ritornare ad ascoltare la terra, riconciliandosi innanzitutto col suo creatore perché “non si può vivere in armonia con il creato senza essere in pace col Creatore, fonte e origine di tutte le cose”. “L’attuale pandemia ci ha portati in qualche modo a riscoprire stili di vita più semplici e sostenibili” scrive il papa e “la crisi, in un certo senso, ci ha dato la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere”. Per questo, agli uomini come all’ambiente, è indispensabile ritrovare un tempo di riposo che sia rigenerante e che, unito a quello della riparazione, aiuti a “ristabilire relazioni sociali eque, restituendo a ciascuno la propria libertà e i propri beni”. 

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