
Per settimane, addirittura mesi ahinoi, un hashtag – cioè quella parolina accompagnata dal segno del cancelletto # che pubblichiamo sui social per accompagnare i nostri post – ha imperversato ovunque: #iorestoacasa. Era la formula della responsabilità e della consapevolezza, di fronte alla diffusione del virus ci siamo tutti rintanati dentro le nostre quattro mura, per scelta e per costrizione. Poi è arrivata la possibilità di uscire, con crescenti libertà, e ci siamo resi conto del costo che ha avuto la nostra reclusione obbligata, con un’economia drammaticamente in affanno su tutti i fronti. Il tutto aggravato dalla stagione calda in arrivo. Mentre a marzo e finanche aprile non ci è costato troppo fuggire dal freddo e dalla pioggia, ora che è prossima l’estate, al danno di una vita rallentata si è aggiunto quello patito da un settore che nel nostro territorio è strategico e conosce solo alcuni mesi di grande intensità: il turismo.
Ed ecco che da #iorestoacasa, siamo passati a #rEstateinItalia e #rESTATEincammino, come lo slogan sostenuto dalla pastorale turistica della CEI e che vi proponiamo nella campagna promozionale del Cammino Minerario di Santa Barbara, che da questo numero e per le prossime settimane trova spazio sulle testate diocesane sarde. Come ci ricorda anche il messaggio della Conferenza Episcopale Sarda sul turismo (che potete leggere in questa pagina) noi sardi per primi siamo invitati a cogliere i “segnali di speranza nell’incremento del turismo locale, di prossimità, promosso dai sardi stessi a favore della loro amata Isola”, con l’auspicio che di essere noi “per primi i sardi a riscoprire la Sardegna” e i suoi inestimabili tesori.
Si tratta di un invito e di un augurio allo stesso tempo, che vale in termini più ampi per l’intero sistema turistico italiano che soffrirà dell’assenza del flusso proveniente dall’estero – la CEI sostiene infatti il turismo interno con la campagna #sceglilitalia – ma che rivolgiamo prima di tutto alla nostra Sardegna.
Possiamo così essere solidali e vicini ai tanti lavoratori dei nostri paesi e delle nostre coste e delle zone interne, perché quanto possiamo spendere per qualche giorno di vacanza vada a sostenere un settore che soffre una grande crisi. Per quest’anno le mete esotiche possono attendere, c’è tutta un’Isola che attende di essere scoperta da chi ci vive. Torneranno giorni migliori, il poter viaggiare con la libertà e la spensieratezza di appena qualche mese fa, adesso è il momento di ripartire da noi, di stringerci vicini, di scoprire la bellezza che abbiamo dietro casa. Deve essere però una solidarietà reciproca, anche da parte degli operatori turistici, che non possono scaricare su ospiti e dipendenti il peso – e i prezzi – di una crisi che non è nella responsabilità di nessuno.
Con gli occhi colmi di fiducia – perché rimaniamo convinti che alla fine #andràtuttobene, come recitava un altro hashtag dei mesi scorsi – apriamo questo numero con l’ottimismo nelle parole degli operatori di Carloforte. Dall’isola di San Pietro, affacciata sul procelloso mare di ponente, si vedono orizzonti profondi che raccontano segni di speranza e lavoro. L’augurio che condividiamo è che ad essi segua una stagione comunque positiva, a dispetto delle difficoltà che ancora rimangono sotto i nostri occhi. Possiamo fare la nostra parte.
Giampaolo Atzei
@JuanpAtz
