Maria Donna della Pasqua

La gioia della Madre del Signore per la risurrezione di Gesù, suo Figlio, è “causa di gioia” per l’intera umanità

di Carlo Cani

 

Nel tempo pasquale la comunità cristiana, rivolgendosi alla Madre del Signore, la invita a gioire: “Regina Coeli, laetare. Alleluia!”, “Regina del cielo, rallegrati. Alleluia!”. Ricorda così la gioia di Maria per la risurrezione di Gesù, prolungando nel tempo il “rallegrati” rivoltole dall’Angelo nell’annunciazione, perché divenisse “causa di gioia” per l’intera umanità.
“Accade talvolta che la presenza di Maria nel mistero di Cristo sia messa in relazione soltanto con l’Incarnazione. Invece la Madonna è anche donna della Pasqua. E non soltanto sotto la croce. Perciò la Vergine va venerata come icona della gioia in quanto è la prima a esultare per la Risurrezione”. (Perrella).
La Vergine non compare nei racconti della Risurrezione di Cristo, ma la sua presenza viene registrata nella narrazione della morte di Gesù, dove è ritratta all’ombra della Croce (cf. Gv 19,25), e nella “grande sala al piano superiore”, in mezzo ai discepoli riuniti in preghiera, in attesa del dono dello Spirito santo. (cf. At 1,14). Tuttavia è consenso unanime dei Santi Padri della Chiesa e comune opinione dei Teologi e dei fedeli che Gesù, appena risuscitato, sia apparso, prima che ad ogni altro, alla sua Santissima Madre. Sant’Ambrogio afferma che «Maria fu la prima nel vedere e la prima nel credere alla Risurrezione «di Cristo» (De Virg, 1, 3). «Maria – scrive San Bernardo – prima fra tutti, vide il Signore risuscitato» (Sermo de Resurr. Dom.).
San Giovanni Paolo II nell’udienza del 21 maggio 1997 afferma: “È  anzi legittimo pensare che verosimilmente la Madre sia stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso. L’assenza di Maria dal gruppo delle donne che all’alba si reca al sepolcro (cfr Mc 16, 1; Mt 28, 1), non potrebbe forse costituire un indizio del fatto che Ella aveva già incontrato Gesù? Questa deduzione troverebbe conferma anche nel dato che le prime testimoni della resurrezione, per volere di Gesù, sono state le donne, le quali erano rimaste fedeli ai piedi della Croce, e quindi più salde nella fede. Ad una di loro, Maria Maddalena, infatti, il Risorto affida il messaggio da trasmettere agli Apostoli (cfr Gv 20, 17-18). Anche questo elemento consente forse di pensare a Gesù che si mostra prima a sua Madre, Colei che è rimasta la più fedele e nella prova ha conservato integra la fede”.
Un autore del secolo quinto, Sedulio, sostiene che Cristo si è mostrato nello splendore della vita risorta innanzitutto alla propria Madre. Infatti, Colei che nell’Annunciazione era stata la via del suo ingresso nel mondo era chiamata a diffondere la meravigliosa notizia della risurrezione, per farsi annunziatrice della sua gloriosa venuta. Inondata così dalla gloria del risorto, Ella anticipa lo “sfolgorio” della Chiesa (cfr Sedulio, Carmen Pascale, 5,357-364, CSEL 10, 140s).
Scrive Mons. Gualtiero Sigismondi vescovo di Orvieto-Todi: “Maria, “unica lampada accesa al sepolcro di Gesù”, ha svegliato l’aurora del Sole di Pasqua. “Mirabilmente unita al mistero della redenzione”, ha preceduto non solo l’alba di quello straordinario giorno “fatto dal Signore”, ma anche la meravigliosa sorte della Chiesa, risplendendo come “segno di consolazione e di sicura speranza”. Ce lo assicura il “segno grandioso” dell’Apocalisse, “una donna vestita di sole” (cf. 12,1-6), in cui la tradizione ha visto un’immagine della Chiesa, della quale la Madre di Dio “ha segnato gli inizi”. Per essere cristiani più “pasquali” e più credibili, bisognerebbe che ci rivolgessimo a Maria, che è modello della vita pasquale. Il suo canto del Magnificat è paragonabile all’exsultet che la Chiesa intona nella notte di Pasqua. La Pasqua, il passaggio di Dio nella storia umana realizzato in Cristo, opera un passaggio dell’uomo dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dalla disperazione alla gioia. Il Magnificat celebra appunto questo passaggio.
La Pasqua di Dio sconvolge gli schemi umani ed opera un cambiamento, di cui Maria è testimone e profezia. Accompagnando l’umanità nel cammino pasquale, ella rivolge ancora oggi, a tutti, la parola incoraggiante di Mosè a Israele davanti al Mar Rosso: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi» (Es 14,13). Nel suo canto del Magnificat, Maria si fa voce di tutta l’umanità. È l’umanità povera che canta la sua Pasqua di salvezza. «Ha spiegato la potenza del suo braccio…» (Lc 1,51-55). Con una serie di sette verbi: spiegato, disperso, rovesciato, innalzato, ricolmato, rimandato, soccorso, Maria descrive l’agire di Dio sull’umanità. Il numero sette ha il significato di totalità, i verbi quindi indicano la logica di fondo, il criterio e lo stile d’azione di Dio, che è sostanzialmente questo: Egli si manifesta come il Dio della Pasqua.
È questa una delle sfide più forti per i cristiani d’oggi, che si dimenticano facilmente di aver accolto e di dover annunciare una «lieta notizia», che fanno fatica a vivere con convinzione e originalità la loro dignità segnata dalla gioia pasquale. «Dio ci ha fatti passare dalla schiavitù alla libertà, dalla tristezza alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre alla luce. Perciò diciamo davanti a lui: alleluia!»: sono parole della liturgia pasquale ebraica. “Pasqua è dove si celebra questo passaggio-incontro, in cui è sempre Dio a fare il primo passo. Il passaggio-proposta esige un passaggio-risposta: Dio passa dalla parte dell’uomo perché l’uomo possa passare alla parte di Dio. Al venire divino risponde un andare umano, all’avvento di Dio fa eco l’esodo dell’uomo. Maria sente realizzarsi dentro di sé questo misterioso incontro. Ella sperimenta la pasqua mentre canta il Magnificat. «L’anima mia magnifica il Signore»: Maria coglie il passo di Dio, percepisce con stupore l’irrompere della sua forza salvifica e trasale di gioia per la grandezza del suo amore. «Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente»: in lei Dio rinnova i prodigi dell’antica pasqua, in lei Dio compie ora una nuova pasqua”. (Maria Ko Ha Fon, Maria, donna della Pasqua in Maria Ausiliatrice, n. 4 2010)

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