L’ordinazione episcopale di Mons. Walter Erbì

204 visualizzazioni
6 minuti di lettura

Il nunzio apostolico e arcivescovo di Nepi è stato consacrato dal cardinale Parolin nella chiesa di San Francesco a Iglesias

di Giampaolo Atzei
foto di Efisio Vacca

“Caro monsignor Walter, farai conoscere la sollecitudine pastorale del Papa per tutte le chiese, diffonderai il suo insegnamento in particolare sull’alta dignità di ogni persona umana dal concepimento alla morte naturale e sui suoi inalienabili diritti, come sulla necessità sempre più impellente della cura dell’ambiente e dell’impegno per la pace minacciata da tanti sanguinosi conflitti”. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, ha così esortato mons. Walter Erbì nell’omelia della celebrazione nella quale il sacerdote originario di Domusnovas – nel luglio scorso nominato da papa Francesco arcivescovo titolare di Nepi e nunzio apostolico in Liberia e Sierra Leone – è stato ordinato vescovo.
Il rito di ordinazione episcopale è stato celebrato sabato 3 settembre a Iglesias, nella chiesa di San Francesco, un afoso pomeriggio che non ha scoraggiato il popolo che si è raccolto nell’antico tempio francescano per partecipare alla celebrazione presieduta dal cardinale Parolin e che ha visto come conconsacranti il cardinale Arrigo Miglio, elevato alla porpora nel recente Concistoro del 27 agosto, e mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias, successore nella cattedra ecclesiense proprio del cardinale Miglio, pastore di questa diocesi dal 1992 al 1999. Con loro, alcuni vescovi della Sardegna – il presidente della Ces Antonello Mura da Nuoro e Lanusei, Mauro Morfino da Alghero Bosa, Gianfranco Saba da Sassari e Corrado Melis da Ozieri – insieme agli emeriti Ignazio Sanna e Mosè Marcia, l’abate di San Pietro di Sorres p. Luigi Tiana e altri, tra cui Martin Kmetec, presidente della Conferenza episcopale turca e arcivescovo di Smirne, quella Turchia dove Erbì ha prestato servizio nella nunziatura di Ankara sino alla recente nomina africana decisa da papa Francesco.
In rappresentanza delle comunità, erano presenti i sindaci di Iglesias, Domusnovas, Carbonia, San Giovanni Suergiu e Perdaxius, insieme ai familiari e alle altre autorità civili e militari del territorio. Presente anche una delegazione della comunità parrocchiale di Nepi, provincia di Viterbo, di cui mons. Erbì è ora arcivescovo titolare.


La cerimonia è stata vissuta con grande emozione, in chiesa e anche attraverso la diretta trasmessa sui social della chiesa di San Francesco e diocesani, raggiungendo così le comunità estere dove mons. Erbì ha lasciato il segno del suo servizio diplomatico per la santa Sede, dalle Filippine agli Stati Uniti, sino all’imminente impegno in Africa. La logistica dell’intera celebrazione, a partire dalla diretta su facebook poi seguita dalla differita sul canale 88 del digitale terrestre dell’emittente cattolica sarda Teleregione Live, è stata curata con grande perizia e attenzione dal gruppo di volontari che gestiscono la chiesa di San Francesco, terziari francescani, Milizia dell’Immacolata, gruppo scout, con il supporto offerto dall’arciconfraternita del Santo Monte: una perfetta macchina organizzativa, coordinata con gli uffici diocesani, che ha seguito l’allestimento nella chiesa e negli spazi esterni, con la proiezione della celebrazione nel sagrato per chi non ha trovato posto all’interno del tempio e un rinfresco conclusivo nel chiostro di San Francesco, quando mons. Erbì si è intrattenuto con i presenti per ricevere gli auguri e scambiare un saluto.
Prima del rito, vescovi e cardinali si erano riuniti nel palazzo episcopale ospiti di mons. Zedda. Dall’auditorium vescovile i presuli in processione hanno raggiunto la chiesa di San Francesco qualche minuto prima delle 17.00 ha avuto inizio il rito. Dopo la proclamazione del Vangelo, è iniziata la presentazione dell’ordinando con la lettura del Mandato Apostolico. Poi, dopo le domande cui mons. Erbì ha risposto, questi si è prostrato a terra mentre si invocava la protezione dei santi con il canto delle litanie. Uno alla volta, i vescovi concelebranti hanno poi imposto le mani sul capo dell’ordinando, è stato allora aperto l’Evangeliario sul capo di mons. Erbì mentre il cardinale Parolin ha pronunciato la preghiera di ordinazione, procedendo poi con l’unzione col crisma sul capo dell’eletto, imponendo la mitria e porgendo il pastorale, offerto dalla diocesi di Iglesias, e l’anello episcopale. Terminati questi riti, il nuovo arcivescovo si è infine seduto sulla cattedra ricevendo un lungo applauso dall’assemblea che lo ha accompagnato mentre percorreva benedicente l’intera navata della chiesa.
Nella sua omelia, il cardinale Parolin aveva prima ricordato come la celebrazione fosse caduta nella ricorrenza di San Gregorio Magno. “Il momento solenne dell’ordinazione episcopale è propizio per interrogarci sul mistero e sul dono della vocazione a seguire più da vicino il Signore – ha esordito Parolin – chi segue Gesù da vicino, chi vuole imitarlo e dirsi suo fedele discepolo, deve riconoscerlo per quello che effettivamente egli è, la fonte ogni bene. Il criterio di ogni scelta alla cui amicizia nulla e nessuno può essere anteposto, l’amore a Dio è dunque alla radice della vocazione – ha proseguito il cardinale – è il sigillo marchiato con il fuoco dello Spirito Santo che imprime ad essa autenticità e bellezza e la rende feconda e attraente, così come l’ha definito San Gregorio Magno”. E poi, rivolgendosi personalmente al “caro monsignor Walter” il Segretario di Stato si è soffermato sul ruolo del vescovo e del nunzio apostolico: “è una speciale potestà per governare, insegnare e santificare, ma questa potestà la dovrai esercitare secondo le modalità che papa Francesco ha indicato in un suo discorso ad un gruppo di vescovi: diceva il Papa, il vescovo non raduna il popolo intorno alla propria persona o alle proprie idee ma intorno a Cristo presente nella sua parola e nel sacramento del suo corpo e sangue” e “ciò vale anche per il nunzio apostolico che, se non è preposto ad una chiesa particolare, riceve il compito di essere ponte tra la Chiesa universale e le chiese particolari, un ponte necessario per garantire al Santo Padre e alla sede apostolica una capillare e profonda conoscenza dell’intima indole delle gioie e delle preoccupazioni delle singole chiese particolari, in modo che il Papa nell’esercizio della sua potestà possa adottare decisioni ben fondate nella concreta realtà delle diverse culture e situazioni”.
“Il consiglio che ti vorrei dare è di amare l’Africa con cuore di padre e di immedesimarti con la sua gente, con i suoi problemi, con le sue gioie e con le sue speranze, l’Africa ha bisogno di amici che le vogliono veramente bene e si spendano in suo favore”, ha poi aggiunto il cardinale Parolin riprendendo ancora l’esempio di San Gregorio Magno che fu apocrisario – ovvero l’odierno nunzio – di papa Pelagio a Costantinopoli, alla corte dell’imperatore. Infine, la preghiera perché la Madonna di Bonaria assista il nuovo vescovo. “Hai voluto anche con la scelta del moto episcopale “sub tuum presidium” metterti sotto la sua protezione e sperimentare il suo ausilio e non ti mancherà la sua protezione e il suo ausilio perché, come ci ricordava San Bernardo, nessuno che mai si è rivolto a Maria per domandarle qualche grazia se n’è andato con le mani vuote” ha concluso Parolin.


“Grazie! La prima parola che viene naturalmente in mente è quella che meglio racchiude i sentimenti che si provano che ho provato e continuo a provare in questo momento” ha esordito mons. Erbì nel suo saluto alla conclusione della celebrazione. Un ringraziamento espresso prima di tutto a Dio per “il dono della chiamata a servire la Chiesa” e a papa Francesco “che mi ha chiamato a far parte del collegio episcopale e ha voluto affidarmi l’incarico di nunzio apostolico”. Un pensiero particolare per i vescovi presenti, per mons. Zedda, per i numerosi sacerdoti del presbiterio diocesano che hanno partecipato, con un ricordo speciale per i pastori della diocesi di Iglesias, mons. Cogoni che lo ordinò sacerdote nel 1992 e mons. Miglio, ora cardinale, di cui porta al petto la croce pastorale che ricevette in dono alla sua partenza da Iglesias, nel settembre 1999, a conclusione dei sette anni che hanno visto mons. Erbì a stretto contatto con il vescovo Arrigo nelle parrocchie, negli uffici diocesani, nella scuola, nella società, prima di essere destinato – proprio da mons. Miglio – agli studi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica che l’hanno avviato al servizio diplomatico. “Per tutti quelli che volessero giocare a cercare i colpevoli ora avete qualche indizio in più”, ha sorriso l’arcivescovo Walter.
Non sono mancate parole di ringraziamento e affettuoso ricordo per i sindaci di Domusnovas Isangela Mascia e di Carbonia Pietro Morittu, legati la prima alla frequentazione nella parrocchia di Sant’Ignazio da Laconi nel paese d’origine e il secondo all’impegno nell’Agesci, di cui Erbì è stato assistente diocesano, e nel gruppo Carbonia 3 dove è stato viceparroco per diversi anni. Pensieri di ringraziamento anche per i tanti sacerdoti diocesani presenti, per don Carlo Cani maestro delle cerimonie nonostante sia dimissionario dall’incarico, per don Salvatore Benizzi e don Maurizio Mirai che lo hanno assistito nella liturgia, per quanti ha incontrato nel suo cammino, per i loro consigli, a partire dai parroci della gioventù don Giovanni Frongia e don Sandro Paulis oggi saliti alla casa del Padre, ma il ringraziamento più grande, che sale “dal più profondo del mio cuore è che non ha bisogno di parole per descriverlo” è stato per la mamma, in prima fila nei banchi della chiesa, e per mio papà “che è anche lui qui e che oggi dal cielo prega con noi e per noi”.
Un grazie commosso ed emozionato a cui si unisce l’intera comunità diocesana in festa per mons. Walter Erbì.

© Riproduzione riservata
Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 30 dell’11 settembre 2022

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: