La Quaresima non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni

“Convertitevi e credete nel vangelo”, l’invito di Gesù al cambiamento e al rinnovamento deve essere motore della vita del credente

di Carlo Cani

Con il mercoledì delle ceneri è iniziata la Quaresima! L’imposizione delle ceneri è accompagnata dall’invito di Gesù: “Convertitevi e credete nel vangelo” (Mc 1,15). Le prime parole pronunciate dal Cristo secondo il Vangelo di Marco, sono un invito al cambiamento, in un continuo processo di rinnovamento che deve essere il motore della vita del credente. E credere al vangelo significa orientare la propria esistenza al bene dell’altro. Nella mentalità comune la Quaresima è un tempo orientato prevalentemente a fare penitenza, a mortificarsi. In verità la Quaresima non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni. I sacrifici e le penitenze centrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale, e nulla può essere più pericoloso e letale di questo ingannevole atteggiamento. “Misericordia io voglio e non sacrificio” (Mt 9,13; 12,7). Con la Quaresima si entra nel cammino della trasformazione, della evoluzione e il cuore della trasformazione è essere piccoli e fragili dove Dio entra, lo Spirito entra come soffio. Non spaventarsi di questo essere fragili, ma pensare alla Quaresima come trasformazione dalle ceneri alla luce, dal residuo alla pienezza. Un tempo non penitenziale, ma vitale. È il tempo del seme dentro la terra.  Per questo “l’azione di Gesù non è quella di abbattere l’albero che non porta frutto, ma di concimarlo per dargli nuovo vigore (Lc 13,8), perché lui non è venuto a spezzare la canna incrinata o a spegnere la fiamma smorta (Mt 12,20), ma a liberare nell’uomo le energie d’amore che sono sopite e fargli scoprire forme inedite, originali e creative di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua non solo come pienezza della vita del Risorto ma anche della propria. Così, come i contadini sul finire dell’inverno distribuivano sul terreno le ceneri accumulate nel tempo freddo per dare nuovo vigore alla terra, la Parola del Signore è capace di infondere nuove energie agli uomini” (A. Maggi). Un tempo quindi di ripartenza che apre il cuore alla grazia della salvezza perché “il tempo è compiuto” (Mc.1,15). Papa Francesco nell’omelia della celebrazione di inizio della quaresima ha parlato di “un viaggio di ritorno a Dio”, viaggio possibile perché c’è stato “il suo viaggio di andata verso di noi”. Ci ha preceduti, ci è venuto incontro. “Per non lasciarci soli e accompagnarci nel cammino è sceso dentro al nostro peccato e alla nostra morte, ha toccato il peccato, ha toccato la nostra morte. Il nostro viaggio, allora, è un lasciarci prendere per mano. Il Padre che ci chiama a tornare è Colui che esce di casa per venirci a cercare; il Signore che ci guarisce è Colui che si è lasciato ferire in croce; lo Spirito che ci fa cambiare vita è Colui che soffia con forza e dolcezza sulla nostra polvere”. Ecco allora l’invito del papa: “In questo cammino, per non perdere la rotta, mettiamoci davanti alla croce di Gesù: è la cattedra silenziosa di Dio. Guardiamo ogni giorno le sue piaghe, le piaghe che Lui ha portato in Cielo e fa vedere al Padre, tutti i giorni, nella sua preghiera di intercessione. Guardiamo ogni giorno le sue piaghe. In quei fori riconosciamo il nostro vuoto, le nostre mancanze, le ferite del peccato, i colpi che ci hanno fatto male. Eppure proprio lì vediamo che Dio non ci punta il dito contro, ma ci spalanca le mani. Le sue piaghe sono aperte per noi e da quelle piaghe siamo stati guariti (cfr 1 Pt 2,25; Is 53,5). Baciamole e capiremo che proprio lì, nei buchi più dolorosi della vita, Dio ci aspetta con la sua misericordia infinita. Perché lì, dove siamo più vulnerabili, dove ci vergogniamo di più, Lui ci è venuto incontro. E ora che ci è venuto incontro, ci invita a ritornare a Lui, per ritrovare la gioia di essere amati”.

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