La costruzione della chiesa, il cammino di una comunità

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Le celebrazioni per la festa patronale della Vergine delle Grazie a Barbusi, una pubblicazione ricorda il 65° anniversario della dedicazione

di Giampaolo Atzei
foto di Efisio Vacca

Una comunità che fa memoria della propria storia, che si riconosce chiesa, nel cammino per l’edificazione del tempio. La parrocchia Vergine delle Grazie di Barbusi, frazione alle porte di Carbonia, ha così ricordato lo scorso 1° luglio i 65 anni dalla dedicazione della nuova chiesa parrocchiale, costruita nell’arco di tre decadi in sostituzione di un antico luogo di culto, i cui ruderi sono stati demoliti qualche decennio fa.
Una storia raccontata nelle carte dell’archivio parrocchiale, gelosamente custodito e ordinato dai vari parroci che si sono succeduti a Barbusi, e che don Giampaolo Cincotti, attuale amministratore parrocchiale, ha voluto che fosse messa per iscritto in un libretto curato da Giampaolo Atzei. L’opuscolo, trentadue pagine corredate da alcune fotografie d’epoca, stampato dalla Cte di Iglesias, è stato distribuito nell’anniversario della dedicazione, quando è stato pubblicamente presentato, e durante la festa patronale celebrata all’indomani con la Santa Messa presieduta dal vescovo Giovanni Paolo, che ha anche amministrato il sacramento della confermazione, alla presenza delle autorità comunali di Carbonia.
Per quanto la parrocchia di Barbusi sia stata costituta tra gli anni Venti e Trenta dello scorso secolo, la storia di questa comunità è però ben più antica. Ancora oggi si tratta di un insediamento diffuso nel territorio, difatti entro i confini parrocchiali ricadono diverse case sparse e località di antico insediamento come Flumentepido o Piolanas. Di per sé, ricorda quello che era un carattere tipico del Sulcis prima della modernizzazione del Novecento: la presenza di tanti furriadroxius, poche case legate alla cura della terra, che si riunivano idealmente in su boddeu, un agglomerato comunitario che aveva spesso come riferimento identitario una chiesa. Nel caso di Barbusi, si trattava dell’antica chiesa della Vergine delle Grazie, la cui storia affonda le radici nei secoli addietro, forse sin al tempo delle ville giudicali e ancora prima. 
Di sicuro Barbusi si trova in un punto dove i percorsi degli uomini si intrecciano da sempre, dove la via che dall’Iglesiente scende nel Sulcis incontra la strada che va per Cagliari, oggi passando per Villamassargia, con le odierne strisce d’asfalto che in qualche modo si sovrappongono alle vie tracciate dai romani. Difatti Barbusi era la tappa del riposo notturno della processione che da Iglesias raggiungeva Sant’Antioco con le reliquie del santo, prima che la rivolta degli antiochensi fermasse questo storico pellegrinaggio a metà dell’Ottocento.
Da allora molte cose sono cambiate, Barbusi è divenuta prima frazione di Serbariu, poi di Carbonia, quando nel 1937 venne ufficialmente costituito questo nuovo comune. La piccola chiesa, sempre più mal ridotta, necessitava di importanti restauri che non erano nella cultura dell’epoca e si preferì costruire un nuovo tempio. Nel 1891 la signora Antioca Carta cedette così al vescovo Raimondo Ingheo il terreno dove oggi sorge il complesso parrocchiale ma fu solo poco meno di un secolo fa, il 2 luglio 1923, che il vescovo Saturnino Peri, benedisse la prima pietra, parroco don Nicolino Mei. Nello stesso anno si costruirono i muri perimetrali fino all’altezza di tre metri ma si dovette attendere sino al 1947 quando il parroco don Antonio Mereu poté riprendere i lavori che furono però completati nel 1956, quando era parroco don Efisio Scano.
Il piccolo libro raccoglie e racconta le fatiche dei parroci e della comunità per l’edificazione della nuova chiesa – in tempi in cui non esistevano ancora le provvidenze dell’8xmille per l’edilizia di culto! – un’operazione che andò in porte grazie alla tenacia dei parroci, la loro capacità di coinvolgere le pubbliche amministrazioni, la politica – è documentata una lettera perfino all’on. Andreotti – , le istituzioni, la società Carbosarda, la Santa Sede – che concesse due assegni da L. 200.000 – e ovviamente la Chiesa locale, con il vescovo Pirastru che sostenne nelle diverse sedi le cause perorate da don Mereu e don Scano. E poi, in anni più recenti, gli interventi curati da don Rosso e don Cincotti.
“La fede di una comunità parrocchiale spesso si identifica con il luogo dove essa si raduna per celebrare il suo Signore”, ha scritto don Giampaolo Cincotti nella presentazione del libretto, perché “se questo è vero per una qualsiasi comunità parrocchiale nel caso della comunità di Barbusi diventa determinate”. A memoria dell’anniversario, venerdì 1° luglio è stata scoperta nella chiesa una lapide dedicatoria che ricorda l’evento.

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 26 del 17 luglio 2022

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