“Ite ad Ioseph”, un sussidio per la preghiera

Dall’Ufficio Liturgico Nazionale, pubblicato nel giorno in cui la Chiesa celebra san Giuseppe, un ausilio liturgico-pastorale per le comunità ecclesiali

di Carlo Cani

“La fiducia del popolo in san Giuseppe è riassunta nell’espressione “Ite ad Ioseph”, che fa riferimento al tempo di carestia in Egitto quando la gente chiedeva il pane al faraone ed egli rispondeva: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà» (Gen 41,55). Si trattava di Giuseppe figlio di Giacobbe, che fu venduto per invidia dai fratelli (cfr. Gen 37,11-28) e che – stando alla narrazione biblica – successivamente divenne vice-re dell’Egitto (cfr. Gen 41,41-44). Come discendente di Davide (cfr. Mt 1,16.20), dalla cui radice doveva germogliare Gesù secondo la promessa fatta a Davide dal profeta Natan (cfr. 2Sam 7), e come sposo di Maria di Nazaret, san Giuseppe è la cerniera che unisce l’Antico e il Nuovo Testamento. (Papa Francesco, Lettera apostolica Patris corde in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di san Giuseppe quale patrono della Chiesa universale).
La pubblicazione della Lettera apostolica “Patris corde” è accompagnata dal decreto della Penitenzieria Apostolica con la relativa concessione del dono di speciali Indulgenze, dove si dà rilevanza ai giorni tradizionalmente dedicati alla memoria dello Sposo di Maria, come il 19 marzo e il 1 maggio, e agli ammalati e anziani «nell’attuale contesto dell’emergenza sanitaria».
L’Ufficio Liturgico Nazionale nel giorno in cui la Chiesa celebra san Giuseppe, in questo anno speciale a lui dedicato da Papa Francesco, pubblica “Ite ad Ioseph”, un sussidio liturgico-pastorale che vuole accompagnare la preghiera delle nostre comunità ecclesiali.
Nella presentazione Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI sottolinea: “Nelle diverse Chiese che sono in Italia non mancherà il costante e significativo richiamo alla dimensione della carità, evidenziando la particolare concessione dell’Indulgenza a coloro i quali, sull’esempio di san Giuseppe, compiranno un’opera di misericordia corporale o spirituale… ogni diocesi saprà indicare i tempi e i modi più opportuni per venerare san Giuseppe e invocare la sua protezione sulla Chiesa, sulle famiglie e sull’intero popolo di Dio”.
Il sussidio propone uno schema per la Celebrazione vigiliare nella memoria di san Giuseppe, la messa votiva, e alcune preghiere in onore di san Giuseppe tratte dalla storia devozionale della pietà popolare, invocazioni litaniche modellate sulle litanie lauretane che richiamano le virtù e il ruolo del Patrono della Chiesa universale nella storia della salvezza. I fedeli possono attingere a questo ricco patrimonio di fede nella riscoperta della figura di san Giuseppe che ha amato Gesù “con cuore di padre”.
“Questa umile figura, tanto vicina a Gesù e a Maria, la Vergine Madre di Cristo, figura così inserita nella loro vita, così collegata con la genealogia messianica da rappresentare la discendenza davidica e terminale della progenie di David (Mt 1,20), se osservata con attenzione, si rileva così ricca di aspetti e di significati, quali la Chiesa nel culto tributato a S. Giuseppe, e quali la devozione dei fedeli a lui riconoscono, che una serie di invocazioni varie saranno a lui rivolte in forma di litania (…) molti titoli che lo rendono protettore dell’infanzia, protettore degli sposi, protettore della famiglia, protettore dei lavoratori, protettore delle vergini, protettore dei profughi, protettore dei morenti”. (cfr. Omelia di san Paolo VI, Solennità di san Giuseppe, mercoledì 19 marzo 1969).
San Giuseppe, autentico uomo di fede, ci invita a riscoprire il rapporto filiale col Padre, a rinnovare la fedeltà alla preghiera, a porsi in ascolto e corrispondere con profondo discernimento alla volontà di Dio. Particolarmente significativa la “Lettera a san Giuseppe” del  servo di Dio don Tonino Bello, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi dal 1982-1993, una lettera confidenziale all’uomo del silenzio, che consegna i suoi pensieri, “profondi come le notti d’Oriente, all’eloquenza dei gesti più che a quella delle parole”. Papa Francesco confida che da più di quarant’anni, dopo le Lodi, recita una preghiera a san Giuseppe tratta da un libro francese di devozioni, dell’Ottocento, della Congregazione delle Religiose di Gesù e Maria, che esprime devozione, fiducia e una certa sfida a san Giuseppe. “Glorioso Patriarca san Giuseppe, il cui potere sa rendere possibili le cose impossibili, vieni in mio aiuto in questi momenti di angoscia e difficoltà. Prendi sotto la tua protezione le situazioni tanto gravi e difficili che ti affido, affinché abbiano una felice soluzione. Mio amato Padre, tutta la mia fiducia è riposta in te. Che non si dica che ti abbia invocato invano, e poiché tu puoi tutto presso Gesù e Maria, mostrami che la tua bontà è grande quanto il tuo potere. Amen”.

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