Insieme con don Cristian, nella preghiera e nelle opere

Nel segno di don Vito Sguotti, domenica 20 settembre l’ingresso del nuovo parroco nella parrocchia di San Ponziano a Carbonia

di Giampaolo Atzei
foto di Efisio Vacca

“Caro don Cristian, appena abbiamo avuto notizia della sua nomina, abbiamo fatto posto per lei nelle nostre preghiere, la accogliamo come pastore del nostro gregge”. Nelle parole di Luciano Tesi, per il Consiglio Pastorale Parrocchiale, c’è tutto l’affetto con cui la comunità di San Ponziano domenica sera ha aperto le proprie braccia per don Cristian Lilliu, il nuovo parroco nominato nella prima chiesa di Carbonia dal vescovo Giovanni Paolo. Un momento di intensa preghiera, che ha visto – insieme a numerosi sacerdoti – partecipare alla celebrazione presieduta da mons. Zedda una folla numerosa e ordinata, nella chiesa e nel sagrato nella piazza Roma, nel rispetto delle misure anti Covid disposte dall’attento staff della parrocchia. Tra i fedeli, tanti sono arrivati da Domusnovas, dove don Cristian ha retto sino a poche settimane fa la parrocchia della Vergine Assunta. Nell’austera e bianca aula di San Ponziano, in prima fila la sindaca di Carbonia Paola Massidda, accompagnata da altri esponenti dell’amministrazione comunale.
Si allungavano sulla piazza le ombre del tramonto quando una piccola processione ha accompagnato il nuovo pastore dalla canonica verso il tempio dove per primo operò l’indimenticato don Vito Sguotti. Dopo l’annuncio del vescovo, don Massimiliano Congia, vicario diocesano e parroco di Cristo Re, ha dato lettura del decreto episcopale con cui don Lilliu è stato nominato arciprete e parroco di San Ponziano. Nell’omelia il vescovo, partendo dalle letture domenicali, ha esortato la comunità cristiana ad aprire il proprio sguardo nella lettura del mondo, superando il particolarismo di chi legge l’amore del Signore con gli occhi degli uomini. Amore e non egoismo, la giustizia del Signore che talvolta ci pare incomprensibile, l’invito di Gesù alla conversione per vivere un vangelo sempre nuovo: “tutti siamo chiamati a lavorare nella vigna del Signore” ha esortato mons. Zedda, sottolineando l’importanza di questo approccio anche nella vita di una comunità parrocchiale, ancor più quando arriva un nuovo pastore, elemento della storia che “appartiene al disegno di Dio”. Il cammino per i cristiani è così tracciato, “entrare nel progetto di Dio, mettere in opera quel che Gesù vuole dirci” conduce all’incontro con le persone, agli ultimi che diventano primi, seguendo l’insegnamento di Paolo “comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo”, un invito che – ha sottolineato mons. Zedda – è rivolto anche a ministri, parroci, vescovi, tutti chiamati insieme ad essere collaboratori con il Signore nella trasformazione del mondo.
“Insieme” è stata una parola che ha riecheggiato anche nei saluti che hanno concluso la celebrazione. Il benvenuto della sindaca Paola Massidda è stato segnato dall’auspicio ad una collaborazione nell’impegno per il bene comune e la cura degli ultimi, nella reciproca indipendenza e nella comune vicinanza, “come in questa piazza, dove si affacciano la chiesa e il municipio, divisi solo dal campanile che segna il tempo”.
Don Cristian ha unito tutti in un caloroso ringraziamento per la vicinanza e l’affetto che l’hanno accompagnato in questo ingresso, ancor più in occasione di un recente problema di salute, “un piccolo incidente di percorso che succede solo ai vivi” ha detto con il sorriso ricambiato dall’assemblea. “Non vengo a fare cose strane, vengo a fare il prete! – ha poi detto il nuovo parroco – Statemi vicino e abbiate la libertà di dirmi quel che dovete, io farò lo stesso con voi”. Infine, l’affidamento ai patroni Ponziano e Barbara ed alla protezione della Vergine perché “avete acquistato un parroco profondamente mariano”, ha concluso don Lilliu.
Per i giorni seguenti è già stato convocato il Consiglio Pastorale, mentre martedì 22 si è celebrato l’anniversario della morte di don Sguotti, primo parroco di Carbonia e “uomo di popolo”, il cui calice della prima messa è stato significativamente usato come calice della messa d’ingresso: un segno dell’attenzione che la parrocchia deve mantenere verso la gente, le povertà, la Carbonia che soffre e spera, pensando “chissà quante volte don Vito in quel calice ha messo questa città”.

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