Gli orti solidali di comunità, insieme cura del creato e fraternità

Tra rigenerazione ambientale e integrazione sociale, ecco come i fondi 8xmille contribuiscono al progetto degli orti solidali della Caritas diocesana

di Valeria Carta

Dopo le opere di culto e pastorale, il viaggio tra le realtà diocesane che usufruiscono dei fondi dell’ 8xmille fa tappa tra le attività che rispondono alla voce “carità”. E in particolare, tra quelle promosse dalla Caritas diocesana di Iglesias che è impegnata da tempo in attività volte a promuovere l’integrazione sociale, il contrasto alla povertà e le disuguaglianze. Il Pozzo di Giacobbe, l’Emporio della Solidarietà, i progetti “Fuori dall’ombra” e “Iscòla de maduridàde”, sono solo alcune delle attività Caritas che beneficiano dei fondi 8xmille.
A questi si aggiunge il progetto degli Orti Solidali di Comunità. “Si tratta di un’idea nata all’indomani dell’adesione da parte della Caritas diocesana di Iglesias alla campagna di sensibilizzazione ‘Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro’, promossa da Papa Francesco”, ha specificato Raffaele Calli, direttore della Caritas diocesana di Iglesias. Il programma di sviluppo agricolo, a cui è data una valenza sociale, ambientale ed inclusiva, è destinato a tutti coloro che si trovano a vivere una condizione di difficoltà socio-famigliare ed economica.
È dunque nell’immediata periferia di Iglesias che i tre ettari di proprietà del Seminario Vescovile sono stati concessi in uso alla Caritas diocesana per un progetto che aiuta e sostiene un tipo di economia che può essere definita in tutti i sensi “solidale”. “Il nostro obbiettivo era quello di recuperare delle terre abbandonate e così aiutare le persone in un modo diverso rispetto a quello che eravamo abituati a fare”, ha proseguito Callia. Anche attraverso un progetto di questo tipo, incentrato principalmente sulla sostenibilità, si scoprono le mille sfaccettature della fragilità umana che vanno dai più scontati problemi economici, a quelli legati all’integrazione, fino ai problemi di natura più strettamente psicologica.
Quanto prodotto negli orti solidali iglesienti è a kilometro zero, ma soprattutto “naturale”, poiché non si avvale dell’uso di pesticidi. Il lavoro dei tanti impegnati nell’attività agricola consente di far fronte al fabbisogno personale degli operatori, mentre le eccedenze vengono ridistribuite tra la mensa di Sodalitas, l’emporio della solidarietà e altri progetti sempre targati Caritas.
“Come ogni creatura – ha ricordato il direttore – si tratta di una pianta che deve crescere”. È un ciclo continuo quello iniziato nel 2015 che si caratterizza per l’avvicendarsi dei collaboratori: “alcune persone continuano a seguire, altre se ne sono aggiunte”.
La Caritas, che beneficia periodicamente dei fondi CEI 8xmille, ha ricevuto l’ultima assegnazione in ordine di tempo lo scorso febbraio, ed è pronta a trasformare quei 207.500,00 euro in opere concrete per coloro che ne hanno maggiore bisogno.
Anche per il progetto degli orti solidali sono in cantiere delle novità. Una di queste, già realizzata anche grazie a questi fondi 8xmille, è quella che ha consentito di ristrutturare un vecchio casolare, che può accogliere, nei momenti di pausa, i lavoratori. Una cucina, servizi igienici, tutto pronto per un momento di aggregazione e convivialità che diventa punto di ristoro per le ore più calde della giornata. “Per gemmazione è quindi nata anche la casa degli orti”, ha precisato Raffaele Callia, sottolineando quanto ancora c’è da fare ma soprattutto quanto il progetto abbia ancora delle potenzialità tutte da esprimere. Si pensi per esempio che dei tre ettari messi a disposizione, solamente uno è pienamente utilizzato. “Abbiamo altri progetti in fase ancora embrionale che vogliono far fare un passo in avanti al progetto originale”.
Il discorso strettamente agricolo tuttavia, si lega inesorabilmente al concetto di rigenerazione che non va inteso solo dal punto di vista ambientale, quanto piuttosto anche psicologico. Il progetto degli orti solidali ha una plus valenza di significati che tocca anche il discorso dell’integrazione. Come ha ricordato lo stesso direttore, “la presenza di stranieri costringe bonariamente al confronto”. È così dunque che la cultura ghanese, per esempio, incontra quella italiana in un intreccio di esperienze dove i diversi saperi si fondono nell’obbiettivo comune di prendersi cura della madre terra. Ed è un attimo passare dalla cura del creato alla sua contemplazione. Tra gli scopi dell’orto solidale infatti anche quello di prendersi cura dei più fragili, tanto delle persone quanto del creato. È una “dimensione orizzontale” quella che emerge da questo progetto finanziato dai fondi dell’8xmille, figlio della consapevolezza che “siamo tutti nella stessa barca”.
Nemmeno il Covid-19 è riuscito a fermare questa macchina della solidarietà. “La carità non è mai andata in lockdown” ha precisato Raffaelle Callia. E sono in tanti a poterlo dire, tanti che, forse non avrebbero voluto ma si sono ritrovati nella condizione di dover beneficiale dei fondi 8xmille, che la CEI ha devoluto all’emergenza, non solo sanitaria, ma da un certo punto in poi, soprattutto economica. “Non avevamo e non abbiamo bacchette magiche ma stiamo al fianco delle persone e le accompagniamo”.  È quella che si chiama “pedagogia dei fatti”, le opere della Caritas rappresentano “la fede che viene testimoniata attraverso le opere, attraverso i gesti concreti”. Tanti i volti, le persone, le famiglie, le imprese che hanno beneficiato di questo contributo durante i mesi della pandemia. Anche questa è l’azione di una Chiesa che opera attraverso i suoi figli, attraverso le firme dei tanti che, spesso inconsapevolmente, stanno regalando speranza a chi l’ha perduta. E poiché non “si accende una lucerna per metterla sotto il moggio”, la Caritas si fa presente attraverso gesti concreti per testimoniare l’amore di Dio. Non si tratta solo di servizio sociale, quanto piuttosto di “fraternità”.

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