Ecumenismo ed ecologia, un cammino comune

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La preghiera ecumenica del Padre Nostro durante la Giornata diocesana per la Custodia del Creato, Tratalias 22 settembre 2018 (ph Efisio Vacca)

La fede in Dio Padre, creatore del cielo e della terra, costituisce un elemento di condivisione tra le confessioni cristiane

di Elizabeth Green
Pastora delle Chiese Evangeliche Battiste di Cagliari, Carbonia e del Sulcis Iglesiente

Che ecumenismo e ecologia camminino a braccetto non deve affatto sorprenderci in quanto ambedue hanno a che fare con “l’arte della relazione”. Nel primo caso della relazione tra le confessioni cristiane e le chiese che le professano, nel secondo della relazione tra esseri viventi e l’ambiente. D’altronde, ambedue termini, “ecumenismo” ed “ecologia”, provengono dalla stessa parola greca oikos ovvero casa. Possiamo dire, quindi, che il compito sia dell’uno che dell’altro è di rendere il mondo un luogo abitabile o ecumene, casa per tutta la comunità del creato, alberi fruttiferi e cedri tutti, animali selvatici e domestici, rettili e uccelli, re della terra e popoli tutti, giovani e fanciulle, vecchi e bambini come dice il salmista (Salmo 148).
Oltre all’ etimologia, esistono almeno due ulteriori motivi per i quali ecumenismo ed ecologia camminano insieme. Il primo è di ordine teologico. Infatti, secondo Simone Morandini, intervenuto al convegno Interconnessi. Fede e ecologia nell’era digitale organizzato nel 2019 dalla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna insieme alla Chiesa evangelica battista di Cagliari, mentre altri aspetti della teologia – soprattutto dell’ecclesiologia – sono stati (o sono tuttora) fonte di attrito tra le chiese, la fede in Dio Padre, creatore del cielo e della terra, è pienamente condivisa e costituisce un elemento di coesione che va ben oltre i confini del cristianesimo. È relativamente facile, quindi, che intorno ai problemi pressanti del nostro pianeta le chiese si trovino unite.
Infine, c’è un motivo storico. Le chiese cominciarono ad occuparsi dell’ambiente già all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso. Furono soprattutto le chiese nell’ambito del Consiglio Ecumenico (anglicane, evangeliche e ortodosse) ad avviare una riflessione su Giustizia, Pace e Integrità del Creato, argomento che confluì nella prima Assemblea Ecumenica Europea “Pace nella giustizia” (Basileia 1989). Le istanze ecologiche entrarono a pieno titolo nella Charta oecumenica del 2001 dove le chiese s’impegnarono, tra l’altro, a “sviluppare ulteriormente uno stile di vita nel quale … accordiamo valore ad una qualità di vita responsabile e sostenibile”.
Com’è ben noto, è stato papa Francesco a cogliere le ricchezze di questa eredità nella Laudato Sì, enciclica che richiamando un santo amato da tutte le chiese, ha avuto e continua ad aver una risonanza notevole. Il concetto di ecologia integrale e di conversione ecologica tornano anche nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace 2020: “Tale conversione va intesa in maniera integrale, come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita”.
Appello che non può che interessare e trasformare le relazioni tra le chiese chiamate a pregare, pensare e agire insieme in un cammino volto a rendere il pianeta un vero ecumene ovvero mondo abitabile, casa comune per tutti e tutte.

 

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