Dallo scandalo all’ascolto

La tutela dei minori nella Chiesa Cattolica, l’intervento di mons. Roberto Carboni, vescovo delegato CES per questo delicato servizio

+ Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano

Signore e signori,
ritengo che il modo migliore per iniziare questa riflessione sul tema così drammatico come l’abuso di minori ad opera di membri del clero della Chiesa cattolica, sia in primo luogo esprimere vicinanza, solidarietà e atteggiamento di ascolto alle vittime di tali abusi. In secondo luogo quello di esprimere con chiarezza la volontà di affrontare con decisione tale tema, allontanandosi dalla tentazione e da una prassi che nel passato ha causato tante sofferenze e scandalo da parte di tanti: cioè quella di ignorare, coprire, tentare di salvare più l’istituzione che le persone. In terzo luogo quello di mettersi nella prospettiva e nella ricerca attiva della prevenzione e formazione che rappresentano una vera risposta alle vittime e a tutti coloro che sono stati feriti da questi comportamenti e ancora ne patiscono le conseguenze nella loro vista.
La Chiesa cattolica ha preso drammaticamente coscienza che non era sufficiente chiedere perdono o riconoscere i propri errori riguardo al modo con cui nel passato si affrontavano (o non si affrontavano) tali abusi;  ma  era necessario innanzitutto uno sforzo di consapevolezza sul problema, dando attenzione cordiale e sincera alle vittime, offrendo ascolto e supporto e specialmente iniziando un percorso di formazione e informazione permanente che offrisse strumenti e modi di pensare e strutture che impediscano a questi fatti di ripetersi.
La gravità del problema, come sappiamo, è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica in diversi paesi del mondo, da una intensa (secondo alcuni aggressiva) campagna dei mezzi di comunicazione (pensiamo all’Irlanda, gli Stati Uniti, l’Australia e anche l’Italia). Dobbiamo riconoscere che i mezzi di comunicazione assolvono al loro compito di informazione e approfondimento, e hanno contribuito a fare luce e suscitare dibattito e riflessione sul problema, in particolare puntando l’indice sui “silenzi” del passato. Per essere onesti bisogna anche riconoscere che talvolta non altrettanta energia si è posta nel far conoscere quanto si è poi fatto nella Chiesa per far fronte a questa piaga, come ad esempio la promulgazione delle Linee guida per la protezione dei Minori, la Creazione del Servizio Nazionale, regionali e diocesani per la protezione minori.  Ritengo in ogni caso che l’insistenza della stampa nell’esigere dai membri del Clero e dalla Chiesa maggior trasparenza, rifiuto netto e sicuro degli atteggiamenti del passato e insistere su questo tema è legittimo e necessario, motivato dal fatto che implicitamente si riconosce ai membri della Chiesa (non solo i presti, ma in genere educatori legati alla Chiesa: catechisti, animatori, etc..) la funzione di educatori, persone a cui dare fiducia, guide nel cammino personale. Alcuni hanno tradito questa vocazione mettendo tutti sotto una luce di sospetto e rifiuto.
Pertanto, senza voler certo diminuire la gravità dei fatti né allontanarsi dalle responsabilità, credo sia comunque doveroso dire che la Chiesa ha messo in moto e fatto dei passi importanti in questi ultimi anni e si auspica che anche le altre agenzie educative possano fare altrettanto: dallo Stato, agli ambienti sportivi, educativi e scolastici, alle famiglie etc.  In questi ambienti le statistiche ci dicono che si verificano molti casi di abuso. Basti pensare che quasi il 68,9% avvengono dentro le mura domestiche (Fonte: Telefono Azzurro), con abusatori che possono essere un genitore, parenti, amici di famiglia. Il 29% nell’ambito scolastico-sportivo. Si tratta quindi di un lavoro di prevenzione e formazione che dovrebbe trovare maggiore sinergia in tutti gli ambiti educativi. A titolo informativo l’abuso da parte del clero si situa attorno al 3-4%. Ripeto ancora che: il fatto di trovare gli abusi da parte del clero verso la fine di un indice statistico non lo giustifica né diminuisce la sua gravità, né l’impegno per fare tutto il possibile perché non avvenga più e ci si muova nella linea della prevenzione-formazione.
Detto questo faccio un passo in avanti. Nel maggio scorso (2019) la Conferenza Episcopale italiana (seguendo altre Conferenze episcopali di altre parti del mondo e su determinata sollecitazione di Papa Francesco) ha approvato a larghissima maggioranza (ciò denota l’importanza del documento) le “Linee guida sulla tutela dei minori e adulti vulnerabili”. Si tratta di un documento dove si trovano indicate le motivazioni ideali, valoriali e spirituali per affrontare il tema degli abusi commessi da membri del clero e poi una parte più specifica e attuativa che indica le procedure su come affrontare l’accoglienza delle vittime, l’ascolto, la collaborazione con le autorità civili, il ruolo del vescovo etc.  Possiamo allora ben dire che la Chiesa italiana in modo compatto ha deciso di cambiare stile, di voltare pagina per voler contrastare il fenomeno odioso e intollerabile degli abusi.
Quali sono gli elementi portanti dell’impegno della Chiesa? In primo luogo la prospettiva di fondo, rispetto alle linee guida del 2014 è cambiato. Quelle avevano un carattere giuridico, con l’obiettivo di individuare le strategie più opportune per perseguire i responsabili di abusi, quelle votate a maggio assumono in modo esplicito e convinto lo sguardo del minore. “Ci schieriamo a tutela dei piccoli e delle persone vulnerabili e non in difesa dei nostri preti e delle nostre istituzioni”.  C’è la volontà esplicita di accogliere, ascoltare, accompagnare di decide di fare una segnalazione, una denuncia o soltanto chiedere informazioni, ma soprattutto vi è l’impegno morale a denunciare. Infatti “quando i fatti di cui i vescovi o i loro incaricati vengono a conoscenza appaiono credibili e circostanziati c’è l’obbligo morale dell’esposto all’autorità giudiziaria oppure di dare sostegno alla persona danneggiata che intende fare denuncia. E anche questo è un fatto notevolissimo”. Già ci sono già stati alcuni episodi di positiva collaborazione tra vescovi e autorità giudiziaria con il rinvio a giudizio dei presunti colpevoli.
Inoltre, si stanno attivando le strutture e i servizi previsti dalle Linee Guida (ad esempio la nomina di un referente Diocesano e di un gruppo di lavoro (esperti in vari campi: psicologi, avvocati, consultori, moralisti, educatori). Al vescovo responsabile a livello regionale fanno capo i referenti diocesani per il “Servizio tutela”. Già quasi tutte la diocesi italiane lo hanno attivato.
In Sardegna c’è il Vescovo referente (sottoscritto), il Referente regionale (Don Michele Fadda, di CA, psicologo) e i referenti diocesani (medici, padri di famiglia, psicologi, insegnanti, medici etc.) (NdR. Nella diocesi di Iglesias il referente è don Luca Manconi). Alcune diocesi hanno messo in comune le loro forze e collaborano. L’obiettivo è quello di arrivare a costituire in ogni diocesi una struttura agile e competente, con uno sportello per accogliere le segnalazioni e accompagnare le persone che chiedono aiuto. In alcune diocesi il servizio è già attivo.
La chiave operative è quella delle “buone prassi” di prevenzione e formazione in parrocchia, cioè su tutto quello che si deve e non i deve fare, è considerata importantissima l’assunzione di una nuova e più documentata consapevolezza. “Dobbiamo ripensare le nostre attività pastorali mettendo al primo posto la tutela dei minori. Le nostre proposte hanno, tanti obiettivi (catechistici, liturgici, formativi) ma dobbiamo arrivare a pensare per i minori a noi affidati; insomma la custodia e vigilanza devono diventare una priorità”. (Ghizzoni, Intervista Avvenire). Da qui l’esigenza di calibrare su questi obiettivi i comportamenti degli educatori e dei catechisti, ma anche di preti, religiosi e religiose che devono creare le condizioni per un clima tutelante che scoraggi azioni di abuso sia all’interno sia dall’esterno. Importante è poi la formazione dei candidati agli Ordini sacri (nei seminari) per aiutare i futuri sacerdoti a una sempre maggior maturità affettivo-sessuale e una maturità relazionale verso tutti, specialmente i minori.
La drammaticità dei dati riguardanti l’abuso dei minori nel mondo. Citando fonti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – che rimangono comunque stime – si ricorda che sarebbero fino a un miliardo i minori tra i 2 e i 17 anni che hanno subito qualche forma di violenze o negligenze fisiche, emotive o sessuali. Gli abusi sessuali – stime Unicef – riguarderebbero 120 milioni di bambine. In Europa l’Oms ha stimato che nel 2013 oltre 18 milioni di bambini risulterebbero essere stati vittime di abusi.
In Italia le stime italiane arrivano dal Cesvi (6 milioni di bambini vittime di maltrattamenti) e di Telefono Azzurro, che nel 2017 ha calcolato 98 casi, pari al 7,5% dei casi gestiti dal servizio. Per quanto riguarda il clero sappiamo che le vittime risulterebbero al 40% bambine e per il 60% bambini, ma anche qui non esistono studi davvero credibili. In Italia la stima varia dal 2 al 4%, ma siamo ancora nel campo delle ipotesi. Ecco perché i grafici pubblicati da alcuni giornali, con un’improbabile stima delle diocesi “sicure e non sicure” è del tutto inaccettabile.
Ma perché non disponiamo di statistiche più accurate? “Le diocesi comunicano i risultati dei casi aperti e di quelli che si concludono con una condanna alla Congregazione per la dottrina della fede. Queste sono le indicazioni del Codice di diritto canonico. Non si tratta di stendere veli pietosi per nascondere la realtà ma anche di esigere che non si proceda per semplificazioni banali. Un conto sono i titoli di giornali – da cui per esempio attingono i siti che si occupano di questi problemi –, un altro la realtà. Ci sono le indagini previe, poi eventualmente i processi, poi assoluzioni o condanne. E poi i casi destituiti di ogni fondamento per cui non si avviano neppure le indagini. «Dalla segnalazione alla condanna, o all’assoluzione, spesso cambiano le cifre. E quasi sempre passano anni. Quanti sono andati a processo, quanti sono stati condannati? Sono conteggi difficili.
In conclusione: Linee guida e sito Cei, strumenti per agire. Tutta la comunità è coinvolta nel rispondere alla piaga degli abusi non perché tutta la comunità sia colpevole, ma perché di tutta la comunità è il prendersi cura dei più piccoli. Ogni qualvolta uno di loro viene ferito, tutta la comunità ne soffre perché non è riuscita a fermare l’aggressore o a mettere in pratica tutto ciò che si poteva fare per evitare l’abuso». È un passo delle “Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili” approvate dall’assemblea dei vescovi italiani in maggio, pubblicate a fine giugno e consultabili sul sito del Servizio nazionale per la tutela dei minori (https://tutelaminori.chiesacattolica.it) insieme ad altri documenti della Chiesa, agli interventi del Papa, a notizie e segnalazioni media. “È richiesto un rinnovamento comunitario – si legge nel documento Cei –, che sappia mettere al centro la cura e la protezione dei più piccoli e vulnerabili come valori supremi da tutelare. Solo questa conversione potrà permettere a tutta la comunità di vincere ogni silenzio, indifferenza, pregiudizio o inattività”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: