Chiamati con gioia a seguire Gesù

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Domenica 9 febbraio si è celebrata a Iglesias la Giornata del Seminario, un momento di preghiera col vescovo Giovanni Paolo per le vocazioni sacerdotali diocesane

di Valeria Carta
Foto di Efisio Vacca

Domenica 9 febbraio, si è celebrata l’annuale giornata di preghiera e fraternità del seminario. Ad appena una settimana di distanza dalle celebrazioni per Vita Consacrata, l’evento diventa un importante occasione per riflettere sulla vocazione sacerdotale ma anche e soprattutto sul sostegno che a questa deve arrivare dalle comunità e dai laici.
Il programma della giornata prevedeva l’adorazione eucaristica, animata dai giovani seminaristi, seguita dalla celebrazione della Santa Messa, presieduta dal Vescovo Giovanni Paolo Zedda, e da un momento di fraternità conviviale.
L’edificio di Via Tenente Cacciarru è dal 1967 la sede diocesana del seminario, da quando cioè ha sostituito la più antica location che si trovava attigua alla chiesa della Purissima. Oggi la struttura non accoglie più i giovani che decidono di intraprendere l’esperienza vocazionale, che invece confluiscono nel seminario Regionale di Cagliari, ma piuttosto è un luogo che accoglie il clero e i laici per incontri di spiritualità, convegni, oltre che essere la residenza stabile di alcuni sacerdoti e la sede dell’archivio diocesano.
La giornata di preghiera per il seminario ha dato l’opportunità a tutti di riflettere sul nuovo ruolo che oggi il seminario può avere, “deve essere il luogo dove le persone si fanno come Gesù” ha spiegato Don Andrea Zucca, direttore del Centro Diocesano Vocazioni, che in diocesi si occupa di curare le attività ma soprattutto il cammino spirituale di coloro che sentono nel loro cuore una chiamata esclusiva a seguire Cristo.
E di questi giovani oggi in diocesi ce ne sono circa una decina. Ognuno di loro ha intrapreso il proprio cammino prima di tutto nelle comunità parrocchiali nelle quali sono cresciuti e dove sono stati attratti da questa chiamata. Come Roberto Cherchi, di Domusnovas, che si appresta ad accostarsi a questo cammino, incuriosito dall’esempio di Matteo Murru e Marco Cannas. Per i suoi due compaesani già si sono aperte le porte dell’anno di propedeutica, ossia dello “stacco totale dalla vita che conducevano prima”, per capire se davvero sono “disposti a perdere tutto per avere tutto”. Talvolta si tratta di una scelta radicale che li porta ad accantonare quella che sembra una vita già delineata anche dal punto di vista lavorativo, per interrogarsi sul senso della propria esistenza fino al punto di metterlo in discussione.
Il resto dei seminaristi diocesani appare già avviato verso questa scelta per la vita. Per tre di loro, Jonathan Dolci, Mattia Atzori e Cristian Piano, è da poco iniziato il primo anno, nel quale proseguire il cammino di discernimento già intrapreso in precedenza, mentre altri due, Leonardo Crobu e Diego Cerniglia, sono ormai al quinto anno. E infine i veterani, l’accolito Fulvio Sanna e il diacono Francesco Mannu.
Il vescovo, nell’omelia, ha sottolineato quanto questa sequela non sia priva di inciampi, a volte faticosa. Non dobbiamo infatti dimenticare che “la strada di Cristo è la via della croce”. Ma lo scoraggiamento non sembra essere il tratto distintivo di questo gruppo di giovani che si sentono chiamati “a seguire Cristo da molto vicino”. L’invito, rivolto già da tempo alle comunità, è stato quello di pregare per le vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale, che come testimoniato da questi ragazzi, nascono prima di tutto nelle parrocchie. La sinergia tra comunità e seminario deve essere coadiuvata anche e soprattutto dalla preghiera reciproca, oltre che dal sostegno materiale che, come ha sottolineato Don Gabriele Atzei, amministratore del seminario vescovile, molti fedeli negli anni hanno fatto pervenire. Grande riconoscenza a questi sostenitori, a volte invisibili, che si prendono cura della realtà seminariale diocesana che, “se non condivisa con le comunità, è morta”.
A chiusura, un invito rivolto a tutti i ragazzi a lasciarsi interrogare da Cristo, che passa in un gesto, in una preghiera, in una domanda: “e se fossi tu la mia gioia?”.

 

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