Addio Enzo, cantore della tabarchinità

Lutto nella comunità carolina per la scomparsa del popolare interprete, insegnante volontario nella scuola materna e compositore della tradizione musicale

di Nicolo Capriata

Un altro grave lutto ha colpito la comunità isolana. Enzo Cabula, il cantore della tabarchinità, se n’e andato. Non si vedrà più con la sua chitarra (diventata ora un cimelio) in mano, a cantare e a fare festa in ogni occasione. La morte lo ha colto quando ancora aveva voglia di divertirsi, di donare al suo popolo le tante festose (qualche volta anche tristi) melodie che aveva scritto e composto. Si può dire, senza tema di essere smentito, che tutti i suoi brani e le sue composizioni sono entrate a forza e a buon diritto nel novero delle tradizioni canore carlofortine. In tanti le ostentavano durante le feste e i divertimenti. Enzo per Carloforte era diventato un mito. Ai tanti applausi sentiti e calorosissimi degli adulti, durante i suoi funerali, si sono aggiunte le lacrime dei piccoli. Enzo per quasi un ventennio aveva guidato e insegnato (gratuitamente) ai bambini delle scuole materne tante canzoni della tradizione, spesso accompagnate da antiche filastrocche legate al mondo dell’infanzia. E questa la dice lunga su chi fosse Enzo, del suo amore viscerale sulla tabarchinità dei suoi sentimenti verso il popolo isolano. Enzo con la sua morte non è mancato solamente alla sua folta schiera di amici, ma è mancato soprattutto alla comunità. Sempre pronto e con amore a guidare la parte musicale di un evento. La “tabarchinità” è ed è stata Enzo quanto Enzo è stato la “tabarchinità”. In paese tutti lo conoscevano. Quando usciva per le vie con in mano la sua chitarra era come fosse uscito il pifferaio magico, (una delle tante versioni) con un codazzo di gente non per cacciare ratti, ma per ascoltare la sua musica e le sue canzoni. Certo a Carloforte non era il solo ad interpretare lo spirito degli isolani, ma sicuramente era il migliore, sapeva tra l‘altro trascinare la gente. Lui non c’è più, ma rimarrà il ricordo negli amici e in tutti gli isolani. Qualcuno ha scritto che un uomo muore quando non ne esisterà più il ricordo. Enzo vivrà ancora molto a lungo.

 

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