Zaira e Luisa, l’Iglesias del bel tempo passato

Memorie, vita e colori nel ritratto della città d’una volta, osservata da dietro il bancone di una fioreria oggi scomparsa

di Laura Aru Pintus

La vetrina affacciata sul corso del passeggio. Mai esageratamente infiocchettata. Sono sufficienti pochi segni di richiamo alla stagione in corso ed anfore con boccioli roridi ben disposti per tipo. Pochi i fiori freschi fuori periodo e solo su ordinazione. Tutti gli altri ben ritti in un tripudio di effluvi e colori. Le corolle pare seguano la gente passare o fissino con insistenza chi dietro il vetro si ferma ad osservare. L’interno del negozio, piccolo, colonizzato da piante ornamentali di tutte le specie e le misure. Dietro il banco nastri sgargianti e carte trasparenti o da arricciare. Immancabili e sparsi sugli scaffali piccoli oggetti di ceramica o rafia da aggiungere ad un mazzo importante o alla base di un vaso di foglie verdi. Così vuole la clientela e deve essere accontentata. Le due sorelle vestono di scuro, non nero, ma colori sobri da passare inosservati. Non ho mai imparato a distinguere Zaira da Luisa. Per pigrizia mentale. Per poca memoria, non so. Eppure sono molto diverse l’una dall’altra. Una magra, piccola, sottile, svelta ed autoritaria. L’altra robusta, stanca, se non è necessario il suo contributo rimane seduta sulla sedia di fianco al banco, e parla, dirige, suggerisce alla sorella, la sollecita affinché ripulisca per bene il pavimento che dopo ogni composizione è invaso da gambi recisi, foglie, pezzetti avanzati di carta e nastri, qualche petalo sfuggito. Quando, perché sola in negozio, deve fare tutto da sé pare le costi fatica. Compone e scompone il mazzo di fiori mai soddisfatta del risultato finale. Indecisa anche nell’abbinamento dei colori della carta e del nastro che risultano spesso decisamente arditi, ma con una loro armoniosità che è subito arte.
La sorella invece ha un garbo sicuro nel mettere insieme i fiori e con pochi gesti realizza capolavori. Si esce dal negozio trionfanti, con la certezza di avere tra le mani un bouquet unico che sarà gradito se donato o abbellirà un angolo della casa se tenuto. La storia delle famiglie cittadine passa tra le loro mani. Ricorrenze uniche e speciali. O solo compleanni. Gratitudine o teneri pensieri di innamorati. Mazzolini da sposa studiati per tempo e realizzati in stile con il vestito e l’acconciatura della sposa. L’addobbo di una chiesa. Fiori per un ultimo saluto al cimitero. I fiori e le composizioni delle sorelle fioriste sono sempre all’altezza di ogni situazione. Nessun altro in città ne eguaglia la fantasia e l’armonia nel combinare insieme sfacciate roselline e screziati tulipani.
La vigilia di Natale si attende a lungo il proprio turno tanto il negozio è gremito e la preparazione di ogni singola composizione lunga, accurata, precisa richiede tempo. Capita che dopo una attesa estenuante le rose più belle siano terminate e si ripieghi, delusi, per quelle con lo stelo più corto ed il bocciolo più piccolo, ma sempre altrettanto perfette. Gli eventi ciclici della città vengono intrecciati dalle loro mani. La fine della scuola è un trionfo profumato da porgere alla maestra. La vigilia delle feste religiose sottolineate da nastri vermigli o da sfumature pastello. Per ogni famiglia inoltre c’è quel momento speciale di una nuova vita affacciatasi al mondo, ed allora rosa o celeste a decorare una coccarda fiorita.
Nulla sfugge alle due sorelle. Con una rapida occhiata decifrano ciò che viene lestamente, specie in alcune situazioni, vergato sul biglietto da appuntare al nastro che stringe i fiori. Sanno quasi tutto. Di tutti. Litigi e riappacificazioni. Malattie vinte. Ricoveri ospedalieri. Scuse di un marito. Bimbi che scelgono fiori piccini per una mamma grande. Questo e molto altro passa nella loro bottega infiorata. Le situazioni vengono forse sussurrate tra le due sorelle quando si trovano sole. Sottolineate con uno sguardo. Con un cenno del capo. Mai esibite o sguaiatamente raccontate. Portano avanti una professione che è pari ad una missione come fossero medico o confessore. Legate al segreto totale e per questa loro serietà “deontologica” sono apprezzate e il loro negozio non conosce crisi. Lavorano tutto l’anno. Anche d’estate quando si preferisce donare una torta gelato od una bottiglia di vermentino, giacché un fiore subito appassisce. Loro hanno i loro clienti fedeli che romantici o solo demodé, mandano fiori al 15 di agosto per la festa dell’Assunta.
Cartolina l’immagine della vetrina con le bacche rosse nel tempo d’Avvento e pulcini ed uova nella settimana santa. Senza fretta. Senza anticipare i tempi come è moda fare oggi.
Ormai anziane cedono l’attività ad un nipote. Forse capace. Forse incapace. Che non sa conquistarsi la fiducia della gente e che non le eguaglia in fantasia e rigore di intenti. Nei vasi sfacciatamente mette mazzi con i fiori già sfatti. Nell’entrare o nell’uscire lo si sente porgere, non sottovoce, informazioni tali da riuscire ad identificare di volta in volta, la persona oggetto di chiacchiere. Altri fiorai aprono nel centro storico e propongono novità. Fiori di seta che paion veri. Brutte reticelle di plastica in sostituzione della carta arricciata. Composizioni con legni e sassi. Piantine spinose con fiori di plastica, che sbocciano dentro ciotole di finta lacca cinese. Prezzi concorrenziali.
Il negozio chiude. È una disfatta.
Che nostalgia di Zaira e Luisa. Fioriste e signorine da operetta. Coraggiose ad aver aperto ad Iglesias il primo negozio di fiori e ad aver frequentato i primissimi corsi di tecnica nelle città che allora era difficile raggiungere, quali Torino, partecipando a diversi concorsi e festival in Spagna e Grecia, rappresentando sempre con successo la Sardegna. Arrivando fin nel lontano Giappone a presentare composizioni uniche, premiate ed ammirate anche in una terra che ha fatto della composizione floreale un’arte dalle regole rigidissime. Sempre con curiosità, umiltà, imparando ed insegnando, lasciandosi guidare dalla fantasia.
Nella vetrina si alternano borse e tessuti. Scarpe e vestiti. Gelati.
Attività che aprono e chiudono. Mancano di garbo. Di colori. Di profumi. Di Fiori.

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