Una nuova sede per il Centro di Aiuto alla Vita di Carbonia

Carbonia. Intervista a Gina Satta, presidente del C.A.V. “io vorrei vivere – ODV»

di Claudio Castaldi

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Il 1 dicembre 2019 nei locali di via Liguria 71 alle ore 18.30 ha avuto luogo l’inaugurazione della nuova sede C.A.V. Centro di Aiuto alla Vita “io vorrei vivere – ODV”. “Io vorrei vivere”, un grido di speranza dei piccoli bimbi nella pancia della mamma, come se potessero implorare dicendo “mamma, non abortire, io vorrei vivere”. In occasione dell’inaugurazione ci ha rilasciato un’intervista la presidente C.A.V Carbonia, Gina Satta, in carica dal marzo 2016 e rieletta lo scorso marzo.

Come è nata l’idea di una nuova sede del vostro Centro di Aiuto alla Vita?

C’era la necessità di trovare un locale più spazioso per poter svolgere al meglio il lavoro di magazzino, soprattutto. In più, ritenevamo giusto, nel tempo, diventare indipendenti e liberare i locali parrocchiali dedicati alle attività pastorali-parrocchiali. Quindi abbiamo deciso di trasferisci da via Liguria 73, locali della parrocchia dedicata alla Beata Vergine Addolorata, al numero 71.

Ci può raccontare come sono organizzati i locali della nuova sede?

Posso affermare che la nuova sede è cinque volte più grande rispetto ai locali parrocchiali. La sede è composta da una sala per l’accoglienza e l’ascolto delle mamme (che è anche sala riunioni), un ufficio, un magazzino grande (in cui raccogliamo tutte le attrezzature) e uno più piccolo (in cui vengono conservati i corredini); un bagno e un grande andito in cui vi sono due grandi armadi, utili per poter riporre le provviste di panni, latte, pappe, ecc. Nella sede son presenti fasciatoi per le mamme che hanno già bambini appena nati o perché in seconda gravidanza ma già mamme di bimbi piccoli.

Dopo tante fatiche si è realizzato il sogno con l’inaugurazione.

Eh sì, proprio così. Il 1 dicembre alle ore 18.30 abbiamo inaugurato la nuova sede CAV di via Liguria 71. Ho iniziato io con un discorso e un ringraziamento rivolto a tutte le persone che in diversi modi hanno collaborato affinché arrivassimo a completare questa grande impresa. E pensare che il locale era abbandonato da circa 18 anni, una parte del tetto era crollata e che l’impresa ha lavorato da fine maggio ai primi di settembre per rimettere apposto il tutto. È stato rifatto completamente il bagno (anche l’impianto idraulico), il tetto, parte del pavimento dell’andito, in alcune stanze la camera d’aria per evitare problemi di umidità. Dopo il mio discorso, la benedizione di don Antonio Carta, accompagnata con delle parole molto bella e incoraggianti e poi, dopo il taglio del nastro, abbiamo fatto festa con tutti i presenti.

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