Sulla rotta del Cristo “Tabarchino”

La comunità di Carloforte ha accolto il Crocifisso dei Cristezanti accompagnato dalla confraternita dei santi Nazario e Celso di Multedo

di DAZ

Sabato 9 ottobre è stato accolto dalla comunità carolina il Cristo chiamato “Tabarchino”. Un’opera d’arte realizzata dalla scuola genovese su richiesta dell’associazione dei Cristezanti, un gruppo di giovani adulti, che sono in cammino per la formazione di una confraternita, che fonda le sue origini nelle confraternite che già ai tempi del ritorno da Tabarca hanno accompagnato la vita religiosa dei carlofortini. Sì, perché accogliere il Cristo Tabarchino non è una questione folkloristica, per quanto possa essere suggestivo per la bellezza e l’emozione che suscita vedere il Cristo portato dai Cristezanti nelle processioni, sollevato solo avvalendosi del crocchio e di equilibrio, di forza fisica e concentrazione. Non si tratta di folklore perché il Cristezante sente il peso più grande di farsi carico della testimonianza dell’amore che quel Crocifisso rappresenta: l’amore di Dio per gli uomini, fino alla fine. Si tratta di un desiderio di testimonianza che passa anche attraverso la fatica di portare un Cristo, che, proprio perché è segno di un amore grande, viene arricchito con dei canti, che spesso sono delle rappresentazioni floreali, dorate o argentate, che nel passaggio sulle strade, fanno un suono armonioso che richiama l’attenzione per potersi lasciare guardare dal volto di Gesù Crocifisso e lasciarsi interrogare da ciò che dalla croce può arrivare al nostro cuore: dalla morte di Cristo nasce la vita vera. E questa vita germoglia nei canti, che richiamano proprio col loro suono al canto di lode per la vita nuova del Risorto. La consegna del “Tabarchino” è avvenuta per le mani della confraternita dei santi Nazario e Celso di Multedo, che si è fatta carico di accompagnare con fraterno affetto e premura i giovani di Carloforte, che cercavano di dare forma al loro progetto. Il Crocifisso è stato realizzato grazie al contributo di tante persone che si sono appassionate al sogno dei Cristezanti, arricchendolo maggiormente di un senso comunitario. Dopo aver ricevuto il Crocifisso, partendo dall’oratorio della Madonna dello Schiavo, si è giunti alla chiesa parrocchiale di San Carlo dove è stata celebrata una santa Messa solenne, presieduta da padre Giuseppe Parisi, parroco di Multedo. I fedeli hanno sentito forte un senso di comunione, perché guardando al crocifisso, che non può essere un oggetto qualunque, si sono sentiti ancora una volta richiamati a vivere con forza e perseveranza il comandamento dell’amore, chiesto da Gesù e testimoniato in modo evidente proprio nel suo accettare la Croce per la nostra salvezza. Siamo certi che per tutta la comunità carolina, sarà l’occasione per rinvigorire il proprio cammino di fede e per i Cristezanti un incentivo a giungere con più consapevolezza alla piena realizzazione del sogno di costituire una confraternita che sappia essere una luce guida per i giovani e per coloro che desidereranno riavvicinarsi al Signore a partire dall’incontro con il Tabarchino. DAZ

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BOX
Simbologia del Tabarchino:

  • Il corallo offerto dai pescatori di Carloforte, compone l’INRI e adorna il titolo rappresenta il lavoro ed il sacrificio dei corallari di Tabarka.
  • L’intaglio della Croce rappresenta l’astragalo pianta endemica dell’isola di San Pietro.
  • Sulla Croce sono incastonati sei pezzi di legno provenienti da: Tabarca di Spagna (quercia), Tabarka in Tunisia (ulivo), Carloforte (ginepro), Calasetta (legno di una botte), Liguria (mirto e ulivo).
  • Il titolo è adornato dagli opercoli dell’Astrea rugosa (occhi di Santa Lucia) donati dai pescatori di Carloforte e da due medaglie votive donate dalla famiglia di un vecchio tonnarotto, che un tempo erano legate alle reti della tonnara.

© Riproduzione riservata
Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 35 del 17 ottobre 2021

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