Presepi di speranza, per andare avanti

Nella parrocchia di Sant’Isidoro agricoltore di Nuraxi Figus, l’invito raccolto dai bambini per rappresentare la Natività con materiali di riciclo

di Le catechiste

Natale è ormai passato da alcune settimane, anche se in molte case e nelle strade del nostro piccolo paese, permane ancora qualche residuo di festa, di luci, di regali scartati. Noi catechiste ci siamo domandate se questo Natale “diversamente normale” (come lo ha descritto una canzone trasmessa da una radio emittente italiana), ci ha lasciato qualcosa nel cuore. Proprio quest’anno in cui non è stato possibile radunarsi in tanti, in cui occorreva un’autocertificazione per ogni spostamento, in cui gli auguri sono stati mandati o inviati e non accompagnati da baci e abbracci per mantenere le distanze, il nostro cuore poteva essere più preparato ad accogliere il Signore, più desideroso di ricevere amore e luce, per capire questo tempo difficile che sembra non finire. Noi cristiani non dobbiamo farci vincere dallo sconforto, non dovremmo orientare la nostra vita a quando tutto sarà finito, ma vivere questo tempo che è storia e starci dentro. Per adattarci alle regole, restrizioni e decreti, noi catechiste, durante il periodo della novena, abbiamo proposto un’attività alternativa ai bambini e ragazzi della catechesi. Un’attività da svolgere a casa, che potesse coinvolgere tutta la famiglia nella realizzazione di un simbolo natalizio per eccellenza, il presepe. Il presepe infatti, non è un semplice assemblaggio di statuine posizionate qua e là: si tratta della rappresentazione di una storia che risale a più di duemila anni fa e che ha visto come protagonista il nostro Dio sceso in terra bambino. Il caro San Francesco per primo, nel 1223 aveva inventato il presepe a Greccio, con lo scopo di rivivere quel momento. Si era adoperato per una vera e propria messa in scena con tanto di bue e asinello, per poter vedere, toccare e sentire con tutti e cinque i sensi il momento più significativo per la vita di ogni credente, di ogni uomo: Betlemme era lì. Betlemme non è una favola per bambini, ma la verità del mistero cristiano. 

Presepe vivente come ad Assisi, di questi tempi non è stato possibile, allora perché non utilizzare materiale riciclato associato a un po’ di fantasia e creatività? Il giorno di Natale sono giunti in parrocchia cinque presepi, costruiti con le pietre, tappi di sughero, pasta, pigne, vasetti…tutti originali e realizzati con cura. Forse pochi rispetto al numero dei bambini iscritti, ma sufficienti per non scoraggiarci e andare avanti, nonostante tutto: il covid, la paura, l’indifferenza, la pigrizia. Come rammenta spesso Papa Francesco, non facciamoci rubare la speranza e le nostre comunità riprenderanno presto ad essere vive e piene, soprattutto di gioia e di fede, non solo di persone. Quelle da sole non bastano a fare Chiesa come la intendeva il Signore.

 

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