Nella ricchezza della lingua, l’identità di un popolo

Venerdì 25 giugno la presentazione del libro di Nicolo Capriata su “Proverbi e modi di dire in tabarchino di Carloforte”

di Giampaolo Atzei

Un meticoloso lavoro di ricerca lungo anni, sostenuto da una passione senza pari per la propria lingua e la storia della comunità carlofortina. C’è questo, e tanto altro ancora, dietro il recentissimo libro di Nicolo Capriata “Proverbi e modi di dire in tabarchino di Carloforte”, pubblicato da Fausto Lupetti editore, con la presentazione del linguista Fiorenzo Toso, ordinario di Glottologia all’Università di Sassari, che sarà presentato venerdì 25 giugno a Carloforte, ore 19.30, nel Giardino di note presso le mura di cinta.
Un’opera importante, anche nelle dimensioni del volume, oltre trecento pagine per circa duemila modi di dire e proverbi propri della cultura tabarchina, ordinati per ambiti tematici, “qualcosa che si avvicina, molto probabilmente, alla completezza”, annota Toso nella sua presentazione. Parole che affondano le proprie origini nei più diversi campi della vita della comunità – da quelli più generali quali la famiglia, l’amore, la religione, il lavoro e le feste a quelli più particolari, legati a date parole e ambienti, il mare e i suoi pesci – attraverso i quali si percorre l’intero percorso storico e sociale delle comunità di Carloforte e Calasetta, dalle lontane origini ligure alla permanenza africana, sino all’approdo in Sardegna nel diciottesimo secolo.
Nicolo Capriata, laureato in geologia, una carriera da insegnante al Nautico di Carloforte, innamorato (corrisposto) della cultura e del giornalismo, da anni è prezioso collaboratore di questo settimanale, testimone della specificità della sua isola; nel libro ha disegnato il ritratto di un popolo che vede nella lingua un elemento della propria identità, frutto delle stratificazioni, delle contaminazioni, delle relazioni costruite nei secoli, un elemento vissuto e quanto mai vivo. È questo un aspetto che lo stesso autore sottolinea nella sua breve introduzione, allorché si evidenzia che il tabarchino parlato tra Carloforte e Calasetta non è una lingua da proteggere e che lotta contro il rischio dell’estinzione. Anzi, è tutt’altro che un panda! È difatti, tra le lingue minori, quella più diffusa in base al numero di parlanti rispetto all’area di divulgazione e meriterebbe più attenzione dallo Stato, con provvedimenti legislativi attenti e dedicati.
Scorrendo la descrizione dei detti e dei proverbi raccolti da Capriata, si percepisce la freschezza del tabarchino, specialmente quando l’autore sottolinea come diverse espressioni, a dispetto delle origini davvero lontane e quasi incomprensibili, sono nell’uso delle generazioni più giovani, a dimostrazione di una popolarità della lingua, della sua familiarità, che ne fa un elemento distintivo e costitutivo dell’identità carolina.
Ci sarebbe poi da dire che tutto il mondo è paese, perché se possono essere solo tabarchine certe espressioni legate alla tradizione marinara, alle contaminazioni con la cultura araba, strappa un sorriso leggere l’alter ego a Carloforte della popolare fabbrica di Sant’Anna del vernacolo campidanese, dove ci si riferisce all’infinita costruzione della chiesa di Stampace per parlare di un cantiere infinito. Ecco invece che a Carloforte ci si riferisce alla “fabbrica de Caignan”, ovvero la chiesa genovese dell’Assunta di Carignano, la grande incompiuta della città della Lanterna. Ma questo è solo un esempio tra le tante spigolature, perché la lettura del libro di Nicolo è tutta da gustare, saltando di qua e di là, come in un dizionario, alla ricerca di qualcosa di noto o curioso, oppure tutta di filato, grazie alla divisione in capitoli che avvicina le locuzioni che condividono ambiti e contesti e coinvolgono il lettore.
Il tutto per tutti, che si sia tabarchini o meno, perché nelle pagine di quest’opera scorrono parole in una lingua che è sì parte di un popolo e di una comunità con una forte specificità, ma quelle stesse parole raccontano un’umanità universale che è patrimonio di tutte le nostre piccole patrie sparse per il mondo.

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