In cammino sulle orme di Don Giussani

Incontro con la comunità di Comunione e Liberazione, dal 1976 presente nella nostra diocesi. Un cammino educativo che ancora continua

di Valeria Carta

Nato il 15 ottobre 1922 a Desio, Don Giussani è conosciuto come il fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, oggi diffuso in circa novanta Paesi. La sua proposta, ancora attuale, è quella di educazione alla fede cristiana, che non ha età, e che come diceva lo stesso fondatore: “è riassumibile nell’annuncio, pieno di entusiasmo e di stupore, che Dio è diventato uomo e che questo Uomo è presente in un “segno” di concordia, di comunione, di comunità (…)”.
Lo scorso lunedì, 22 febbraio, ricorreva l’anniversario di morte del sacerdote lombardo, avvenimento commemorato con un susseguirsi di celebrazioni liturgiche in tutto il mondo. La ricorrenza annuale ci da l’occasione di aprire una finestra sulla realtà di C. L. nella diocesi di Iglesias.
La comunità locale “è sorta nel lontano 1976, grazie ad un insegnante originario di Milano a cui era stata assegnata la cattedra al Liceo di Iglesias”. La passione educativa di quest’uomo, “il modo in cui spiegava Dante o Leopardi”, suscitarono curiosità e desiderio negli alunni. “Questa amicizia è diventata proposta dell’esperienza comunitaria di C.L. ma in fondo anche l’incontro degli apostoli con Gesù si è svolto con la stessa dinamica: gli apostoli lo seguono per una attrattiva umana”. Così ricorda Giuliana Zurru, ciellina iglesiente di lungo corso che non ha dubbi sulla sua esperienza in C.L.: “è stato realmente un incontro catalizzante, che ha forgiato la nostra vita. Per quanto mi riguarda, ha determinato la scelta degli studi, la professione, la famiglia”.
Nessuna formula prestabilita, “non ci sono attività’ particolari per una comunità a cui Don Giussani ha sempre insegnato che l’impegno è vivere la fede nella quotidianità, dentro le circostanze in cui ciascuno si trova a vivere: scuola, università, lavoro, famiglia”. Certo non mancano le occasioni di incontro come “la Scuola di Comunità, un momento di dialogo, leggendo e meditando gli scritti di Don Giussani o Don Carron, che oggi guida il Movimento”. In questo periodo, il testo di riferimento è “Generare tracce nella storia del mondo”, una raccolta di interventi di Don Giussani ordinati secondo “parole-chiave” attraverso le quali riconoscere il percorso del cammino cristiano. Innumerevoli anche le “opere, espressioni della passione per l’uomo”, come il Banco Alimentare e l’istituzione della Giornata della Colletta Alimentare che anche ad Iglesias si svolge da tanti anni.
Rispetto alle più contemporanee problematiche, abbiamo chiesto al gruppo iglesiente di tracciare un profilo di un uomo, come Don Giussani, che ha iniziato la sua esperienza in una scuola superiore a diretto contatto con i ragazzi.

Quanto è attuale oggi la sua figura, in un tempo nel quale i giovani manifestano un, sempre più grande, senso di insoddisfazione?

Don Giussani è un educatore. Per chi lo ha conosciuto, questa passione educativa era evidente già dallo sguardo, attento, accogliente, capace di abbracciare in profondità il bisogno di ciascuno.   Proprio per questa passione per l’umano, accompagnata da una profonda riflessione teoretica, il suo insegnamento è sempre attuale. L’uomo, nella sua natura ontologica è “bisogno” e il senso di insoddisfazione non è legato alla condizione in cui ci troviamo a vivere, certamente problematica e segnata dalla pandemia, ma è propria di ogni uomo di ogni tempo. Consapevoli di questo, l’insoddisfazione non deve far paura, perché rappresenta l’inizio di un cammino. Oggi facciamo più fatica a guardare in faccia questa insoddisfazione che ottenebriamo e banalizziamo, riducendola a uno stato d’animo adolescenziale. Ma come ci insegna don Giussani, è l’inizio del percorso per cogliere la natura più profonda del nostro io, un fascio di esigenze originali di verità, di bellezza, di giustizia, di felicità, che ci permettono di riconoscere la risposta quando la si incontra.   

Quanto bisogno c’è di qualcuno che si prenda cura dei giovani?

Papa Francesco ha più volte richiamato a “prendersi cura l’uno per l’altro” e indubbiamente i giovani sono privilegiati; non per nulla il Papa ha lanciato la sfida di un “patto educativo globale”. Non ci sono strategie, regole o istruzioni da proporre: abbiamo bisogno di adulti capaci di intercettare i bisogni più profondi dei giovani e coinvolgersi con loro, mettendo in moto risorse intellettuali e affettive capaci di suscitare ciò che potenzialmente c’è in ognuno di loro. E-ducere significa “condurre fuori” e “l’educazione è una comunicazione di sé, cioè del proprio modo di rapportarsi con il reale”, diceva Don Giussani. Il problema dell’educazione allora non sta nei giovani, ma negli adulti perché “solo se noi adulti ci impegniamo col reale nella sua totalità, possiamo avere la chance per comunicare un significato” come scrive Don Carron.

L’impegno educativo è un’emergenza a tutti gli effetti. Cosa ha da dire C. L. al mondo in preda alla pandemia?

Quanto si è detto sull’educazione è vero sempre, prima della pandemia e, ancor di più, oggi, in cui la confusione e lo smarrimento sembrano ingigantiti. Mi ha colpito leggere nei giorni scorsi questa “profezia” di don Giussani: “Tra non molto diventerà difficile, quasi impossibile comunicare qualcosa di importante alla gente. Ci vorranno dei luoghi, vedendo i quali, il desiderio che abita nel cuore di ogni uomo possa essere risvegliato”. Questo è ancora il compito: testimoniare, costruire luoghi in cui sia possibile sperimentare un “di più di umanità”, un “abbraccio” che sveli l’Amore di Cristo per l’uomo. A 16 anni dalla sua scomparsa, escono in contemporanea per Edizioni Ares, due libri che tratteggiano la figura del padre fondatore di Comunione e Liberazione scritti rispettivamente da monsignor Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio, e Robi Ronza, giornalista e per molti anni portavoce del Meeting di Rimini. Entrambi hanno conosciuto don Giussani e condiviso con con lui l’esperienza ciellina delle origini. Denso di appuntamenti e ricorrenze questo Febbraio 2021 per la comunità di C.L. che ha sempre vivo e presente il modello proposto dal presbitero e docente italiano. Nell’impossibilità di incontrarsi fisicamente, ogni membro anche della comunità di Iglesias, ha partecipato comunque alla celebrazione eucaristica, pregando secondo le intenzioni comunitarie, sempre rivolte al reale e consapevoli che «non c’è niente di inutile e tutto è segno di una indistruttibile positività».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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