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Dal Carmelo al Buon Cammino, una vocazione nel segno di Maria

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In memoria di mons. Tarcisio Pillolla. La Liturgia funebre è stata celebrata nella basilica di N.S. di Bonaria a Cagliari

di Roberto Comparetti

Ha voluto che le esequie si svolgessero lì dove era diventato prima sacerdote e poi Vescovo. Nella Basilica di Bonaria è stata celebrata la liturgia funebre di monsignor Tarcisio Pillolla. Molti i vescovi dell’Isola presenti, numerosi i sacerdoti che non sono voluti mancare, diversi quelli provenienti dalla diocesi di Iglesias, chiesa nella quale il presule è stato guida dal 1999 al 2007, e tanti laici e religiosi.
La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo Baturi, il quale nell’omelia ha voluto ricordare come, monsignor Pillolla, celebrando i 60 anni di ordinazione sacerdotale nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, aveva specificato che la sua vocazione al sacerdozio era stata segnata dalla Madonna, sotto il titolo del Carmelo, nella sua Pimentel, di Bonaria, dove era stato ordinato e del Buoncammino di Iglesias, diocesi che ha guidato dal 1999 al 2007. “Siamo pastori – ha detto tra l’altro Baturi – per annunciare una vera e unica novità: in Cristo siamo sottratti al potere del nulla e conquistati alla vita piena ed eterna”.
In un altro passo dell’omelia l’Arcivescovo ha messo in evidenza il tema della nuova evangelizzazione “che – ha detto Baturi – ha investito in pieno il ministero episcopale di monsignor Pillolla. Per lui la possibilità vera dell’evangelizzazione nuova è nella coerenza, tra la verità che si insegna e la vita personale dell’annunciatore”.
Per monsignor Pillolla era dunque necessario attualizzare le parole che accompagnano la consegna dei Vangeli nel rito di ordinazione diaconale: “credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. Dunque fedeltà nell’annuncio e coerenza nell’azione erano per monsignor Pillolla i cardini dell’evangelizzazione.
Altro tratto del pensiero di monsignor Pillolla, messo in luce nell’omelia, è stato quello del ministero episcopale: “Secondo monsignor Pillolla – ha ricordato ancora Baturi – il Vescovo che accetta questo ministero sa e si consola al pensiero che Cristo ha scelto i suoi apostoli non tra i laureati dell’Università di Gerusalemme, ma tra operai, pescatori, persone, apparentemente, non altezza della grande missione che attendeva loro”. Questo costringe tutti, non solo il Vescovo, a stringersi più fortemente a Cristo.
Da un lato la percezione di una grande insufficienza, dall’altra la grandezza di Cristo che tutto compie se ci si rimette alla Sua volontà. Un senso di umiltà che ha sempre accompagnato il ministero, sacerdotale prima e episcopale poi, di monsignor Tarcisio Pillolla.

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