Cinquant’anni di sacerdozio del vescovo Giovanni Paolo

La celebrazione nella Cattedrale di Santa Chiara per il Giubileo sacerdotale di mons. Zedda, l’affetto della comunità diocesana e arburese

di Giampaolo Atzei
foto di Efisio Vacca

Era il 28 agosto 1971 quando, nella parrocchia San Sebastiano Martire in Arbus, don Giovanni Paolo Zedda veniva ordinato presbitero da mons. Antonio Tedde, allora vescovo di Ales Terralba. Oggi, quel sacerdote d’appena 24 anno nato a Ingurtosu, in terra di miniera, è vescovo a Iglesias e ha celebrato il Giubileo della propria ordinazione, in ringraziamento al Signore, circondato dall’affetto della diocesi di cui è pastore.
Domenica 29 agosto era gremita la Cattedrale di Santa Chiara, in tanti hanno voluto essere presenti per festeggiare con mons. Zedda questa importante ricorrenza, a partire da mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales Terralba, e mons. Corrado Melis, vescovo di Ozieri. Era presente all’altare anche il fratello mons. Piero Angelo Zedda, vicario generale della diocesi di Ales Terralba e parroco di Santa Chiara e Santa Lucia in San Gavino Monreale, che ha celebrato il giorno prima il 45° anniversario di ordinazione. Con loro tanti sacerdoti della diocesi e non solo, insieme ai nostri seminaristi. Nei banchi i familiari del vescovo Giovanni Paolo, l’assessore Vito Didaci in rappresentanza del Comune di Iglesias, e con loro tante persone che hanno voluto partecipare a questo momento di festa. Poi, mercoledì 8 settembre, anche la comunità di Arbus si è stretta al vescovo Giovanni Paolo in occasione della Santa Messa per il Giubileo sacerdotale celebrata nella piazza dell’Immacolata, di fianco alla chiesa di San Sebastiano dove è stato parroco dal 1997 al 2005.
Il saluto e il “grazie affettuoso” della Chiesa diocesana è stato portato dal vicario generale don Massimiliano Congia, che ha sottolineato come, dei 50 anni di sacerdozio, ben 14 anni siano trascorsi come pastore della diocesi di Iglesias, in un luogo e un tempo di grande difficoltà sociale ma dove mons. Zedda lascia il segno di un “farsi prossimo che l’ha sempre contraddistinta”, cercando il volto di Cristo, “in evangelica e fraterna semplicità”. Il vescovo Giovanni Paolo ha così ricevuto i regali offerti, i paramenti indossati e il calice per la celebrazione, ascoltando il messaggio ricevuto dal Santo Padre e gli auguri da parte di mons. Arrigo Miglio.
“Non aspettatevi da me niente di particolare, né il racconto della mia vita, né una lezione sul sacerdozio”, ha detto mons. Zedda durante l’omelia, ringraziando tutti i presenti per l’affetto manifestato. “Mettiamo al centro della nostra attenzione non me ma il Signore Gesù che mi ha chiamato a essere suo figlio nel battesimo e mi ha mandato ad essere suo ministro nella Chiesa” ha proseguito il vescovo, sottolineando con umiltà come “l’esperienza di questi 50 anni mi aiuta a essere consapevole dei miei limiti e delle debolezze” e invitando a lasciare sempre al centro delle nostre attenzioni, anche in questa particolare occasione di festa, il Signore: “non vogliamo vivere solo una bella cerimonia, per essere un popolo che onora Dio con le labbra ma il cuore è lontano da lui” ha aggiunto mons. Zedda. “Solo il dono del suo spirito, della sua stessa vita, è capace di immettere nel nostro cuore malato il farmaco della salvezza” ha proseguito il vescovo Giovanni Paolo, tutti siamo in cammino per “diventare testimoni autentici dell’amore di Dio”.

© Riproduzione riservata
Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 30 del 12 settembre 2021

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