Chiamati a servire, conformati a Cristo

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Nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria a Iglesias, domenica 14 novembre, l’ordinazione diaconale di Leonardo Crobu e Diego Cerniglia

di Mattia Atzori e Cristian Piano
foto di Efisio Vacca

Domenica 14 novembre, Giornata mondiale dei Poveri, il Vescovo Mons. Giovanni Paolo Zedda, ha conferito l’Ordine sacro del diaconato a due candidati diocesani: gli accoliti Leonardo Crobu, originario della parrocchia Sant’Antioco Martire in Sant’Antioco e Diego Cerniglia della parrocchia Sant’Andrea Apostolo in Gonnesa. La celebrazione si è tenuta nella chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria a Iglesias.
La figura del diacono viene presentata direttamente dalle Sante Scritture: “In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: ‘Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola’. Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani”. (Atti 6,1-6)
Durante il solenne rito, il Vescovo ha invitato tutti e specialmente gli ordinandi a riflettere sulle Scritture della liturgia domenicale, le quali annunciano la venuta futura del Signore e così la redenzione di tutti i giusti. Il cristiano vive nella speranza di questa attesa. Tuttavia non si deve sviare dal significato autentico del messaggio. Il Vangelo si vive ora, nella vita concreta. Questo si vede in particolare nella vocazione diaconale.
Diacono vuol dire servitore, il diacono è quindi chiamato a servire, la comunità e in particolare i poveri, in essi, infatti, vi è la Salvezza e la comunione col Signore.
Dopo l’omelia, Leonardo e Diego hanno espresso – attraverso le domande poste dal Vescovo secondo la liturgia – le loro volontà e i loro impegni, promettendo poi il loro rispetto e la loro obbedienza al Vescovo e ai suoi successori. Ha seguito poi il canto delle Litanie, l’imposizione delle mani, la preghiera di consacrazione, al termine della quale hanno indossato i paramenti propri del diacono (stola e dalmatica), la consegna del Libro dei Vangeli e l’abbraccio di pace con il Vescovo.
Il diaconato è un passaggio, una tappa fondamentale per il passo successivo. Essere diaconi vuol dire conformarsi a Cristo che prima di tutti si è fatto Servo per l’intera umanità. La liturgia del giovedì Santo ci offre uno spunto di riflessione che possiamo trarre dal prefazio: “Tu proponi loro come modello il Cristo, perché, donando la vita per te e per i fratelli, si sforzino di conformarsi all’immagine del tuo Figlio, e rendano testimonianza di fedeltà e di amore generoso”. È questo lo stile e il modello di vita che deve assumere un diacono, poiché ciò che ha ricevuto possa trasmetterlo a sua volta attraverso il servizio di cui Cristo è stato precursore.

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 40 del 21 novembre 2021

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