Ritorna la provincia del Sulcis Iglesiente e, con essa, anche l’autonomia dell’azienda sanitaria. Intervista con il consigliere regionale Michele Ennas
di Giampaolo Atzei
Dopo la presentazione di diverse proposte di legge sul riordino degli enti locali in Sardegna, la commissione Autonomia del Consiglio regionale ha approvato nei giorni scorsi un testo unificato che ha iniziato il suo iter legislativo nell’assemblea di via Roma.
Secondo l’intesa raggiunta, nell’Isola si passerà da quattro a sei province, raddoppiando le città metropolitane. Nuovi enti intermedi nasceranno in Gallura, Ogliastra e Sulcis-Iglesiente. Sparisce dalla cartina la provincia di Sassari, poiché la nuova città metropolitana turritana comprendere tutti i 66 comuni dell’attuale ente. Rimane in sospeso la posizione del Medio Campidano, a questo punto l’unica, tra le province falcidiate dal referendum del 2012, a non essere riesumata.
A conti fatti, se la riforma dovesse essere approvata secondo l’attuala proposta, la città metropolitana di Cagliari avrebbe 17 comuni, sebbene ci sia già la fila per entrarvi tra gli esclusi (tra cui San Sperate, Decimoputzu e Villaspeciosa), il Sud Sardegna 84, il Sulcis-Iglesiente 23 (Teulada quindi rimarrebbe ancora fuori?), Oristano 87, Nuoro 51, l’Ogliastra 23, la Gallura 26 e la città metropolitana di Sassari 66.
Tutta da giocare la partita dei capoluoghi. Nel Sulcis Iglesiente, la proposta di legge prevedeva il doppio capoluogo tra Iglesias e Carbonia ma il sindaco di quest’ultima, Paola Massidda, ha dichiarato alla stampa la sua contrarietà all’ipotesi.
Insomma, una partita ancora aperta su molti fronti, dove continua però a rimanere sfumato un progetto complessivo di riordino delle autonomie locali sarde. Intanto, per il Sulcis Iglesiente, oltre la provincia starebbe per rinascere l’Asl autonoma. La commissione Bilancio del Consiglio regionale, negli scorsi giorni, si è espressa positivamente sulla legge di riforma sanitaria che riporterà in vita le otto Aziende sanitarie, ciascuna con una propria personalità giuridica, soppresse dalla giunta Pigliaru, tra cui la ASL n. 7 di Carbonia.
In attesa della discussione in aula, prosegue sulle pagine di Sulcis Iglesiente Oggi il dibattito sul ritorno della provincia nel nostro territorio. Nel numero 27 del 19 luglio abbiamo pubblicato questa intervista con l’on. Michele Ennas, uno dei firmatari – insieme a Giorgio Oppi, Fabio Usai e Dario Giagoni – della proposta di legge regionale per la sua istituzione. Iglesiente, classe 1981, ingegner ambientale a Portovesme, Ennas è alla sua prima esperienza in consiglio regionale, dove siede tra i banchi della Lega, partito di cui è anche referente per il Sulcis Iglesiente.
Dopo l’abrogazione con il referendum nel 2012, perché proponete la rinascita della provincia?
Si tratta di una scelta che nasce dal voler restituire autonomia al territorio. L’accorpamento nella provincia del Sud Sardegna ha portato in questa macroprovincia a diversi scompensi e le risorse non sono state distribuite in maniera equa. L’ente provinciale ha infatti la sua utilità perché è un ente di governo intermedio, a breve potremo gestire in maniera efficace e non dispersiva le competenze in capo alla provincia, il Sulcis Iglesiente è un ambito omogeneo che può godere della sua autonomia rispetto al resto dell’ex provincia di Cagliari.
Cosa non ha funzionato nella riforma regionale delle autonomie locali del 2016?
Quella legge doveva essere un passaggio transitorio che ci avrebbe condotto all’abolizione delle province, di fatto noi ci troviamo oggi su un doppio binario legato al fatto che c’è la Legge 2 del 2016 (“in via transitoria e fino alla loro definitiva soppressione” si legge all’art. 29), ma di fatto le province non sono decadute, la riforma costituzionale voluta da Renzi non è avvenuta e ci troviamo così ancora le province e le unioni dei comuni. È necessario procedere ad un riordino e nella nostra visione, come Lega, visione sostenuta anche quando eravamo al governo, le province hanno un ruolo come enti intermedi di governo, i cui rappresentanti sono eletti direttamente dal popolo.
La nuova provincia sarà del Sulcis Iglesiente e non più di Carbonia Iglesias, però conserva il doppio capoluogo. Si riuscirà a superare i campanilismi e lavorare uniti per il territorio?
Il nome “Sulcis Iglesiente” restituisce dignità al territorio e maggior rappresentanza a tutti i comuni, superando il precedente nome “Carbonia Iglesias” e certi suoi aspetti campanilistici. Per quanto riguarda il doppio capoluogo, non ritengo che sia un problema, anzi può essere il modo per rendere sinergica l’azione di due città che agiscono su due ambiti che, pur essendo uniti, possono anche essere considerati indipendenti, Sulcis e Iglesiente. Piuttosto si deve lavorare insieme, per una distribuzione equa e corretta di servizi presenti nel territorio, senza pensare al bilancino su come distribuirli, perché prima di tutto l’importante è averli!
Come nella precedente provincia, Teulada rimane fuori anche stavolta? Qualcuno ipotizzava una nuova provincia del sud-ovest, che andasse da Guspini a Teulada, arrivando sino a Vallermosa e Siliqua sui confini orientali: è un progetto ancora possibile?
Avremmo potuto proporre altre cose, però abbiamo preferito partire dall’ex provincia di Carbonia Iglesias, i comuni che ne facevano parte possono essere inseriti d’ufficio nel nuovo ente. Personalmente credo che quest’ambito si possa allargare: con Teulada, la cui amministrazione ha espresso la volontà di venire col Sulcis Iglesiente, ma non escludo che la nuova provincia si possa allargare ulteriormente all’area del Guspinese, estensione del bacino minerarie, per avere un ambito omogeneo totale.
Fatte le nuove province di Sulcis Iglesiente e Ogliastra, che ne sarà del Sud Sardegna?
Nella riforma verrà probabilmente lasciata la possibilità ai comuni limitrofi di aderire all’una o all’altra provincia, attraverso un referendum oppure una mozione del consiglio, per cui non si esclude, se ci fosse la volontà, che alcuni comuni del Guspinese possano aderire alla nuova provincia. In effetti, rimarrebbe il problema di una provincia del Sud Sardegna ridotta al Medio Campidano ed a quei comuni esclusi dalla città metropolitana di Cagliari, una questione da sistemare considerato che ci sono alcuni movimenti per entrare in quest’ultima area.
Cosa può attendersi realisticamente il territorio dalla nuova provincia? Chi è critico teme il ritorno di un costoso carrozzone che il referendum aveva eliminato.
Qui sta lo spartiacque, o si crede negli enti intermedi oppure no. C’è chi vuole le province, chi le unioni dei Comuni, noi riteniamo che la Provincia sia un istituto storico che abbia una sua funzione. Sul ritorno del carrozzone non sono d’accordo. Partiamo da una considerazione, i servizi sul territorio li fanno le persone che sono sul posto, se non vogliamo questo “carrozzone” amministrativo, basta eliminarlo ed accentrare tutto quanto a Cagliari, però poi non lamentiamoci per l’assenza dei servizi, per le scuole, per le pratiche ambientali, per la viabilità, ovvero per tutte le competenze che sono in carico alle province. Nella mia visione la Regione rimane un organo di indirizzo e legislativo, mentre le province hanno un ruolo più esecutivo, sempre di carattere politico ed elettivo, non solo un organo amministrativo. Per quanto riguarda i costi della politica, già gli attuali amministratori hanno un costo simile a quello di tutto il consiglio e la giunta. Alla fine è un falso problema, se si dovesse abolire tutto torneremmo punto e a capo, ma nell’ipotesi in cui le province rimangano, si deve trovare una formula democraticamente rappresentativa e allo stesso tempo anche snella e capace d’azione, senza caricarci di costi dal punto di vista politico.
Interventi quali il Piano Sulcis e altre misure di sostegno allo sviluppo avrebbero avuto maggior successo se ci fosse stata ancora la provincia?
Stante l’attuale assetto, da un punto di vista operativo, se la provincia fosse stato un organo effettivamente funzionante e non commissariato, soggetto all’ordinaria amministrazione e quant’altro, queste misure avrebbero sicuramente funzionato meglio. In capo alla provincia ci sono una serie di accordi di programma, di ruoli esecutivi che di fatto sono fermi. Perché? Forse non ci sono persone? Oppure non ci sono possibilità di portarli avanti, pure per volontà politica, perché il sistema si è bloccato con le elezioni, si è detto “fermi tutti” e non sono stati cambiati gli amministratori? Questo poi è l’altro problema, si è fatta una legge per consentire il cambio degli amministratori straordinari ma, tranne che in alcuni casi, sono rimasti ancora gli stessi.
Immaginate nuove assunzioni oppure si può tornare alla situazione prima del referendum senza ulteriori costi?
Attualmente, ci sono delle figure che stanno andando in pensione e devono essere rimpiazzate, non si può svuotare la provincia delle competenze. Purtroppo, in una distribuzione così ampia come quella della provincia del Sud Sardegna non riesci più a fare un’organizzazione, hai unito le piante organiche, i servizi sono sparsi qua e là, addirittura vengono unificati a zone distanti le une dalle altre, Sanluri che magari litiga con Iglesias o Carbonia per carenza di risorse. L’organico dovrà essere in funzione delle esigenze, assolutamente non c’è nessuna intenzione di rimpolpare gli organici per fare spazio a chi non è necessario. Il sistema deve essere assolutamente efficiente. Il problema della contrarietà alla provincia sino al punto di volerla abrogare – una cosa molta italiana – arriva sull’onda dell’antipolitica, un passaggio sbagliato a mio avviso però comprensibile nel momento in cui la politica ha abusato del suo potere e poi non c’è riscontro tra le persone occupate e i servizi offerti. Ho molto rispetto di chi lavora in provincia, barcamenandosi tra tanti problemi, però riconosco che deve essere fatta una valutazione corretta e giusta per restituire un servizio senza aggravio di costi.
C’è un’adesione condivisa alla proposta per la nuova provincia?
Sì, c’è compattezza nella maggior parte degli amministratori locali. Ci siamo riferiti ai sindaci, abbiamo fatto con loro un’audizione in consiglio regionale, è stato chiesto di approvare delle mozioni e mi risulta che la maggior parte l’abbia fatto. In generale la proposta di legge per la provincia, dal punto di vista dell’istituzione, è stata un po’ bipartisan: quella per l’Ogliastra arriva da un consigliere del Pd, in Gallura ci sono consiglieri di tutt’e due gli schieramenti, secondo me sarebbe successo anche da noi. Nel consiglio regionale c’è questa convergenza, probabilmente con l’esclusione dei Cinque Stelle e dei Riformatori, che non si capisce bene che posizione abbiano. Nei comuni abbiamo avuto comunque alcune anomalie, diciamo così, come per Carbonia che, sebbene amministrata dal M5S, ha votato per la restituzione della provincia mentre in occasione di quel voto in consiglio comunale, la minoranza, con molti esponenti del Pd, è uscita dall’aula per protesta e quindi sostanzialmente non l’ha votata. Nemmeno Iglesias (con un sindaco del Pd) mi risulta che abbia votato una mozione in tal senso. Ad ogni modo, emerge soprattutto la volontà del consiglio regionale e dei rappresentanti territoriali, una cosa che merita di essere sottolineata: a differenza del ritorno dell’asl del Sulcis Iglesiente, la provincia ci porta un po’ di critiche, però va detto che stiamo reintroducendo tutto quello che la giunta Pigliaru ci aveva tolto, anche se qualcuno del territorio, che appoggiava quella giunta, ha fatto finta di cercare di riportare e protestare. Con l’autonomia per la sanità e nell’ente intermedio, considerato che Cagliari è un sistema che drena molto verso se stesso, anche a prescindere dal colore politico, il Sulcis Iglesiente ha ora uno spazio di autonomia che dobbiamo saper sfruttare nella maniera corretta.
