Nel Sovvenire, comunione e corresponsabilità

Una nostra intervista a Massimo Monzio Compagnoni, responsabile nazionale del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica 

di Mario Girau

“Sovvenire” alle necessità della Chiesa sembra un fatto squisitamente economico per i fedeli, in realtà è un’esperienza comunionale. Massimo Monzio Compagnoni, da quasi un anno responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, più di tutti conosce potenzialità e ritardi di questa forma di corresponsabilità che stenta a realizzarsi in molte comunità cristiane italiane.

Laici e sacerdoti, insieme per amministrare i beni spirituali e materiali della Chiesa. È solo una pia illusione o è una realtà?

Con questa sua domanda entriamo subito nel cuore della questione. La Chiesa è per sua natura “comunione”. Valori come la corresponsabilità e la partecipazione non sono opzionali ma costitutivi. In questi anni abbiamo cominciato ad imparare a sentirci corresponsabili, anche economicamente, della vita delle comunità. Ma la strada da fare è ancora molta ed è importante che si faccia, specialmente nell’attuale situazione di forte crisi economica.

Che differenza c’è tra le offerte deducibili per i sacerdoti e l’8xmille?

Le due modalità che lei ha appena menzionato sono quelle con cui il nuovo Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa (sancito nel 1984 ed entrato in vigore nel 1990) ha sostituito la vecchia “congrua”, cioè il complesso meccanismo con cui lo Stato integrava gli stipendi percepiti dai sacerdoti. Da ormai trent’anni, infatti, tutti i contribuenti possono sostenere le attività della Chiesa cattolica scegliendo di devolverle l’8xmille dell’Irpef, con una firma che non costa nulla, ma anche effettuando donazioni per i sacerdoti, deducibili dal reddito annuale di ciascun contribuente fino a un massimo di euro 1.032,91. Sono due strumenti che esprimono in modo concreto la corresponsabilità nella gestione dei beni materiali della Chiesa, ma sono le offerte deducibili che i fedeli dovrebbero sentire maggiormente proprie, perché li chiamano in causa direttamente. Ed è la forma di sostegno che più esprime il significato profondo attribuito dalla Chiesa al concetto di sostentamento economico. L’idea di fondo che regge tutta la riforma è quella di comunità. Non è quindi una questione di mezzi o di risorse economiche ma è una questione di vita in cui si giocano due esperienze fondamentali: quella di essere figli di Dio e fratelli tra di noi. E come tali siamo corresponsabili della vita di tutti.

Ma non bastava la firma per l’8xmille? Perché anche le offerte?

L’8xmille è uno strumento straordinario a disposizione della Chiesa per fare un’infinità di bene: dall’aiuto ai poveri, in Italia e nel mondo, alla cura della pastorale e dei beni culturali ecclesiastici, fino al sostentamento del clero. Nel sito https://rendiconto8xmille.chiesacattolica.it si può vedere come vengono spesi, fino all’ultimo centesimo, i soldi ricevuti dallo Stato. E gli italiani che scelgono di dare fiducia alla Chiesa in questo modo sono moltissimi, anche tra i non credenti. Da parte nostra, però, più riusciamo a “sovvenire” alle necessità della Chiesa innanzitutto con le donazioni, maggiori saranno i fondi che potranno essere destinati alle altre finalità.

Assicurare lo stipendio ai preti è giusto. Ma non è un modo di de-responsabilizzare i fedeli e, in qualche modo, lo stesso prete?

Direi che è esattamente il contrario. Il prete è una persona che sceglie di spendersi al 100% per il bene di tutti e del suo sostentamento deve farsi carico la comunità. È il Vangelo che ce lo chiede. E poi le offerte per i sacerdoti sono anche uno strumento di perequazione: quello che io dono non serve solo per il mio parroco, ma anche per quelli di altre parti del Paese che potrebbero avere maggiore necessità del mio.

E secondo lei i preti sono capaci di far passare questo messaggio?

Non si può generalizzare, ma certamente esiste una sorta di “pudore” nei nostri sacerdoti a chiedere per sé e per il proprio sostentamento. È un sentimento comprensibile, che nasce dalla totale dedizione della propria vita al bene della comunità, a cominciare dagli ultimi. Ma è per questo che i laici devono crescere nella consapevolezza della propria responsabilità e sentirsi maggiormente coinvolti nella gestione anche economica della vita della Chiesa. I dati ci dicono che l’età media di chi fa donazioni per i sacerdoti è molto elevata, superiore ai 70 anni. Questo vuol dire che sta mancando un po’ di ricambio generazionale: dobbiamo aiutare le nuove generazioni di credenti a comprendere che farsi carico dei propri sacerdoti è parte della vita della comunità. Non è un optional, è farsi carico di una persona che lavora instancabilmente per noi, una persona che nei momenti difficili è pronta a essere al nostro fianco per sostenere noi e gli altri membri di questa famiglia.

Ha il timore che il gettito proveniente dall’8xmille possa essere decurtato, o eliminato? Cosa accadrebbe?

Al momento non ho segnali concreti che ciò possa verificarsi. Ciononostante, non possiamo smettere di sensibilizzare le persone anche su quanto gli effetti della pandemia e della crisi che ne sta derivando avranno sui fondi generati dall’8xmille. Firmare per l’8xmille sarà ancora più importante. Quando si passò dal sistema della “congrua” a quello attuale, qualcuno temeva che le risorse del nuovo sistema non sarebbero state sufficienti. Invece la generosità del nostro popolo e la credibilità della Chiesa si sono rivelate carte vincenti. Sono certo che ciò possa continuare a verificarsi anche nel futuro, nonostante il periodo difficile che stiamo attraversando. È proprio in circostanze come queste che apprezziamo maggiormente chi si spende senza risparmiarsi per il bene di tutti, come i nostri preti hanno sempre fatto e stanno continuando a fare.


La situazione delle offerte per i sacerdoti nelle diocesi sarde. Nel 2019 sono state 1.821 le erogazioni liberali partite dalla Sardegna a favore dei sacerdoti: 1 ogni 1298 abitanti. Il totale delle offerte sarde due anni fa è stato di € 122.319. Nella graduatoria delle regioni più generose la Sardegna occupa l’undicesimo posto. L’andamento delle ultime due annate di cui si hanno i dati completi (2018 e 2019) rispecchia anche in Sardegna la tendenza nazionale: un leggero calo sia della somma donata che del numero dei donatori, anche se i dati del 2020, nonostante la pandemia, sono invece in controtendenza in tutto il Paese.

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