Nei libri un tesoro di cultura

Intervista a padre Mario Farrugia, direttore della biblioteca della Facoltà Teologica, ricca di 200 mila volumi, testimone della storia Sardegna

di Mario Girau

Del patrimonio culturale della Sardegna fa parte di diritto la biblioteca della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Non soltanto per i suoi 200 mila volumi ordinati in molte centinaia di metri di scaffali fissi e meccanici, per il valore e l’antichità dei libri –  tra l’altro due incunaboli e 300 cinquecentine – ma perché conserva registri, documenti, atti e pagine dove è scritta la cronaca quasi quotidiana, dal 1927 a oggi, della formazione del clero sardo. Nella biblioteca si legge in modo diretto e in filigrana la storia della Sardegna e del contributo e dell’influsso avuto dalla Chiesa nel divenire della società isolana. Quale oggi il ruolo e la funzione della Biblioteca della Facoltà teologica? Risponde il direttore, padre Mario Farrugia in Sardegna dal 2015; professore di Storia della Teologia ed Antropologia Teologica.
La Biblioteca della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna ha un alto valore culturale e si rivolge prevalentemente a studiosi e studenti. Vuole restare così? Tra le Biblioteche in Sardegna, la Biblioteca della Facoltà Teologica resta unica per il patrimonio che va raccogliendo da quasi un secolo, cioè dal 1927 quando iniziava come biblioteca interna al Pontificio Seminario Regionale Sardo (Cuglieri). Se allora era a servizio dei professori e degli studenti interni, oggi fa parte della rete di Biblioteche che operano sul territorio regionale e il suo catalogo lo si accede tramite il sito BiblioSar. La Biblioteca è già aperta a chiunque risulta iscritto al sistema regionale.
È possibile che in un futuro non lontano la Biblioteca come memoria affianchi la Facoltà come centro di trasmissione ed elaborazione della cultura? Anche per tutelare la conoscenza teologica e cristiana nel lungo periodo. Tradizionalmente le biblioteche ecclesiastiche servivano alla conservazione della memoria e la trasmissione della fede in vista della cultura del luogo. Mettono insieme la tradizione viva plurimillenaria della Chiesa e il patrimonio culturale, per noi quello sardo. Attualmente, in tanti paesi inclusa l’Italia, tante Biblioteche superano l’ambito della conservazione e s’impegnano ad essere centri attivi di cultura. L’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (ABEI), insieme al portale BEWEB (https://beweb.chiesacattolica.it/) sostenuto da diversi Uffici CEI, si sta adoperando molto in questa direzione.
Nel documento “Per una pastorale della cultura”, a cura del Pontificio Consiglio per la Cultura del 1999, si riconosceva anche alle biblioteche un ruolo utile per la trasmissione della fede.  La biblioteca della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna ha svolto questo ruolo, lo svolge, l’ha svolto? Come? Oppure ha un progetto in questo campo? Svolgendo il ruolo da istituzione di supporto alla Facoltà e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR Cagliari), va ripensato il ruolo e la missione della Biblioteca come autentico polo culturale. Al bibliotecario vanno affiancate persone che possano animare questo ‘nuovo’ ruolo tramite presentazioni di libri, qualche mostra, o qualche ciclo di attività che rientra nell’ambito del patrimonio posseduto. Funzione culturale da mettere in rete con le parrocchie, con l’associazionismo cattolico, con la scuola almeno quella superiore. Essendo intesa a servire a livello universitario, la Facoltà e le sue attività si muovono a tale livello. Spetta poi alle realtà culturali che Lei menziona trovare come far uso della Biblioteca secondo le loro proprie esigenze. Vedrei un sostegno per la pastorale familiare e la catechesi, un accesso al patrimonio culturale sardo, …
Nei tempi normali numerosi giovani frequentano la biblioteca, ma non sono tutti seminaristi o futuri sacerdoti. Che cosa si fa perché il loro passaggio non sia soltanto per un fast-food culturale? Una buona parte degli utenti della Biblioteca è fatto da studenti universitari iscritti a Cagliari, in altre città italiane (come Milano, Torino e Roma) e all’estero; scelgono la nostra sala di lettura come luogo privilegiato per il proprio studio. Con provenienze così diverse, è difficile trovare ciò che li accomuna. Alcune Facoltà Teologiche hanno istituito un servizio ‘cappellania’: da noi tale servizio potrebbe raggiungere gli studenti laici della Facoltà, gli studenti dell’ISSR, e gli utenti della Biblioteca.
Gli spazi limitati, come la sala lettura, in certi periodi dell’anno sono troppo piccoli rispetto alla domanda. Progetti di allargamento dei locali? La Biblioteca attuale è stata concepita a metà degli anni ’90 con una previsione presunta per dieci anni. Con l’attuale costruzione, ultimata nel 1997, siamo a quasi un quarto di secolo d’utilizzo. La struttura è insufficiente. Tre anni fa, il Preside, P. Francesco Maceri S.I., e P. Gianfranco Matarazzo S.I., allora Provinciale e Vice Grancancelliere, ne hanno preso atto. Per diverse questioni anche tecniche non si è arrivati ad un progetto chiaro, benché sempre più necessario. I posti nella Sala Lettura (in gran uso già nei tempi pre-Covid) attualmente, per l’attuale normativa, sono dimezzati. I luoghi per la conservazione dei libri, a capienza massima, impongono di sfruttare al massimo lo spazio. Una biblioteca che non cresce, muore e si trasforma in ‘museo archeologico’ del pensare umano. Biblioteca per cominciare a trasmettere con fermezza l’idea che l’importante non è solo ottenere delle risposte immediate, indistinte e omogenee – con internet – bensì imparare a valutare quali strumenti possono consentire di raggiungere informazioni complete, oltre che «sicure». Temo che quanto dice interpelli l’intero iter formativo da quando al bambino si dà accesso a internet fino alla vita adulta inclusa. Internet ci apre un supermercato indiscriminato di dati immagazzinati. La Facoltà Teologica – e la Biblioteca – riceve dalla Chiesa la missione importante di formare cristiani autentici e pastori capaci di discernere la presenza del Signore e scoprire nuove vie per incontrarlo e contemplarlo. Per questo, si supera la docenza come trasmissione dati – verificabili in sede di esame – affinché si formino soggetti impegnati a continuare la dinamica dell’Incarnazione. Se Dio vuole incontrare l’umanità del XXI secolo, come e dove assecondiamo questo impegno divino? Se la vita credente non si mette “in uscita” – come ripete dal 2013 Papa Francesco – rischiamo noi credenti di perdere il ‘treno’ di Dio?

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Biblioteca PFTS

Volumi posseduti: 200.000 circa (tra cui 2 incunaboli e 300 cinquecentine);
Periodici correnti: 260 circa;
Documentazione informatica: CD-rom; microfilm; microfiche;
Fondi speciali: ASPRONI (carteggio), CHERCHI (storia sarda, archeologia, e culto dei Santi), DELIPERI (economia), JOANNES (filosofia e teologia),  ORRÙ (teologia e spiritualità), SANNA (letteratura, marxismo), SATTA-MUSIO (carteggio), SANJUST DI TEULADA (storia e letteratura italiana del ‘900),  SAN MICHELE (Teologia, Spiritualità, Cultura), TINU (Storia dell’Arte), TURTAS (Storia della Chiesa in Sardegna), SARDEGNA. 
Ci sono anche altri fondi minori come quelli di don Leone PORRU (Classica, Storia, Cultura), del Prof. Giorgio PUDDU (Storia), del Sig. Paolo BARATTA (Classici UTET), e dei coniugi RAIMONDI e MACIS (Cultura, Storia). 

Mario Farrugia sj: arrivato in Sardegna nel 2015, dal 2016 ha insegnato Storia della Teologia ed Antropologia Teologica (alla Licenza), Escatologia e Patrologia (al corso istituzionale).

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