Covid-19, lutto nella Chiesa sarda: un ricordo di don Cesare Concas

Due sacerdoti sardi sono stati colpiti mortalmente dal Coronavirus, tra questi don Cesare Concas, parroco a Carbonia negli anni ’90

In Sardegna si contano ormai le prime vittime per l’epidemia del Coronavirus. Lutti che colpiscono famiglie provate dal dolore per la scomparsa improvvisa di un proprio caro e per l’impossibilità di celebrare pubbliche esequie, senza nemmeno aver potuto più vedere il proprio congiunto dal momento in cui è stato isolato per il contagio e l’infezione. La Chiesa sarda accompagna con la preghiera i propri pastori saliti alla casa del Padre in questo drammatico frangente.

90672744_1318809744980198_7647922262531637248_oDomenica 22 è morto a Sassari don Pietro Muggianu, presbitero della diocesi di Nuoro, nato a Orgosolo nel 1936; era ricoverato da alcuni giorni dopo essere stato contagiato dal Covid-19 che ha fatto precipitare le sue già precarie condizioni in di salute. Questa la dichiarazione del vescovo di Nuoro mons. Antonello Mura: «La morte è comune eredità di tutti gli uomini» diciamo nella liturgia, e oggi lo ripetiamo con fede nel Signore Risorto comunicando con tanta tristezza e immenso dolore la scomparsa del nostro sacerdote don Pietro Muggianu. Nel tempo dell’epidemia, nei giorni imprevisti e imprevedibili che stiamo vivendo, don Pietro – come tanti altri in questi tempi dolenti – ha fatto esperienza di un funesto contagio, divenuto irreversibile anche a causa di altre patologie e che oggi l’ha portato alla morte. Non l’abbiamo potuto incontrare negli ultimi giorni, non è stato possibile salutarlo nell’ora dell’ultimo passaggio e non potremo celebrare pubblicamente le esequie, e tutto questo si rivela un’altra prova per la nostra Chiesa diocesana, che continua a pregare anche per un altro sacerdote, ricoverato in terapia intensiva. Ora mi sento e tutti ci sentiamo chiamati a chiedere luce e forza a Dio, perché solo Lui può illuminare i nostri volti e la nostra vita, nella certezza – come continua a dirci la liturgia – che «per un dono misterioso del tuo amore Cristo con la sua vittoria ci redime dalla morte e ci richiama con sé a vita nuova».

Due giorni prima, venerdì 20 marzo, all’ospedale di Novi Ligure era deceduto don Cesare Concas, 81 anni, originario di Burcei, da 51 anni nella Congregazione orionina. Aveva trascorso molti anni del suo ministero sacerdotale nella cura delle vocazioni, nei seminari di Selargius e Finale Emilia, ed è stato parroco a Carbonia, nella parrocchia della Beata Vergine Addolorata dal 1993 al 2002. Lo ricordiamo con una testimonianza di una sua stretta collaboratrice di allora, Simona Loi,


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Don Cesare, pescatore di uomini e poeta di Dio

di Simona Loi
catechista presso la parrocchia Beata Vergine Addolorata in Carbonia

Nacque a Burcei (CA) il 5 gennaio 1939, da una famiglia umile e povera, ma con un cuore accogliente e con una fede salda. Chierichetto, fin dall’età di sette anni, nella sua parrocchia Madonna di Monserrato in Burcei, sentì il desiderio di seguire Gesù da vicino. Entrò nella Congregazione di San Luigi Orione nel 1952 e venne ordinato Sacerdote a Cagliari, nella chiesa di San Lucifero, il 14 luglio 1968.
Gentile e generoso, sempre pronto all’ascolto, uomo colto e di preghiera profonda, ha esercitato un ministero fecondo nei vari luoghi dove Dio l’ha chiamato al Suo servizio: Sardegna (a Selargius e Carbonia), Marche (a Fano), Emilia Romagna (a Finale Emilia e Copparo) e Piemonte (a Tortona). Dal 1993 al 2002 è stato parroco nella chiesa Beata Vergine Addolorata in Carbonia, nel rione di Rosmarino, affidata ai sacerdoti di Don Orione nel 1953 dal Vescovo di Iglesias Mons. Giovanni Pirastru e da loro retta sino al 2008.
Proprio qui, per grazia di Dio, ho avuto modo di conoscerlo e di apprezzarne le doti spirituali e umane.
Uno dei suoi carismi più grandi era quello di saper individuare in ogni persona i talenti migliori, affinché fossero messi a disposizione di tutta la comunità parrocchiale, per una vera comunione tra noi e in Cristo. “Dio ti ha fatto tanti doni, condividili con gli altri”, mi disse una domenica col sorriso sulle labbra.
Non voleva divisioni né liti all’interno dei gruppi ecclesiali, si impegnava senza riserve nella correzione fraterna, animato da un ardente desiderio di condurre le anime alla salvezza e al bene comune. Aveva uno zelo particolare per la Liturgia e per la Parola di Dio, che amava seminare nei cuori con l’esempio e con segni visibili (scritti o piccoli oggetti significativi) da distribuire ai fedeli nei tempi forti dell’Anno Liturgico o in occasione di altre celebrazioni speciali, tipo la presenza della reliquia del cuore di Don Orione nella nostra parrocchia dal 28 aprile al 2 maggio del 2000. Tali segni venivano sempre molto apprezzati e custoditi con gioia da bambini e adulti.
Nelle sue omelie traspariva una spiccata sensibilità alle problematiche umane e sociali, affiancata da grande mitezza. Sapeva arrivare dritto al cuore con parole semplici ma toccanti, anche ponendo all’attenzione dei fedeli quesiti provocatori su importanti temi cristiani, quali la fede, per scuoterne le coscienze: “Fede genuina o fede di facciata?”.
A questo proposito, un giorno, sottopose il mio spirito a risonanza magnetica e questo fu il referto: “Tu non cerchi il Dio delle consolazioni, ma le consolazioni di Dio”. Queste parole, pronunciate con una schiettezza incredibile, furono per me devastanti come un terremoto di magnitudo 9, il peggiore che sia mai stato registrato, e fecero crollare il mio “ego” in un istante. Significava, in modo inequivocabile, che volevo essere consolata da Dio, senza saper accettare le prove che Lui aveva disposto per me. In pratica, era come se avessi preteso di essere promossa senza avere studiato. Capii allora che il Signore aveva inviato Don Cesare sul mio cammino perché mi forgiasse l’anima. Imparai subito la lezione: “Soffrire, tacere, pregare, amare, crocifiggersi e adorare”, interiorizzando, fino ad assimilarla, questa frase che San Luigi Orione pronunciò un anno prima della sua morte.
Un altro dono prezioso di cui il Padre Celeste l’aveva dotato era l’amore per la natura, per le creature e per tutte le bellezze del creato. Amava le Dolomiti, le sue montagne di Burcei, il mare cristallino della sua terra natia, spesso fonte di ispirazione nei suoi componimenti poetici, che nascevano, di getto, da un cuore dilatato, innamorato delle cose belle e semplici, che lo innalzavano e lo spingevano a cantare anche l’amore di Dio per l’uomo.

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Le sue poesie sono racchiuse in un volume intitolato “Volando sulle ali di un sogno”, dato alle stampe nel giugno 2019 dalla Casa Editrice Aletti. Alessandro Quasimodo (attore, regista e poeta), figlio del celebre poeta Salvatore, ne ha curato la prefazione, esprimendo così il suo giudizio: “L’ansia metafisica si manifesta nella realtà quotidiana. Prendono vita i personaggi del presepe, una mamma, un bambino, un povero. Secondo l’insegnamento evangelico l’immagine di Cristo è presente nei fratelli. Sembra di ascoltare le parabole che chiariscono chi è veramente il nostro prossimo. In un’epoca lontana dall’autentica spiritualità, i testi di Don Cesare ci inducono a riflettere sul ruolo che la fede assume nel mondo contemporaneo”.
“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. (Luca 18,8) Il credere è fondamento del vero amore. Per questo Gesù cerca chi crede, anche oggi. Per questo Don Cesare è stato un pescatore di uomini, oltre che un poeta intriso di Dio. Per questo il Padre l’ha inviato tra noi, perché con la sua discrezione, umiltà e testimonianza ci ha insegnato a credere per l’eternità in Colui che è l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine di tutte le cose, e che mai finirà.
Il coronavirus ha stroncato la sua vita venerdì 20 marzo 2020. Non un venerdì qualunque, ma un venerdì di una Quaresima diversa, in cui siamo tutti invitati ad una riflessione seria e attenta sul nostro agire e sui motivi per i quali stiamo sperimentando accanto a noi tanto dolore.
Don Cesare e i numerosi Sacerdoti scomparsi nei giorni scorsi insieme a lui, possano riposare in pace e godere della visione beata di Dio, in compagnia degli Angeli e dei Santi che popolano il Paradiso. Un giorno, se all’Altissimo piacerà, ci rivedremo nel Suo Regno, dove lo spazio non ha limite e il tempo non ha età.

POESIA ALLA CHIESA B.V.A.

 

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