La voce sinodale delle diocesi sarde

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La riunione on line degli uffici per le Comunicazioni sociali e dei media diocesani della Sardegna con mons. Antonello Mura

di Mario Girau

“Parlate e scrivete di giustizia, fate sinergia e condivisione”: è l’invito e consegna del presidente della Conferenza episcopale regionale, monsignor Antonello Mura, ai responsabili diocesani degli uffici delle comunicazioni sociali e ai direttori dei giornali delle chiese locali. A distanza di un anno e mezzo dall’ultimo incontro, mercoledì 2 febbraio il vescovo di Nuoro ha fatto il punto sul lavoro e ruolo di un servizio, strategico per rispondere, con qualche chance in più, alle sfide dell’evangelizzazione e della comunicazione della fede nel terzo millennio.
Non casualmente il vescovo ha sollecitato uffici e direttori a parlare di giustizia, tema che rientra costantemente nella catechesi e nel magistero dell’episcopato sardo. Soprattutto sotto la voce del mancato riconoscimento di diritti. In questi due anni non è stata fatta giustizia alle persone che da mesi attendono cure e interventi chirurgici rinviati a causa del Covid; ai quasi 50% giovani disoccupati in alcune zone dell’Isola, al 22% dei bambini sardi in condizioni di povertà relativa; al malessere denunciato dagli oltre 50.000 nuclei familiari che chiedono il Reddito di cittadinanza (importo medio mensile Euro 543,04), dai 5.937 che cercano di “salvarsi” con la pensione di cittadinanza (importo medio mensile 274,27). Chiedono giustizia le migliaia di cittadini che non possono contare su un medico di famiglia; e i lavoratori precari, soprattutto giovani, costretti a scegliere, pur con laurea o diploma in tasca, tra non lavoro in Sardegna ed emigrazione forse senza ritorno.
Una missione comunicativa, un indirizzo “politico” assegnato dal vescovo di Nuoro – delegato CES per le comunicazioni sociali – soprattutto ai direttori dei giornali diocesani, non sempre realizzabile in redazioni ridotte all’osso, con direttori impegnati a cercare le notizie, sollecitare collaboratori, non retribuiti, al rispetto dei tempi di redazione, a tradurre in termini giornalistici informazioni e note parrocchiali e locali. In cambio di tutto questo lavoro spesso solo critiche, neppure costruttive, o, ancor peggio, il silenzio dell’indifferenza.
Da qualche anno le redazioni dei settimanali cercano di compensare i vuoti collaborativi con la condivisione di articoli su temi comuni, di rilevanza regionale. Una sinergia obbligata per affrontare con competenza e completezza le grandi ingiustizie che la Chiesa sarda segnala e che devono arrivare con il giusto tono di voce nelle stanze del potere politico ed economico, dove si può decidere. Un meccanismo sinergico che monsignor Mura ha sollecitato a oliare.
Il successo della sinergia dipende anche dal ruolo che si intende dare all’Ufficio delle comunicazioni sociali nelle diocesi. In molte chiese locali sarde ha solamente quello di scrivere comunicati stampa per la curia, per il vescovo. Un ufficio a volte ignorato dai parroci e dagli operatori pastorali, che non vogliono compiere la fatica di rileggere la propria missione pastorale alla luce dei nuovi strumenti che i mass media mettono a disposizione della Chiesa per rendere più efficace l’annuncio cristiano nelle realtà locali. Anche per non abbandonarsi fideisticamente , come successo in epoca Covid, alle illusioni dei social.

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