Il sardo Luca Piras eletto ministro dell’OFS

Sabato 3 luglio ad Assisi, l’Assemblea Capitolare, riunita in presenza, ha eletto il nuovo Consiglio nazionale dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia

È stato eletto sabato 3 luglio, il nuovo Consiglio nazionale dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia. L’assemblea capitolare, riunitasi nella significativa cornice di Assisi, ha scelto come nuova guida della fraternità nazionale il ministro Luca Piras, il viceministro Donato Mastrangelo e i consiglieri Stefania Marinetti, Luigi Gravina, Sara Mentzel, Andrea Piccaluga, Cosimo Laudato e Luca Castiglioni. Piras, Mastrangelo e Gravina sono al loro secondo mandato nel Consiglio nazionale: hanno ricoperto, infatti, rispettivamente il ruolo di viceministro e consiglieri dal 2017 al 2020.
Generalmente celebrato ogni tre anni, il Capitolo elettivo dell’OFS si sarebbe dovuto tenere a maggio 2020, ma è stato rinviato al 2021, a causa delle misure di contenimento del Covid-19. La tre giorni di Assisi, quindi, ha rappresentato anche un ritorno all’incontro in presenza, dopo un anno vissuto a distanza.
L’Ordine Francescano Secolare nasce dal cuore di San Francesco d’Assisi nel XIII secolo e si riconosce erede e continuatore della dimensione laicale del proprio Fondatore: i suoi membri si impegnano con la Professione a vivere il Vangelo alla maniera di Francesco nel loro stato secolare, osservando la Regola approvata da papa Paolo VI il 24 giugno 1978. Il Capitolo rappresenta il momento elettivo dei francescani secolari che, riuniti in assemblea ed ispirati dallo Spirito Santo, scelgono a chi affidare la guida della Fraternità per i tre anni successivi. Gli otto consiglieri eletti oggi sono chiamati ad accompagnare 1.234 fraternità locali distribuite su tutto il territorio nazionale, per un totale di 18.304 francescani secolari.

 

L’intervista. In cammino “nel rispetto dell’unicità di ciascuno, ma con un’identità di fraternità unita”

A cura di Fabio Murgia
L’Arborense (Oristano)

Luca Piras, 49 anni ad agosto, è originario di Arzana, in Ogliastra. Ha vissuto per tanti anni a Cagliari dove si è laureato in ingegneria e dove ha fatto parte della fraternità OFS di Sant’Ignazio. Trasferito a Villaurbana, si è sposato nel 2003 con Isabella ed è padre di due figlie, Giulia e Letizia. Nel piccolo centro dell’oristanese esercita la libera professione di ingegnere, è impegnato in parrocchia nel consiglio pastorale e come catechista e opera nel sociale inserito in alcune associazioni.

Qual è il tuo stato d’animo per la chiamata al servizio come Ministro Nazionale OFS?

Svolgo il servizio in Consiglio Nazionale OFS già da qualche anno, ma essere chiamato alla responsabilità in prima persona suscita diversi pensieri. Non è semplice dover accompagnare tanti fratelli ma, allo stesso tempo, tutto questo mi dice che è sempre il momento di crescere nella cura reciproca e nella carità. In questo momento c’è anche tanta curiosità, il desiderio di amalgamare un gruppo di lavoro costituito da persone speciali ma che per certi versi si conosce poco.

Cosa è chiamato a fare il Ministro, quali compiti?

Il Ministro è chiamato, assieme al Consiglio, ad animare e guidare tutta la fraternità nazionale sotto l’aspetto fraterno e giuridico. In Italia l’Ordine Francescano Secolare, conta circa 1200 fraternità, suddivise nelle venti fraternità regionali: dalla Sicilia alla Svizzera di lingua italiana. Sarà importante, oltre alla gestione organizzativa, dare uno stile che indichi all’OFS d’Italia una direzione per camminare nel mondo alla maniera di Francesco d’Assisi, ma al passo con i tempi d’oggi. Sarà importante costruire relazioni profonde con i Consigli Regionali, e poter così arrivare ai francescani secolari. In questo momento uno degli aspetti da coltivare è proprio quello della condivisione per andare tutti in una direzione, ovviamente nel rispetto dell’unicità di ciascuno, ma con un’identità di fraternità unita.

Cosa è oggi l’Ordine Francescano Secolare? Una struttura organizzativa in cui ci s’inserisce per un percorso di fede o è ancora una proposta di vita secondo l’idea di Francesco d’Assisi?

L’OFS è un modo concreto, speciale, per incarnare lo spirito di Cristo e di Francesco. È risposta a una vocazione specifica. I francescani secolari si impegnano, con la professione per tutta la vita, a vivere e testimoniare Cristo nel proprio stato di vita, osservando la Regola approvata da Papa Paolo VI nel 1978. L’OFS è quindi prima di tutto uno stile di vita, quello della fraternità, ispirato da Francesco d’Assisi, che è certamente attuale anche ai nostri tempi. In questo momento c’è tanto bisogno di vicinanza e cura reciproca, di impegno a costruire ponti, di vivere lo spirito della fraternità al di là delle scelte di vita di ciascuno. Come cristiani e francescani siamo chiamati non a sentirci migliori ma a trasmettere la bellezza, la gioia di aver incontrato Gesù! È chiaro poi che una realtà grande ha bisogno anche di un’organizzazione. La cellula principale dell’OFS è la fraternità locale, poi l’organizzazione si dirama nei livelli regionale, nazionale e internazionale con 122 paesi in cui è presente. La sfida è quella che la struttura sia strumento per farsi prossimi, e non il fine dell’operare. Può capitare infatti che si investano energie e risorse nella gestione: mi piacerebbe, invece, far sì che la struttura organizzativa possa essere utile per costruire relazioni dentro e fuori la fraternità. Oggi la società e la Chiesa hanno bisogno di persone che abbiano il coraggio di incontrare tutti nelle loro storie concrete, e in queste farsi prossimo: credo che sia il modo più bello per imitare Francesco. Per questo dico che far parte dell’OFS è una proposta di vita meravigliosa e concreta.

La Sardegna si prepara all’evento di ottobre ad Assisi. Al di là del pellegrinaggio, può essere occasione per attualizzare l’esempio di San Francesco e Santa Chiara?

L’offerta dell’olio ad Assisi e il pellegrinaggio, non possono rimanere solamente una bella esperienza a livello emotivo o l’occasione per una passerella mondana. Può essere invece l’opportunità per riscoprire che la vita fraterna, quella nei conventi, quella claustrale e quella secolare possono ancora raccontare di una storia da vivere in pienezza, anche oggi, in un mondo e una società che spingono sempre più verso l’autosufficienza e l’isolamento. “Non ci si salva da soli” ha detto Papa Francesco: mi piace credere che questo voglia dire che la fraternità, vissuta nel suo vero senso, possa salvare il mondo. Sarebbe importante che la Sardegna, attraverso l’evento di Assisi, possa fare questo tipo di esperienza. Ciò non significa far parte tutti dell’OFS, ma sarebbe bello che i francescani possano trasmettere un desiderio di fraternità che si completa nei vari carismi.

Francesco invitava ad avere la Chiesa come madre e i poveri come fratelli. È ancora così per l’OFS anche con la pandemia?

Ancora di più! Francesco ha osservato le debolezze della Chiesa, ha fatto proposte che in parte l’hanno rinnovata, ma sempre nella fedeltà che il figlio deve alla propria madre. I poveri e i lebbrosi erano per Francesco qualcosa da cui scappare; è nel momento in cui cambia il suo cuore che scopre la missione che il Signore gli stava affidando, quella di vivere da fratello con tutti. Chi sono i poveri di oggi, e in che modo come francescani possiamo farci prossimo? Ci sono davvero tanti temi, tante opportunità, anche nell’era del Covid, per un impegno concreto di vicinanza. Oggi non siamo chiamati a giudicare o a difendere territori, quanto piuttosto a dialogare e accogliere, a impegnarci per una casa comune che richiede cura, rispetto e attenzione. Oggi al francescano secolare è chiesto un impegno familiare, sociale, politico, sempre più profondo, concreto e credibile. Quindi sì, lo stile di San Francesco è più che mai attuale, e ancora di più per noi laici secolari, che siamo chiamati a rendere carne tutto questo nella vita quotidiana, negli ambienti e ambiti di ogni giorno.

 

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