I Cappuccini, dal 1591 presenti in Sardegna

La comunità francescana ricorda i quattrocentotrent’anni dall’arrivo dell’Ordine nell’Isola, l’11 ottobre la prima pietra del Convento di Cagliari, a Buoncammino

di Padre Tarcisio Mascia

“Tale era la condizione dei Cappuccini che servire gli infermi ed essere serviti dai potenti, entrare nei palazzi e nei tuguri con lo stesso contegno di nobiltà e sicurezza, essere talvolta nella stessa casa un soggetto di passatempo e un personaggio senza dei quali non si decideva nulla, cercare l’elemosina dappertutto e farla a tutti quelli che la chiedevano al convento, a tutto era avvezzo un Cappuccino.” (A. Manzoni, I Promessi Sposi, c. III)
“Noi siamo come il mare, che riceve acqua da tutte le parti e la torna a distribuire a tutti i fiumi”. (ivi)

Accadde nel 1591, quando giunsero in Sardegna i primi cappuccini, guidati da P. Zefirino da Bergamo. Li aveva inviati il Ministro Generale dell’epoca, P. Girolamo da Polizzi, forse su richiesta delle autorità civili, per fondarvi l’Ordine, che andava crescendo rapidamente e mettendo radici un po’ ovunque nella penisola italiana. A questa data infatti li ritroviamo nelle Marche (1525), dove erano nati; a Roma (1529), in Calabria (1532), in Sicilia (1534). Quindi a Napoli, Genova, Montepulciano. Nel 1540, in Corsica, a Bastia, veniva fondato il convento di Sant’Antonio, il primo fuori della penisola. Ben 51 anni dopo arrivavano anche in Sardegna. E in questo stesso anno fondavano due conventi: uno a Cagliari e un altro a Sassari, abbracciando così sin dall’inizio tutta l’Isola.
L’Ordine dei Cappuccini aveva visto la luce in un secolo molto tormentato e turbolento della storia europea, segnato profondamente da alcuni eventi importanti per il futuro del Continente e della Chiesa: si pensi alla riforma protestante (luteranesimo, calvinismo e Zwinglianesimo), alla riforma cattolica con il Concilio di Trento e con le grandi figure di santi e fondatori (Carlo Borromeo, Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Teresa d’Avila). Queste tensioni riformatrici furono purtroppo anche causa indiretta delle cosiddette guerre di religione, che dilaniarono il Continente.
Il secolo XVI è anche il secolo dell’umanesimo cristiano (Erasmo da Rotterdam) e dell’affermazione di nuovi stati nazionali (Olanda), di guerre (Francia, Spagna) per la supremazia in Europa. Scontro tra la Cristianità (Lega Santa) e gli Ottomani (Battaglia di Lepanto, 1571). E successivamente in Francia la lotta tra Cattolici e Ugonotti (Notte di San Bartolomeo, 1572), cui pose fine l’Editto di Nantes, emanato dal re Enrico IV nel 1598.
In questo quadro in grande movimento e in profonda trasformazione erano nati e si erano affermati i frati cappuccini, diventando protagonisti di primo piano anche nelle vicende politiche e sociali dell’Europa.
Da un documento dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari ricaviamo l’informazione che l’11 ottobre del 1591 veniva posta la prima pietra del Convento di Cagliari, sul colle di Buoncammino, che in seguito sarebbe stato chiamato “convento maggiore” per distinguerlo da quello di San Benedetto (fondato alcuni decenni più tardi, nel 1643). Quasi contemporaneamente a quello di Cagliari, o forse anche qualche mese prima, veniva fondato il convento di Sassari. Da una nota sappiamo che ai primi frati giunti in questa città fu affidata l’officiatura della chiesa di S. Antonio Abate. Quindi fu concesso loro di costruire un piccolo convento presso detta chiesa. Qualche tempo dopo, e per motivi opposti, Cappuccini e Servi di Maria si accordarono per scambiarsi le case: i Cappuccini si trasferirono a S. Maria di Valverde e i Serviti a Sant’Antonio Abate. La permuta dovrebbe essere avvenuta tra il 1593 e il 1595.
L’arrivo dei Cappuccini in Sardegna coincideva praticamente con la fine del secolo. Le nuove fondazioni erano nate numerose anche al di là delle Alpi: in Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Austria, Germania, Boemia. L’Ordine contava circa ottomila frati, dediti pastoralmente soprattutto alla predicazione (la loro era una predicazione semplice, caratterizzata dall’annuncio evangelico), all’assistenza degli infermi e agli appestati, all’assistenza dei soldati come cappellani nelle spedizioni militari, in particolare le campagne antiturche. E ancora erano presenti sul fronte della resistenza al Protestantesimo (Svizzera, Francia, Germania, Isole Britanniche). Furono altresì impegnati nell’annuncio missionario, in particolare nell’Oriente musulmano. Infine essi scrissero molte pagine di santità. Ricordiamo tra tutti: Felice da Cantalice, Serafino da Montegranaro, Giuseppe da Leonessa, Lorenzo da Brindisi.
La grande fioritura si estenderà ora anche alla nostra isola, dove i frati sardi scriveranno anch’essi nuove pagine di santità. Con l’inizio del nuovo secolo seguiranno nuove fondazioni: a Iglesias, Ozieri, Alghero, Sanluri, Oristano, Bosa, Nulvi. È ormai l’alba di una nuova storia.

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