Comunicare, voce del verbo incontrare

Una riflessione dal messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali che si celebra domenica 16 maggio

di Michele Spanu
Direttore UCS regionale

Le immagini corrono a una velocità impressionante. Le notizie rimbalzano da un computer a uno smartphone, alimentate da algoritmi sempre più sofisticati. In questo tempo di pandemia, in questo mondo sospeso a metà strada tra il virtuale e il reale, qual è il valore delle relazioni umane che si possono creare? Ci sono modalità che permettono di trasmettere la buona notizia del Vangelo senza l’ansia delle visualizzazioni o delle condivisioni? Il messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che si celebra domenica 16 maggio, affronta direttamente questi interrogativi. Le parole di papa Francesco, che non hanno bisogno di essere commentate, contengono indirizzi molto chiari per una conversione pastorale dei mezzi di comunicazione.
Occorre partire da una considerazione. Francesco, fin dall’inizio del suo pontificato, non ha mai voluto demonizzare gli strumenti tecnologici. Al contrario, ha cercato di umanizzare questo nuovo mondo, sospeso a metà strada tra il virtuale e il reale. Ecco perché il tema scelto in occasione della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali – “comunicare incontrando le persone come e dove sono” – suona come un chiaro invito ai giornalisti, e a tutti gli operatori della comunicazione, per cogliere le opportunità dei nuovi strumenti digitale senza mai tralasciare il valore dell’esperienza diretta. In altre parole: è cosa buona e giusta utilizzare gli strumenti digitali ma sempre e solo scegliendo di essere testimoni di ciò che si racconta. Stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà.
Ci sono due verbi di azione – venire e vedere – che caratterizzano il messaggio e che dovrebbero essere cerchiati in rosso nelle nostre agende. “Desidero dedicare il messaggio, quest’anno – dice Francesco – alla chiamata a “venire e vedere”, come suggerimento per ogni espressione comunicativa che voglia essere limpida e onesta: nella redazione di un giornale come nel mondo del web, nella predicazione ordinaria della Chiesa come nella comunicazione politica o sociale”.
L’invito è chiaro: di fronte alla tentazione di rimanere in attesa di ciò che viene condiviso dagli influencer di turno, i cristiani devono sentire la chiamata a diventare protagonisti attivi dei processi comunicativi. “Se non ci apriamo all’incontro – avverte Francesco -, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata nella quale ci sembra di essere immersi”.
Per realizzare questa missione, appunto, è necessario “venire e vedere”. Occorre muoversi. Bisogna consumare la suola delle scarpe, per utilizzare un’espressione cara al mondo del giornalismo italiano.  Scrive papa Francesco nel messaggio: “Voci attente lamentano da tempo il rischio di un appiattimento in giornali fotocopia o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali”. Quello dell’informazione da “copia e incolla” è un problema serio, anche nel panorama dell’informazione in Sardegna. Un’informazione prestampata, costruita artificialmente nelle redazioni, davanti al computer, ci può condurre a un progressivo appiattimento della specificità culturale, artistica e sociale dei nostri territori.
Infine una considerazione sul periodo che stiamo vivendo. Dopo un anno di distanziamento sociale occorre avere occhi nuovi per raccontare l’incredibile desiderio di incontrarsi che c’è in ognuno di noi. Le piazze dei nostri paesi e delle nostre città sono piene di una umanità che trasmette, solo ad osservarla, il desiderio di tornare a una normalità fatta di cose semplici: c’è il sedicenne che prendo lo zaino e va a scuola, ci sono gli anziani che si siedono su una panchina, c’è il parroco che si ferma a parare con i fedeli sul sagrato, c’è il barista che allestisce i tavoli all’aperto. Ripartiamo da loro, ripartiamo della comunicazione dei tanti riti di incontro che si svolgono ogni giorno attorno a noi. Sarà il vero antidoto per aprire gli occhi e uscire da questa solitudine malata.

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