Un aiuto per la Chiesa nei Luoghi Santi

I fondi della Colletta pro Terra Santa saranno destinati per il restauro del Santo Sepolcro e l’assistenza umanitaria in Palestina

Padre Pinuccio Solinas
Commissario in Sardegna per la Custodia di Terra Santa

La “Colletta pro Terra Santa”, conosciuta in latino come “Collecta pro Locis Sanctis”, nasce dalla volontà dei Papi di mantenere forte il legame tra i cristiani del mondo e i Luoghi Santi. È una delle raccolte obbligatorie della Chiesa. I Frati Minori, Custodi dei Luoghi Santi, sono impegnati in prima linea in quest’opera di raccolta, attraverso il servizio dei Commissari di Terra Santa, di cui quest’anno ricorrono i seicento anni della loro istituzione da parte del papa Martino V. Paolo VI nell’Esortazione Apostolica “Nobis in animo” del 1974 detta le regole: la Colletta per i Luoghi Santi va raccolta in tutte le chiese e in tutti gli oratori, sia diocesani che religio si, una volta l’anno – il Venerdì Santo o in altro giorno designato dall’Ordinario del luogo – e “sarà devoluta per il mantenimento non solo dei Luoghi Santi, ma prima di tutto delle opere pastorali, assistenziali, educative e sociali che la Chiesa sostiene in Terra Santa a beneficio dei loro fratelli cristiani e delle popolazioni locali”. Le offerte vengono poi inviate al proprio Ordinario, che a sua volta le consegnerà “al Commissario di Terra Santa più vicino, la cui attività, tanto benemerita nel passato, Ci sembra tuttora valida e funzionale, o per altro opportuno tramite”. La Custodia di Terra Santa riceve il 65 per cento delle offerte, mentre il restante 35 per cento è destinato ad altre istituzioni che operano in Terra Santa. Negli ultimi decenni è stata soprattutto la Congregazione per le Chiese orientali a essere coinvolta dalla Santa Sede nel compito di rendere note le necessità della Terra Santa insieme con le norme di Paolo VI. Alcuni dei progetti che vengono oggi sostenuti sono il restauro della pavimentazione nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, le case per i più bisognosi per conservare la presenza cristiana nei Luoghi di Gesù, davanti al bisogno concreto di molte famiglie di avere case dignitose nella loro terra, le scuole di Terra Santa per sostenere la formazione ad Amman, Betlemme, Cana, Gerico, Giaffa, Ramleh e a Gerusalemme, l’emergenza Siria in Siria, Giordania e Libano che ha intensificato l’aiuto alla popolazione siriana ed irachena, cristiani ma non solo, che vive una situazione di estrema necessità, attraverso la presenza dei Frati. Il blocco delle diverse attività lavorative, turistiche ed economiche in genere, ha influenzato  la condizione dei cristiani in Terra Santa. Per i cristiani dei Territori occupati da Israele la presenza dei pellegrini rappresenta quasi l’unica fonte di reddito. Sono crollati i due maggiori strumenti di reddito: l’artigianato religioso, con la lavorazione del legno di olivo e della madreperla, realizzato per lo più dagli artigiani cristiani di Betlemme, e il settore dell’accoglienza, ristorazione e alberghi. In Palestina non esistono ammortizzatori sociali. Non esiste assistenza sanitaria. È praticamente impossibile spostarsi fuori dai territori per cercare lavoro. Le scuole oggi restano aperte grazie agli aiuti dall’estero. Dal punto di vista sociale la Palestina è più condizionata dalla ricaduta economica, infatti uno dei fenomeni emergenti oggi è la mendicità. In Israele invece una forma di rimozione della realtà pandemica è l’aumento della droga nella popolazione giovanile e il rifiuto della vaccinazione da parte degli ebrei ultra-ortodossi, nelle cui comunità il virus circola ancora. Nei cristiani si nota una maggiore partecipazione alla vita liturgica e devozionale all’interno della propria comunità.

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