In santa unità

Capitolo elettivo al Monastero B.V. del Buon Cammino, Suor Chiara Marta Meloni è stata nominata nuova abbadessa delle Sorelle Povere

Le Sorelle Povere di Santa Chiara
foto di Efisio Vacca

Lo scorso 25 Settembre, come molti già sanno, la nostra comunità ha celebrato il Capitolo Elettivo nel quale (come avviene ogni tre anni) si rinnovano gli incarichi di governo della comunità. Ha presieduto il Capitolo il Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria fra Francesco Piloni. Le sorelle hanno eletto come loro Abbadessa per il prossimo triennio Suor Chiara Marta Meloni, come Vicaria Suor Chiara Elisabetta Modica (che ha guidato la comunità negli ultimi sei anni) e come consigliera Suor Chiara Damiana Graziani. Questa la notizia. Ma quale può essere il significato e l’importanza di questo avvenimento per coloro che non fanno parte della comunità delle sorelle o sono estranei alla vita religiosa? L’attenzione probabilmente viene attratta dai nomi delle sorelle e può suscitare interesse e curiosità, come pure lasciare indifferenti, soprattutto coloro che sono meno “intimi” alla comunità.
Certamente è già significativo il fatto che la Chiesa stabilisca che ogni tre anni nelle comunità religiose si convochi il Capitolo Elettivo nel quale si può riconfermare la stessa Abbadessa (fino ad un massimo di dodici anni) oppure affidare il ruolo ad una sorella diversa, in modo che le sorelle che si succedono possano donare il meglio di sé a vantaggio del bene comune. È vero infatti che ogni stagione ed ogni situazione comunitaria richiedono alla guida della comunità persone con caratteristiche e qualità diverse. In particolare, nel nostro caso, è da notare che è la prima volta che viene eletta come Abbadessa del Monastero Beata Vergine del Buon Cammino una sorella originaria della Sardegna, addirittura nata proprio qui ad Iglesias! Questo vuol dire che dopo i tempi della fondazione e dello sviluppo, la pianticella nata nel 2000 con l’innesto di tre sorelle venute dalla Sicilia (ormai “inculturate”!) e arricchita di giovani di varie località sarde, ha assimilato il carisma trasmesso. “Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli” profetizza il Sal 45, ed è una soddisfazione per le sorelle più grandi vedere compiersi questa parola e poter guardare con fiducia al futuro.
È importante però conoscere il modo, lo stile con cui Santa Chiara ha vissuto il ruolo di guida della comunità e che ha voluto trasmettere alle sue figlie. Tutti sanno che nelle comunità religiose esiste la figura del “Superiore” e della “Superiora” ma spesso ci si immagina questi ruoli sul modello delle gerarchie mondane: chi sta “sopra” comanda, è più importante, gode di privilegi ecc…Se riflettiamo però, la parola stessa “Superiore” stride con il messaggio evangelico: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mt 20, 25-28). San Francesco, uomo evangelico, volle perciò che i frati posti a capo delle comunità venissero chiamati “Ministri”[1] che significa “servi” e santa Chiara, sua fedele discepola, si definiva sempre serva di tutte le sorelle e non amava il titolo di Abbadessa perché le ricordava la modalità con cui il ruolo veniva esercitato nelle Abbazie benedettine dell’epoca: autorità, privilegi, onori ecc… Preferiva invece essere sorella tra sorelle, anzi loro serva ed essere chiamata Madre perché lo era realmente[2].
Abbiamo spiegato brevemente cosa è accaduto e come viene inteso il ruolo di Abbadessa e Madre nelle nostre comunità clariane, ma non abbiamo ancora detto ciò che è più importante: i protagonisti di questo avvenimento. Il protagonista principale è stato sicuramente lo Spirito Santo, Amore del Padre e del Figlio, vincolo di unità fraterna[3] e ispiratore della nostra vita. È affidandoci a Lui, mettendo la sua sapienza prima della nostra che è stato possibile giungere a quella concordia, a quella intesa comunitaria che ci ha consentito di vivere il Capitolo nella serenità, nell’unità dell’amore. Tutto il periodo che ha preceduto i giorni del Capitolo è stato come un laboratorio di dialogo, di confronto franco e sincero, di propositi costruttivi e realistici, di progressiva e “miracolosa” convergenza di spiriti e intendimenti. Per questo possiamo dire che la seconda protagonista del Capitolo è stata la Comunità: realtà vitale, organismo composto di membra diverse che collaborano e si perdono le une nelle altre per dare vita ad un “noi” più bello, più forte, capace di affrontare le sfide quotidiane con le gioie e i dolori che si presentano, sempre in cammino verso l’unità.
L’unità è la meta alla quale la Chiesa e il mondo sono chiamati, è anche il segno distintivo della presenza del regno di Dio in mezzo a noi[4] perché l’unità di persone diverse è Dio! Contemplando l’amore trinitario capiamo qual è “l’immagine e somiglianza” che portiamo come un sigillo di riconoscimento nel profondo del nostro essere, capiamo perché la comunione è il Paradiso, mentre la divisione, l’isolamento, la contrapposizione sono fonte di disagio, angoscia, insoddisfazione. Per santa Chiara, conosciuta maggiormente come paladina dell’altissima povertà, l’unico amore è Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto ultimo di tutti per condurre i suoi fratelli a partecipare alla stessa comunione che regna tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Per Chiara e per noi sorelle quindi il bene più grande da raggiungere in fraternità è l’unità degli spiriti[5]. Sicuramente questa meta non è mai raggiunta una volta per tutte e il cammino continua per tutta la vita. Possiamo testimoniare però che è possibile vivere l’unità e la comunione, assaporarne i frutti di gioia e di pace che fanno apparire Dio in mezzo a noi. Questi frutti non sono scontati, si gustano dopo un duro lavoro fatto da ciascuna nel proprio cuore, morendo ogni giorno un po’ a se stessa, scegliendo e riscegliendo sempre di nuovo con fede Gesù e il suo vangelo piuttosto che il proprio io e le proprie idee, mettendo la comunione al di sopra di ogni personale visuale e ideale, vivendo di perdono ricevuto e donato, immerse nella misericordia del “Padre, datore di ogni bene”.

Il miracolo dell’amore reciproco è possibile: questa è la buona notizia che desideravamo dare ad ogni fratello e sorella, al di là dei fatti raccontati, delle notizie di cronaca, dei diversi ambienti in cui viviamo e delle diverse vocazioni di ciascuno. In un tempo in cui sembra impossibile la convivenza pacifica e duratura nelle famiglie, nelle amicizie, nelle comunità civili o ecclesiali, noi crediamo (perché lo viviamo) che invece questa realtà è possibile, anche se sempre da custodire e nutrire, come un germoglio di vita nuova al quale dedicare ogni cura e attenzione.

Vi consegniamo infine le parole di un canto che eseguiamo spesso in questi giorni perché lo sentiamo rappresentativo del nostro vissuto:

Questo è il momento che Dio ha atteso per te,
questo è il sogno che ha fatto su te
Quella che vedi è la strada tracciata per te
Quello che senti, l’Amore che t’accompagnerà.
E andremo e annunceremo che
in Lui tutto è possibile
E andremo e annunceremo che
nulla ci può vincere
Perché abbiamo udito le Sue parole
Perché abbiam veduto vite cambiare
Perché abbiamo visto l’Amore vincere
Sì abbiamo visto l’Amore vincere

Auguri di Buon Cammino con affetto dalle Sorelle Povere di Santa Chiara


[1] E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. E l’uno lavi i piedi all’altro. (Regola non bollata 23)

[2] “… io, Chiara, che sono, benché indegna, la serva di Cristo e delle Sorelle Povere del monastero di San Damiano…” (dal Testamento); “Io, Chiara, serva di Cristo, pianticella del santo padre nostro Francesco, sorella e madre vostra e delle altre Sorelle Povere, benché indegna…” (dalla Benedizione); “Chiara, indegna serva di Gesù Cristo ed  ancella inutile delle Donne recluse del monastero di San Damiano…” (dalla I Lettera a S. Agnese di Praga); “Chiara, umilissima e indegna ancella di Cristo e serva delle Donne Povere” (dalla II Lettera a S. Agnese di Praga);

“L’abbadessa usi verso le sorelle tale familiarità che possano parlarle e trattare con lei come usano le padrone con la propria serva, poiché così deve essere, che l’abbadessa sia la serva di tutte le sorelle” (dalla Regola, Cap X).

[3] “Le sorelle attendano a ciò che soprattutto debbono desiderare: avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione” (dalla Regola, Cap X)

[4] «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Gv 13,35

[5]  «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione» Ef 4,4

“Le sorelle siano prima di tutto sollecite di conservare sempre reciprocamente l’unità della scambievole carità, che è il vincolo della perfezione” (dalla Regola, Cap X)

© Riproduzione riservata
Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 33 del 3 ottobre 2021

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