La figura di un vescovo ora consegnato alla Storia

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Mons. Pillolla, il vescovo giornalista. Evangelizzare e comunicare, il servizio per il bene comune, la fondazione di “Sulcis Iglesiente Oggi”

di Giampaolo Atzei

Quasi un anno fa, festeggiavamo i 90 anni di mons. Tarcisio Pillolla. Un traguardo importante, accompagnato dall’affettuosa vicinanza di tante persone, seppure nella difficoltà di una pandemia che ci ha limitato nella condivisione delle gioie e nella partecipazione dei dolori. Qualche mese dopo, era ottobre, con il nostro vescovo emerito condividemmo un altro importante traguardo: i primi vent’anni di Sulcis Iglesiente Oggi, il settimanale diocesano che volle fermamente appena pochi mesi dopo il suo ingresso a Iglesias e che continuava a seguire con attenzione e simpatia dalla sua casa cagliaritana. Oggi, sulle pagine che in tante occasioni hanno ospitato le sue parole, ci troviamo riuniti nel ricordo del suo operato, nella riflessione dell’eredità che ci ha lasciato, commemorando il suo ritorno alla casa del Padre.
È un momento di grande tristezza, la redazione di Sulcis Iglesiente Oggi, quella grande famiglia costruita nel corso degli anni da un capo all’altro della diocesi, si riunisce in preghiera per la scomparsa di mons. Pillolla e si stringe in un affettuoso abbraccio alla sua famiglia, a quanti gli sono stati vicini, al nostro vescovo Giovanni Paolo, che dal vescovo Tarcisio ha ricevuto il pastorale quattordici anni fa. È una mestizia che coinvolge in questi giorni l’intero mondo della comunicazione cattolica nell’Isola, perché insieme a mons. Pillolla, appena la sera prima, ci ha lasciato anche mons. Petronio Floris, direttore de Il Nuovo Cammino, della diocesi di Ales Terralba, un sacerdote giornalista di grande impegno che, come mons. Pillolla, ha sempre accompagnato l’evangelizzazione alla rilevanza e alla delicatezza della comunicazione.
Di mons. Pillolla ricordiamo in queste pagine la ricchezza di una figura che ora consegniamo alla Storia della nostra Chiesa diocesana: per la sua profonda dimensione pastorale, per la presenza civile e sociale di grande rilevanza, nella chiamata all’impegno per il bene comune in un momento quantomai delicato per il Sulcis Iglesiente. Difatti, mentre mons. Miglio arrivò in questa terra negli anni drammatici degli ultimi scioperi, della chiusura delle miniere, delle privatizzazioni nell’industria, mons. Pillolla dovette affrontare le difficoltà (e le speranze allora riposte) nella riconversione, dalla costituzione del Parco Geominerario all’impulso per un confronto di ampio respiro sullo sviluppo del Sulcis Iglesiente: si arrivò alla formulazione di un documento che conserva ancora oggi spunti di sconcertante attualità, dalle bonifiche alle servitù militari, dalla scuola alla sanità, ma che soprattutto vedeva nel confronto, nella dialettica relazionale tra forze sociali, imprese e Istituzioni la chiave di volta per il rilancio, proponendo già nel 2003 quel “patto sociale” oggi auspicato da più parti per l’uscita dalla crisi.

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