
Valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico. Al Museo diocesano il progetto inclusivo con l’Anffas per rendere più accessibile la collezione museale
di Valeria Carta
Tocca a noi! È il nome dato al progetto di inclusione per l’accessibilità al Museo Diocesano di Iglesias presentato al pubblico nelle mattinate di mercoledì 17 e venerdì 19 maggio, in occasione delle giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico presso gli ambienti che ospitano la stessa collezione museale.
Come spiegato dalla direttrice del Museo, Silvia Medde, l’iniziativa si inserisce entro quello che è “il tema dato quest’anno dalla Conferenza Episcopale per la settimana di valorizzazione dei beni culturali: Oltre lo scivolo”. L’ufficio dei beni culturali ha lavorato in collaborazione con l’ufficio della pastorale per la disabilità seguendo un progetto che puntava ad adeguare i contenuti soprattutto alle forme di disabilità che non siano quelle fisiche o motorie, per altro tenute presenti nella struttura, ma mettendo in essere un desiderio di “apertura verso le disabilità di ogni genere”.
Il progetto è stato intrapreso in collaborazione con la Fondazione Anffas Onlus Cagliari che ha sempre puntato sull’esaltazione dei talenti che “spesso rimangono sopiti”, attraverso attività proposte proprio sulla base delle singole propensioni. I ragazzi che frequentano la sede operativa di Iglesias dell’Anffas appunto, sono impegnati anche in altre collaborazioni e contesti diversi.
La due giorni è stata preceduta da un lavoro di preparazione che ha visto direttamente coinvolti anche i ragazzi: “sono venuti al museo più di una volta, hanno scelto degli oggetti di cui hanno curato un racconto semplificato secondo una formula specifica che viene definita easy to read”. Si tratta di un sistema che “è ridotto al minimo in termini di contenuti, con un lessico e una sintassi estremamente semplici”. Come precisato dalla direttrice e dall’educatrice dei ragazzi, i testi sono stati stampati con caratteri di una certa dimensione, in modo da facilitare la lettura e la comprensione. “Sulla base di questi testi, contattando una specialista, abbiamo fatto realizzare le traduzioni in CAA”, hanno proseguito, spiegando come il metodo di comunicazione aumentata alternativa prevede un sistema che associa il testo semplificato ad una serie di immagini che possono essere standardizzate. I testi sono stati allora stampati in pannelli di grandi dimensioni, posti vicino agli oggetti in questione, mentre ai visitatori potevano essere forniti anche come fascicoli portatili. Si è cercato poi di personalizzare questi strumenti: “la dove il testo necessitava di un’immagine specifica, come poteva essere la chiesa di Santa Chiara, abbiamo pensato di fotografarla direttamente e fornire questo come immagine da inserire nelle traduzioni”. “Questo metodo di comunicazione è utilizzato soprattutto da chi non ha capacità di espressione verbale ed è utilizzano sia per leggere, per apprendere, che per esprimersi”.
L’esperienza, dal grande carattere inclusivo, ha adeguato i contenuti museali alle diverse necessità del fruitore. Infatti, il percorso di semplificazione dei contenuti si è dimostrato funzionale non solo per chi presenta disabilità cognitive ma anche per i più piccoli e in generale per tutti coloro che non amano soffermarsi eccessivamente sulle didascalie.
Protagonisti dell’evento in prima persona quattro ragazzi: Francesco a cui è stato affidato il delicato compito di accogliere i visitatori, Stefano che ha spiegato la lampada pensile argentea del XVII, Sabina che ha parlato del calice di Santa Giuliana e Anna che ha raccontato la storia del prezioso pastorale risalente al XVI. Tutti si sono dimostrati ottime guide all’interno della struttura museale, pronti a rispondere anche alle domande dei più curiosi. Tra gli ospiti più attesi alcune scuole della città, sensibili al tema dell’inclusione e ancor più a quello delle disabilità.
Si tratta solo dell’inizio: “il lavoro sarà molto lungo ma questo evento inaugura un rapporto di collaborazione con l’Anffas – ha spiegato la direttrice – per occuparci delle disabilità di carattere cognitivo e intellettivo, cercando soluzioni possibili che rendano accessibili i contenuti del museo anche a chi non ha la possibilità di approcciare una didascalia più articolata”.
Gli apparati costituiti durante questo progetto, si spera possano diventare arredo permanente a disposizione dei visitatori all’interno dell’esposizione museale, sia per quanto riguarda i testi easy to read che quelli che si avvalgono del metodo CAA. L’auspicio è dunque quello che i contenuti possano aumentare e coinvolgere un numero sempre maggiore di oggetti presenti nel museo.




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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 19 del 28 maggio 2023


