CreAttivamente 2024. Tre giorni nel rinnovato Centro Giovanile Santa Barbara con don Francesco Vanotti per il campus formativo dell’ufficio catechistico

di Valeria Carta
Si è svolta dal primo al tre luglio scorso la sesta edizione del campus formativo organizzato dall’equipe dell’ufficio catechistico della diocesi di Iglesias. CreAttivamente 2024 ha riunito circa quaranta partecipanti, tra catechisti, operatori e sacerdoti, presso i locali del Centro Giovanile Santa Barbara di Iglesias, dove a guidarli nel ruolo di relatore è stato, per la seconda volta, don Francesco Vanotti dalla diocesi di Como. Ad aprire i lavori il delegato per la pastorale don Giuseppe Tilocca che ha portato i propri saluti. Tra i partecipanti tanti i volti noti, ormai veri e propri veterani del campus, ma anche tanti “primini”, come loro stessi si sono definiti, perché appunto alla loro prima esperienza di una serie di incontri che è arrivata ormai alla sesta edizione. “Abbiamo provato a mettere al centro di questa tre giorni con i catechisti il tema delle storie di vita e dei racconti di fede” – ha spiegato don Francesco precisando “come nella storia di ciascuno di noi si possa leggere la presenza di Dio”. Il relatore ha evidenziato che se “anche la nostra vita non fa parte dei quattro Vangeli canonici è a buon diritto un quinto Vangelo, cioè una storia benedetta in cui Dio continua ad accompagnarci”. Questa presa di consapevolezza è stata un po’ il leitmotiv della prima giornata di formazione durante la quale i presenti sono stati invitati a “riconoscere la presenza di Dio nelle relazioni, negli incontri della nostra vita – ha sottolineato don Francesco sollecitando i più a cercare Dio dentro la propria vita e non fuori.
Al centro delle giornate di formazione il tema della narrazione, “ormai sempre più fondamentale”. È stata infatti riconosciuta non solo la valenza terapeutica, soprattutto di una narrazione autobiografica, ma l’incontro è stato l’occasione per sottolineare come “l’uomo abbia bisogno di esprimere la propria storia”. A supportare questo cammino anche il testo di recentissima edizione scritto a sei mani dallo stesso Vanotti insieme a Fabrizio Carletti e Pompeo Fabio Mancini. “Il testo nasce dallo studio, dalla ricerca e dalla condivisione con altri studiosi che lavorano in capo formativo a diversi livelli” – ha chiarito il relatore spiegando la struttura tripartita dell’opera. Tra i concetti chiave di questo testo anche quello di autobiografia kerigmatica, uno dei criteri individuati che fanno di un racconto una narrazione. “Narrare come Dio si rivela nei nostri vissuti”, è la definizione data da don Francesco precisando come lo scopo di questa narrazione sia proprio quello di comunicare questa presenza divina nella propria vita.
Alla loro prima esperienza alcuni catechisti provenienti da Carbonia, Calasetta e Carloforte. “La decisione di partecipare a questo campus nasce dalla possibilità di condividere insieme ad altre persone questa esperienza” – ha spiegato Nicola dalla parrocchia di San Ponziano, aggiungendo grande apprezzamento per la possibilità di “commentare la parola di Dio tutti insieme e renderci protagonisti di questa stessa Parola”. A colpire di più sicuramente la “questione narrativa” ossia “il poter entrare nella Bibbia e farla nostra, in altre parole vivere il nostro vissuto attraverso la Parola di Dio”.
A fargli eco anche le parole di Annamaria: “faccio la catechista da quando avevo 16 anni e mi rendo conto di come le cose siano e stiano cambiando” – ha esordito sottolineando la necessità di un cambio di modalità. “Dobbiamo intraprendere un cammino di innovazione che sia adeguato al cambiamento d’epoca: i ragazzi sono distanti e distratti dall’utilizzo esclusivo delle nuove tecnologie” – hanno continuato. Particolarmente apprezzate anche le modalità attuative scelte per il campus e nello specifico i lavori di gruppo: “in questo modo si riesce a confrontarsi meglio e ad entrare in relazione” – hanno spiegato rimarcando l’importanza della creazione di rapporti, della condivisione e dello stare insieme. “Esco da questo campus arricchita sotto vari aspetti. La condivisione delle proprie esperienze incoraggia e spinge ad andare avanti ancora meglio”.
In un “clima familiare”, come lo stesso don Maurizio Mirai ha sottolineato, il campus si configura come un’esperienza più che positiva, “forte e toccante” per i partecipati che sono entrati proprio nel vivo della formazione. “L’obbiettivo era quello di favorire un’esperienza di fede che potesse attivare prima di tutto il processo di consapevolezza per poter vivere e annunciare la propria esperienza e far fare ad altri la stessa esperienza con Cristo” – ha dichiarato Maurizio esprimendo tutto il suo entusiasmo per questa sesta edizione. Tra i prossimi obbiettivi dunque la possibilità di “far crescere quel seme che è stato gettato in questi giorni” – ha continuato auspicando l’attivazione di processi di rinnovamento dell’iniziazione cristiana. L’intenzione è proprio quella di continuare questo processo in particolare in collegamento con i laboratori tematici che sono partiti nella forania di Iglesias lo scorso inverno e che si attiveranno anche presso le altre foranie nel corso dei prossimi anni. “L’obbiettivo è quello di tradurre questo processo formativo in esperienze concrete, in sperimentazioni, magari dislocate in varie parti della diocesi per poter realizzare un progetto di iniziazione cristiana che faccia presente questo grande tema della narrazione” – ha concluso.
Tra i prossimi appuntamenti in calendario anche il convegno regionale dei catechisti che avrà luogo ad Orosei il prossimo 10 novembre e che rappresenta a tutti gli effetti un “occasione sinodale” per poter condividere la fede. Il tema scelto riguarda i linguaggi nella comunicazione della fede a cura del professor Fabio Mancini all’interno di un cammino condiviso che coinvolge tutta la Chiesa.
