Sulcis Iglesiente, in dieci anni persi ottomila abitanti

A Carbonia il calo più sensibile, con circa l'otto per cento scende a 26.594, Iglesias scivola a 25.733

Gli ultimi dati Istat descrivono un’Italia sempre più vecchia, in Sardegna avanza lo spopolamento che interessa principalmente i piccoli comuni

di Annalisa Atzei

A dieci anni dall’ultimo Censimento generale sulla popolazione residente in Italia, i dati presentati lo scorso dicembre dall’Istituto Nazionale di Statistica sono l’occasione per il consueto bilancio demografico di inizio anno e per un’analisi di più lungo periodo. Una fotografia dell’Italia che mette a fuoco un trend negativo confermato dalle ultime rilevazioni e che restituisce l’immagine di un Paese sempre più anziano, sorretto nei numeri dalla presenza degli stranieri, la quale non riesce comunque ad arginare il decremento complessivo della popolazione. Rendendo noti i risultati relativi al 2018 e al 2019, l’Istat richiama anche un confronto con il 1951, quando si tenne il primo censimento della Repubblica. Allora, la popolazione residente era di circa 47,5 milioni; tra il 1951 e il 2011, in 60 anni, la popolazione è aumentata di circa 12 milioni, ma negli ultimi otto anni la variazione è positiva solo per 200 mila unità. Al primo gennaio 2020, la popolazione censita in Italia ammonta a 59.641.488 residenti, circa 175 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,3%), ma sostanzialmente stabile nel confronto con il 2011, anno dell’ultimo censimento di tipo tradizionale, quando si contarono 59.433.744 residenti (+0,3%, ma il lievissimo incremento di popolazione è da attribuire esclusivamente alla componente straniera). Rispetto al 2011, oggi i residenti diminuiscono nell’Italia Meridionale e nelle Isole (-1,9% e -2,3%), aumentano nell’Italia Centrale (+2%) e in entrambe le ripartizioni del Nord (+1,6% nell’Italia Nord-orientale e +1,4% nell’Italia Nord-occidentale); oltre il 50% dei residenti è concentrato in cinque regioni: Lombardia (16,8%), Veneto (8,2%), Lazio (9,7%), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%). Il comune più grande è Roma con 2,8 milioni di abitanti, quello più piccolo Morterone, in provincia di Lecco, con appena 30 abitanti. In generale, la popolazione residente diminuisce in tutte le classi di comuni, ad eccezione di quella tra 50 mila e 100 mila abitanti, ma a pagarne le conseguenze più gravi sono naturalmente i comuni al di sotto dei 5 mila abitanti, interessati tra il 1951 e il 2019 da uno spopolamento sistematico. Le donne rappresentano il 51,3% dei residenti, oltre un milione e mezzo in più rispetto agli uomini.
Il Paese è sempre più vecchio: se nel 1951 il rapporto era di neanche un anziano per ogni bambino, oggi il numero di anziani è di 5 per bambino. L’indice di vecchiaia (dato dal rapporto tra la popolazione con 65 anni e più e quella con meno di 15 anni) è notevolmente aumentato, passando dal 33,5% del 1951 a quasi il 180% del 2019, con un’età media che si è innalzata di due anni rispetto al 2011 (da 43 a 45 anni).
La Sardegna mantiene il trend nazionale e in particolare prosegue nella flessione negativa che vede diminuire costantemente il numero di residenti, oltre 35 mila in meno in dieci anni (1.611.621 al primo gennaio 2020). L’Isola, confermano i dati Istat, rimane fortemente coinvolta anche dallo spopolamento dei piccoli comuni con meno di 5 mila abitanti. Nella diocesi di Iglesias, costituita da 24 comuni, oggi tutti della provincia Sud Sardegna, alla data del 31 agosto 2020 (ultima rilevazione disponibile) si registrano 8.547 unità in meno rispetto al 2011, con un trend negativo che accompagna tutti i centri abitati. In particolare, ad aver perso il numero maggiore di residenti in termini assoluti sono i comuni di Carbonia, Iglesias e Sant’Antioco (rispettivamente -7,93%, -7,01% e -5,78%), mentre in termini percentuali sono i comuni di Teulada (-9,99%), Nuxis (-8,40%), Giba (-8,21%) e Santadi (-8,15%) ad aver registrato la perdita più consistente. Calasetta e Musei al contrario emergono per un saldo quasi in pareggio, mantenendo stabile negli anni il numero di residenti.
La Sardegna, segnala ancora l’Istat, infine, è l’ultima regione per numero di diplomati con il 30,3%, 5 punti in meno rispetto alla media nazionale (35,6%), ma di contro detiene il primato per le licenze di scuola media col 35,7%, seguita da Sicilia (33,5%), Valle D’Aosta (32,8%), Campania (32,4%) e Piemonte (30,7%).

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