
Riunita ad Oristano, per la prima volta dopo l’emergenza, la conferenza dei direttori diocesani degli uffici per la Pastorale sociale
Ufficio diocesano problemi sociali e lavoro
A cura di Manolo Mureddu
Sabato 27 giugno, per la prima volta dall’inizio del lockdown, introdotto nei mesi scorsi per contenere il diffondersi dell’epidemia di Covid-19, si è nuovamente riunita la conferenza regionale dei direttori degli uffici pastorali per i problemi sociali e del lavoro delle diocesi sarde che, per l’occasione, eccetto quello di Lanusei, assente giustificato, erano tutti presenti. L’incontro, presieduto dall’arcivescovo di Cagliari monsignor Giuseppe Baturi, neo delegato regionale per i problemi sociali e del lavoro e per la custodia del creato, si è svolto nella sede della Caritas di Oristano ed è stato il primo concreto momento di analisi delle imponenti criticità sociali provocate dall’emergenza sanitaria e di conseguenza da quella economica.
Coerentemente con le sue competenze specifiche, il referente regionale PSL Franco Manca, apprezzato e conosciuto economista, ha introdotto i lavori esponendo una sintesi delle risultanze espresse dalle diverse indagini macroeconomiche recentemente effettuate dai più accreditati istituti di ricerca sugli effetti del virus nell’economia sarda. Dalla quale è emersa la drammaticità della situazione in particolare su alcuni specifici settori fortemente colpiti dalla crisi sanitario-economica.
Una condizione ripresa in quasi tutti gli interventi per sottolineare il forte incremento delle povertà nelle famiglie nonché il ruolo fondamentale avuto dagli istituti caritatevoli durante la crisi per il soddisfacimento dei bisogni primari più impellenti delle persone, prima ancora degli interventi statali; rallentati nella loro efficacia dalla burocrazia e dalla lentezza dei processi legislativi.
Povertà, vecchie e nuove, si è denunciato durante l’incontro, per ora affrontate dai decisori politici con interventi tampone spesso, peraltro, in forte ritardo. E per contrastare le quali, è stata opinione pressoché comune nella discussione di Oristano, si dibatte (nel confronto politico nazionale) molto di come finanziare l’assistenzialismo e troppo poco di come pianificare lo sviluppo e creare lavoro. Ossia l’unico vero strumento per far emergere le persone dalla deprivazione e restituire loro indipendenza e dignità.
Quando invece, proprio in un momento difficile come l’attuale, come più volte ha esortato con forza in queste settimane Papa Francesco, sarebbe necessario un cambio di rotta per un tangibile cambiamento o il peggior risultato della pandemia sarà proprio quello di non cambiare niente.
Ad esempio sarebbe importante, hanno espresso i direttori delle pastorali sociali e del lavoro sarde, programmare il futuro per costruire opportunità occupazionali e di crescita lavorativa per le persone; soprattutto per i più giovani. Cambiando però il paradigma che fin qui ci ha accompagnato, con una società condizionata dal liberismo e quindi dal mercatismo, dove il fine non è più la persona ma il consumismo e il profitto in quanto tali.
In tal senso la dottrina sociale della Chiesa, richiamata in vari interventi come stella polare da seguire, è il solco in cui indirizzare gli sforzi per creare una società giusta nella quale il bene delle persone, inteso come “bene comune”, sia il centro nevralgico e allo stesso tempo il fine ultimo di ogni processo economico.
Senza dimenticare che la Chiesa per essere davvero profetica, ha ribadito fortemente monsignor Baturi, ha bisogno di guardare oltre senza fermarsi unicamente alla contingenza. E che, come ha recentemente ricordato il Papa, c’è bisogno di testimoniare “che il Vangelo è possibile”. E per renderlo possibile c’è bisogno di persone che in silenzio, con la propria fede e testimonianza, si spendano concretamente per gli altri e “offrano la propria vita a Dio”. Inoltre l’arcivescovo ha ricordato l’importanza della formazione all’interno degli uffici delle diocesi in particolare nella pastorale giovanile per forgiare cristiani in grado di orientarsi nella complessità delle sfide moderne e rispetto all’incremento progressivo dei bisogni di una società sempre più minacciata nella sua integrità valoriale oltre che sociale.
Un percorso di formazione e contaminazione che potrà essere ulteriormente rafforzato, è emerso durante il confronto, anche con la riattivazione della consulta regionale delle realtà che all’interno della Chiesa si occupano di tematiche sociali e contestualmente di quelle laiche che lo fanno all’esterno come le associazioni di volontariato, il sindacato o in generale le forze politiche. Col riconoscimento delle specifiche e reciproche identità e allo scopo di promuovere i precetti della dottrina sociale della Chiesa quale modello di società in grado di restituire centralità alla dignità dell’essere umano.
Nondimeno nel confronto si è discusso anche di avviare il percorso di preparazione alla nuova “settimana sociale” che, arrivata alla 49esima edizione, potrebbe tenersi a Taranto all’inizio dell’anno prossimo. Stavolta dedicata al complesso tema, visto anche il luogo di drammatica contraddizione scelto per la sua celebrazione (fra la lotta per la difesa del lavoro nell’industria e quella per difendere l’ambiente e di riflesso la salute di tutti): “Il pianeta che speriamo, ambiente, lavoro e futuro, tutto è connesso”.
In tal senso monsignor Baturi ha auspicato, come già accaduto in passato per le precedenti “settimane sociali”, che ogni diocesi scelga e approfondisca uno fra gli argomenti inerenti il lavoro (partecipativo, creativo e solidale), lo sviluppo economico sostenibile ed equilibrato, i giovani e la loro formazione partendo dalla scuola quale strumento di costruzione del loro futuro.
La conferenza dei direttori delle pastorali sociali e del lavoro delle diocesi sarde è stata aggiornata sine die, ma con la consapevolezza dell’importanza di concretizzare il prima possibile ciò che è stato esplicato a parole; perché i mutati e sempre più complessi e variegati bisogni delle persone colpite dalla crisi in questi mesi, necessitano di interpreti in grado di intercettarli e soddisfarli. E in tal senso la Chiesa, con la sua visione profetica, sospinta dallo straordinario quanto attuale messaggio insito nel Vangelo, potrà essere di grande stimolo per tutti coloro che hanno la responsabilità di cambiare la rotta della nostra società per accompagnarla fuori dalle secche della crisi economica, sociale e valoriale.