Il 12 agosto si terrà “I maledetti di Iglesias”, debutto come autore e regista per l’artista iglesiente formatosi a Torino
di Giulia Loi

Come spesso sta accadendo nelle produzioni artistiche degli ultimi tempi, in un certo senso il periodo di chiusura per la pandemia ha contribuito anche alla realizzazione dello spettacolo “I maledetti di Iglesias”. “Tutto è iniziato durante il lungo periodo che ho dovuto passare a casa, a Iglesias, dal marzo 2020, quando ho iniziato a riflettere sulle origini della storia della mia città” spiega Pusceddu, rispondendo alla domanda su come sia nata l’idea di questo spettacolo. Oltre alla riflessione, due tristi lutti, quello del padre e della nonna, portano a dover metabolizzare il dolore e cercare di canalizzarlo in qualche modo. L’arte a quel punto è diventata un rifugio: “tutti i trascorsi della mia vita li ho sempre convogliati nella recitazione e nell’arte dell’immedesimazione”. Ha contribuito non solo il blocco forzato della pandemia ma anche il momento di non lavoro tra un impiego e l’altro, che di solito altri attori e colleghi impiegano con mansioni diverse dalla recitazione, tipo l’insegnamento.
Lo spettacolo è frutto di una ricerca e di un percorso, che saranno essi stessi raccontati all’interno dello spettacolo. Un percorso che è stato un susseguirsi di ricerche, incontri casuali di persone. Il libro “Schegge dal passato” di Francesco Cherchi è stato un punto di partenza per scrivere lo spettacolo, ma è stata poi la stessa passeggiata con lo scrittore a sbloccare qualcosa: “il libro ha permesso di unire pezzi di puzzle che erano tutti sul tavolo”. Questo spettacolo, perciò, è un insieme di vicende personali e storie di Iglesias, si parte dalla “maledizione di famiglia”, si passa per i racconti e le storie dei personaggi iglesienti. Un commosso omaggio alla nonna, a cui l’opera è ovviamente interamente dedicata. Ma in un certo senso è dedicata a tutti nonni che sono stati persi durante questa pandemia: è stata colpita la generazione più fragile, quella che detiene la saggezza, la storia e la memoria. Lo spettacolo è stato realizzato non perché racconti la storia dello stesso autore ma perché tutti possano riconoscersi. Sarà inoltre frutto di quella che è la concezione personale del suo autore, regista e attore “il teatro deve far commuovere, ridere, essere scomodo, bisognerebbe evitate di categorizzarlo in commedia, dramma, eccetera. Il teatro dovrebbe essere contrasto, non intrattenere ma trattenere”.
Lo spettacolo si inserisce all’interno della rassegna Iglesias Summer Wave ed è possibile prenotare un posto contattando la Pro Loco cittadina.